11 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 11 Maggio 2021 alle 21:25:15

Cronaca News

Coronavirus, l’Umanità smarrita ma ritrovata

Come l’emergenza ci costringe a riscoprire le relazioni

Umanità smarrita ma ritrovata
Umanità smarrita ma ritrovata

In questo delirante smarri­mento identitario da Coronavirus a cui stiamo assistendo e viviamo da protago­nisti più o meno diretti, a seconda della storia individuale di ciascuno, c’è un dato concreto: l’umanità è messa a dura prova nel senso più nobile del termine. Si tratta di quell’umanità che abbiamo perso per strada nella nostra frenetica quotidianità fatta di relazioni più virtuali che reali. La diffusione repentina del virus ci sta ricor­dando di quanto bisogno di umanità ab­biamo; di quanto questa umanità serva al mondo, alle persone. È l’umanità intesa come valore morale del quale non possia­mo fare a meno se vogliamo continuare a sopravvivere e preservarci per realizzare un presente che migliori il nostro avveni­re. Tuttavia, è la stessa umanità che ab­biamo abbandonato da tempo nella rete dei commenti social e delle comunicazio­ni whatsapp di una società complessa e continuamente interconnessa.

Non siamo più spontaneamente uma­ni: abbiamo dimenticato di parlarci negli occhi, ci abbracciamo poco, non esprimiamo gesti d’affetto e garbo che non siano emoticon, emoji – anzi quan­ta aggressività verbale e non, gratuita – conversiamo con messaggini e vocali pre-confezionati, anaffettivi di dialogo e condivisione vera. Se all’inizio del con­tagio ci sembrava che un problema di salute nato in un contesto molto lonta­no dal nostro dovesse non appartenerci per le distanze geografiche e culturali che da esso ci separano, adesso invece ci rendiamo sempre più conto di quanto il Coronavirus stia mettendo in ginocchio tutti, indistintamente, a prescindere dal­le proprie radici e latitudini. E, visto che questa epidemia è diventata una questio­ne internazionale di emergenza epocale, di etica transculturale che coinvolge tutti i paesi, converrebbe affrontarla insieme con lo spirito della mutua solidarietà, principio che va a braccetto con quello di umanità, comunità, di essere (e non apparire) un essere umano.

Il Coronavirus ci sta costringendo a una vita priva di relazioni, ci impone nuovi ritmi: rallentare, mantenere le distanze, diffidare dell’altro, foss’anche la perso­na più amata, fermarci per ritrovare noi stessi. Per ovvie ragioni, l’isolamento ob­bligato durante una malattia porta al si­lenzio e alla riflessione, invita a meditare sulla cura e sul rimedio più efficace affin­ché la sofferenza finisca presto. Ci con­sente di cambiare abitudini, correggere quelle sbagliate, che abbiamo dato per scontato soprattutto nelle sale d’attesa di molti ambulatori. Soltanto ora che, per necessità forzata, dobbiamo sperimenta­re i divieti alle strette di mano, ai saluti ravvicinati, ai luoghi pubblici, agli even­ti sportivi – occasione di aggregazione, unione – e a tanto ancora, ci accorgia­mo di quanto sia importante recuperare il valore di un’umanità smarrita intesa come cooperazione, empatia e compren­sione tra simili. Ora che la nostra vita di relazione è in pericolo e siamo costretti a privarcene per un po’ la ricerchiamo come il pane in guerra pagandone il caro prezzo. Ci tocca riorganizzare fa­miglia, lavoro, mondanità, per chi ce le ha. Con il Coronavirus stiamo testando tutto questo, in primis il nostro capitale sociale. Paradossalmente, però, sarà il virtuale a permetterci di recuperare il re­ale vivo. Così, nell’attesa di tornare alla normalità, una lezione scolastica seguita allo schermo dalla scrivania di una ca­meretta potrà, per esempio, continuare comunque ad insegnare ai giovani a co­gliere le sfumature della bellezza umana e a dimostrare a noi tutti quante risorse abbiamo a disposizione quando le unia­mo, specie in un momento di difficoltà: riusciamo ad attraversare confini tem­porali, spaziali ed emotivi oltrepassando poteri di ogni sorta. Dopo questo pezzo di Storia “incoronata” saremo forse più a contatto con la natura e con ciò che ci viene naturale perché avremo dovuto reinventarci il nostro essere umani.

 

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