30 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 29 Novembre 2021 alle 06:51:54

Una suggestiva immagine del fiume Galeso
Una suggestiva immagine del fiume Galeso

Se Taranto aspira ad essere capitale italiana della Cultura dovrà onorare, bonifi­cando la zona attorno al Galeso che è il corso d’acqua più cele­brato nella poesia classica e mo­derna, più del virgiliano Tevere e del dantesco Arno.

E’ una vita che, personalmente, e con tanti intellettuali di Taran­to e non di Taranto, mi batto per restituire dignità e valore a quel breve corso d’acqua che, come scrisse il D’Aquino “parvo fluit haud inglorius alveo” (1, 1°, v. 3). Recentemente Legambiente ha protestato circa l’incuria ambientale in cui è ridotta la zona del Galeso; squallida e discari­ca di materiali pericolosi per la salute umana, territorio di cani randagi. Non entro nel merito della denuncia e della immedia­ta difesa comunale; quella zona so che è divisa tra Comune, Pro­vincia ed Acquedotto Pugliese e tuttavia sono decenni e decen­ni e decenni che ci si batte per risolvere una situazione così e così lontana dalla cultura che è onorabilità di tutte le istituzioni locali.

Quella zona potrebbe essere anche un verde polmone per i quartieri limitrofi. Qualche ten­tativo fu fatto ma la resa finale è un fallimento. Cari ammini­stratori comunali e provinciali, se Taranto tende a conquistare il titolo di capitale italiana della Cultura, al di là delle alleanze salentine, anche se la città fu magno-greca e terra di cultura pitagorica con Archita, al di là ripeto dell’unione salentina, la nostra Taranto ha grandi pos­sibilità di operosità culturale propria: il Museo nazionale archeologico che è anche inter­nazionale, il Cappellone di San Cataldo che, a detta di Vittorio Sgarbi, è la più bella opera ba­rocca del Meridione, il Castel­lo Aragonese restituito al culto della civiltà aragonese e del tu­rismo, la Concattedrale del ge­niale architetto Giò Ponti e non poche sue bellezze naturali.

Ma se avesse un parco naziona­le dedicato al Galeso sarebbe l’assoluta gemma di una civiltà restituita alla vita moderna ed attiva; una civiltà che compren­de la grande poesia del mondo classico; quel Galeso diventato un “mito” di pace e di bellez­za spirituale ed etica. Ma, cari amministratori del passato e del presente, quale altro fiume è stato immortalato da Virgilio, Orazio, Properzio, Marziale e poi da Tommaso D’Aquino, dal Pascoli, dal Gandilio, da Cesare Giulio Viola, da Angelo Lippo e da altri grandi e qualificati po­eti.

Se Taranto vanta di essere città magnogreca allora il Galeso, ri­cordiamocelo, rappresenta tutta la nostra umanità. Virgilio ce­lebra il Galeso e l’amore per la campagna; Orazio per l’amici­zia fino alla morte; Properzio per l’amore alla propria donna; D’Aquino per la fede nella pe­sca e per la bellezza della natura attorno, per Pascoli il Galeso è il simbolo della stessa poesia e della natura incontaminata, per Cesare Giulio Viola e per il no­stro Angelo Lippo il fiume è il segno della nostra nostalgia per la giovinezza del cuore e per la bellezza del mare: nella terra delle “delizie”. Ecco cos’è il Ga­leso: per chi non lo sappia una letteratura completa, una storia della poesia antica e moderna. E noi lo teniamo nell’incuria e nell’ignoranza, purtroppo! Sa­rebbe, a mio e non sol mio av­viso, una punta di diamante per la conquista di un titolo cittadi­no alla cultura. Ma la mia sarà ancora una voce inascoltata e amaramente conclusa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche