13 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Maggio 2021 alle 18:30:05

Cronaca News

A proposito di felicità e serenità, a partire dallo studio di Leopardi

Il Battaglini
Il Battaglini

Felicità è una parola che in 8 lettere cela innumerevoli interpretazio­ni.

Oggetto di ricerca sin dalle correnti filo­sofiche più antiche, la felicità rappresen­ta il fondamento dell’esistenza umana.

Diversamente, in assenza di felicità, l’uomo cadrebbe in uno stato di depres­sione che potrebbe generare, talvolta, un effetto a catena negli individui la cui felicità dipende da quella della persona colpita da questo “vortice incalzante” della depressione.

Ma quali sono le condizioni che consen­tono all’uomo di raggiungere la felicità? A parlarne è Leopardi nello Zibaldone di Pensieri, che afferma: “Bisogna proporre un fine alla propria esistenza per vivere felice”.

Per quanto etichettato come pessimista, l’autore ha invece una visione realistica dell’esistenza e, seppur sventurato a cau­sa delle sue condizioni fisiche e familia­ri, non perde il suo carattere titanistico e trova la felicità fissandosi degli obiettivi. Questo pensiero può rappresentare un punto d’incontro fra il passato e la realtà odierna che, per molti altri aspetti, risul­tano distanti anni luce. Il raggiungimen­to dell’obiettivo, però, non porta sempre al conseguimento della felicità. Per Le­opardi “tali fini vaglion poco in sé, ma molto vogliono i mezzi”.

È proprio questa espressione che con­ferisce un carattere universale al suo pensiero, che può così adattarsi ad una società 2.0 in cui le esigenze dell’uomo sono cambiate.

Ció che realmente ci rende felici è il per­corso che viviamo in funzione del rag­giungimento dell’obiettivo.

Infatti, quando abbiamo fra le mani l’og­getto del nostro desiderio, dopo non molto scatta un meccanismo psicologico che ci induce a stancarci di questo e a non farne tesoro.

“L’attesa del piacere è essa stessa il pia­cere” è un’espressione che sintetizza perfettamente questa concezione e che evidenzia la tensione bipolare fra la sta­ticità del fine in sé e il dinamismo degli sforzi compiuti per conquistarlo.

C’è chi trova felicità in un oggetto mate­riale, chi magari in persone.

Ma analizzando entrambe le possibilità, quale felicità può derivare da un corpo inanimato che è soggetto allo scorrere del tempo ed al passaggio delle mode? Quale felicità può derivare da un’altra individualità in un mondo precario in cui un legame può facilmente venir meno? Sono le emozioni scaturite dal processo di raggiungimento a generare in noi quel concetto astratto di appagamento duratu­ro e non effimero. È il lavoro, il sudore che abbiamo espulso per guadagnare i soldi che ci hanno permesso di comprar­ci un televisore di ultima generazione o un semplice paio di scarpe. Sono i sen­timenti che abbiamo provato durante la fase di approccio ad una persona. È que­sto il senso della vita. Il resto è abitudi­ne. Un mio caro amico un giorno mi dis­se che “essere felici è diverso da essere sereni”.

Infatti per definizione la serenità è la condizione del cielo quand’è sgombro di nubi. In senso figurato essa rappresenta l’assenza di turbamento, che subentra nel momento in cui raggiungo il mio obietti­vo. Ma è il turbamento stesso a dar forma ai nostri desideri. Se non fossimo scossi emotivamente, non cercheremmo dispe­ratamente e incessantemente la felicità, e ci accontenteremmo di lasciarci traspor­tare in un’esistenza inerte fatta di beni materiali. A volte basta davveropoco per essere felici. Un abbraccio, uno sguardo, un sorriso, una parola di conforto. È nel­le piccole cose che va cercata la felici­tà, perché a partire da queste si avviano quegli impulsi incontrollabili che sono in grado di farcela provare sulla nostra pelle. È forse la paura di essere travolti dalla passione a interporsi fra noi e il fine della nostra esistenza. Mi chiedo, allora, come sia possibile che, nell’era della tecnologia in cui tutto sembra poter es­ser controllato dall’uomo, questo si lasci portare fuori strada dai sentimenti.

Forse per il loro carattere imprevedibile, impetuoso ed incalzante. Ma non lascia­mo che questa paura ci porti a condurre una vita superficiale: cerchiamo la felici­tà e troviamola nelle piccole cose.

Ludovica Maiuri
Progetto alternanza scuola-lavoro Liceo scientifico Battaglini

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