Cronaca News

Così il Nord succhia i soldi del Sud

Il libro di Roberto Napoletano smaschera la bugia sul Meridione assistito

Roberto Napoletano, direttore del Quotidiano del Sud
Roberto Napoletano, direttore del Quotidiano del Sud

È uscito “La grande balla” (La nave di Teseo), un saggio incal­zante di Roberto Napoletano, direttore del Quotidiano del Sud (ogni giorno in edicola abbinato a TarantoBuonasera al prezzo di 1 euro), sugli squilibri tra Nord e Mezzogiorno. Un libro che sma­schera la grande bugia secondo cui il Sud vive di assistenzialismo pubblico. Napoletano dimostra come sia vero il contrario: è il Nord a succhiare i soldi del Sud. Ecco un estratto dal suo lavoro.

di Roberto Napoletano

Un libro La “banda del buco” del grande partito del Nord – bandie­ra verde con sfumature azzurre e rosse – ha scavato indisturba­ta per anni, sotto traccia, nelle pieghe del bilancio pubblico ita­liano. Ha messo a punto la più efficiente macchina estrattiva di risorse sottratte, di anno in anno, ai cittadini del Sud, di ogni età e genere, per trasferirle pari pari a quelli del Nord. Trasfusioni di sangue vivo prelevato dalle vene di donne e uomini meridionali ancora in culla, medici e malati, maestre di asilo e docenti univer­sitari, autisti di pulmini scolastici e di trasporto pubblico, badanti, addetti ai centri di assistenza, an­ziani bisognosi di cure. Qualcosa che ha l’abnorme valore medio di 61,5 miliardi di euro l’anno, nel triennio 2014/2016, sì avete ca­pito bene, 61,5 miliardi, e che è stato immesso con la semplicità di una iniezione nella circolazio­ne sanguigna di bambini, medici, professori, autisti di treni e mez­zi pubblici, nonne e nonni, delle grandi e piccole città del Nord.

Per cui se nasci a Reggio Cala­bria o nell’entroterra vesuviano di Napoli le mense scolastiche le vedi solo con il binocolo, ma se hai la fortuna di venire al mondo in Brianza hai l’imbarazzo della scelta. Qui paga la collettività, paga la regione, pagano i comuni, ma tutti lo fanno con i soldi dei bambini del Sud o per lo meno con quelli che la costituzione del­la nazione italiana assegna loro per diritto di cittadinanza.

Questo clamoroso scippo di stato del Nord al Sud è illustrato regio­ne per regione, voce di spesa per voce di spesa, in un documento di diciotto pagine, Federalismo differenziato,8 tra testi, grafici e tabelle, messo a punto dal­la commissione della SVIMEZ (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno), presieduta da Adriano Giannola, sulla base dei dati della ragio­neria generale dello stato (RGS) e dei conti pubblici territoriali (CPT), voluti da Carlo Azeglio Ciampi ed elaborati dal meglio della statistica nazionale. Prima, però, è bene capire che tutto è avvenuto nel silenzio ge­nerale, ogni anno con qualche miliardino in più dal 2001 a oggi. Il giochetto delle tre carte dei co­sti standard, della spesa storica e dei fabbisogni fa sì che il ricco è sempre più ricco e il povero è sempre più povero. Mette a nudo un’abilità e una destrezza che si vuole appartengano al “mito” di Forcella, nel cuore di Napoli, ma che invece hanno evidentemente attecchito al di sotto delle Alpi, prima a Pontida poi a Varese, e consentono ai ricchi di continua­re ad arricchirsi con i soldi dei poveri attraverso il trucchetto della crescita della spesa storica. Accusando per di più le classi di rigenti della comunità dei poveri, a volte a ragione, di inefficienza sistemica, clientelismo, trasfor­mismo, e connivenze affaristico-malavitose-morbose su quelle briciole di soldi pubblici che la grande torta di stato del Nord la­scia cadere a mo’ di elemosina.

Il risultato di questo capolavoro è sotto gli occhi di tutti. Un paese diviso e distante dove convivo­no una quasi Germania sempre più piccola e una quasi Grecia sempre più larga e diffusa e dove ormai in modo naturale, accetta­to da tutti con rassegnazione, si comprimono i punti di forza e si esaltano le debolezze dell’Italia. Per cui, di fatto, il Nord si avvia a diventare più o meno consapevol­mente una piccola colonia franco-tedesca, se non addirittura cinese, e il Sud a essere assorbito da una deriva di instabilità e sofferenza comune ad aree sempre più vaste del Mediterraneo. Ognuno ovvia­mente per i fatti suoi. Non può essere questo il destino dell’Ita­lia. Nonostante le nostre reiterate colpe, come italiani non ci meri­tiamo una tale fine.

Regaloni di stato ai “finti poveri” della Padania, elemosine pubbli­che ai poveri veri della provin­cia meridionale. Soldi al Nord per professionisti e artigiani che non hanno versato contributi od onorato cartelle esattoriali, pochi spiccioli – più sbandiera­ti che reali – a chi prova a fare impresa di mercato al Sud in un territorio dominio assoluto della complicazione. È accaduto sotto il cielo di un paese disorientato a governo gialloverde, dove tutto è diventato “salvo intese”: decreto “sblocca-cantieri” o della “cre­scita”, settimane con bozze che girano a vuoto tra i palazzi della politica. Quasi che si decretasse con l’urgenza mediatica degli an­nunci e non dei problemi reali o dei fatti che servono per affron­tarli (tra l’altro robetta, tipo debiti di Roma e caso Alitalia).

Assistiamo alla farsa quotidiana, con un documento di economia e finanza (DEF) che sembra uscito da un fax dell’Ocse (Organiz­zazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) e che è, evidentemente, figlio di nessuno perché mette nero su bianco che i dodici miliardi giocati sulla ruota della fortuna del reddito di citta­dinanza e della famigerata quota 100 non hanno vinto la lotteria della crescita e ci si ritrova a fare i conti con la prima recessione autoindotta degli anni della gran­de crisi. Questa è la realtà.

Ebbene in questa farsa, c’è spa­zio per le strenne leghiste ai “finti poveri” della Lombardia che de­tiene il record delle domande di “saldo e stralcio” (tradotto: su­percondono) per le agevolazio­ni fiscali dove non si pagano né interessi di mora né sanzioni, ma addirittura solo tra il sedici e il trentacinque per cento del dovu­to. Per non parlare degli obbliga­zionisti delle banche venete che hanno staccato cedole del cinque per cento per nove anni passando indenni tra deflazione e tassi sot­to zero e ora avranno il rimborso fino al novantacinque per cento dell’investimento.

Per il Nord siamo ai nuovi assi­stenzialismi, al Sud che produce (non c’entra niente con il reddito di cittadinanza) tanti microbonus (alias elemosine) privi di circolari attuative, incertezza sul credito di imposta e zero strategia. Siamo senza parole.

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