10 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 10 Maggio 2021 alle 15:20:57

Cultura News

Taranto tra Università ed Istituto Musicale

L’Istituto Musicale “Giovanni Paisiello”
L’Istituto Musicale “Giovanni Paisiello”

Una premessa: una società moralmente e socialmente in de­cadenza (come la nostra, in questo momento storico, è bene dirlo!) potrà anche superare certe barriere del tempo e dello spazio con la tecnica dell’oggi, ma sarà sempre più povera di quell’altro più umanamente cosmo che è lo spirito culturale della vita e dell’essere.

Apprendo con vivo compiacimento da cittadino e, da sempre sostenitore della Cultura come centro, unico centro!, propul­sivo della stessa civiltà della patria e della terra dove si vive, apprendo, ripeto, che l’Amministrazione Comunale con il suo primo cittadino, ha deliberato di far nascere in Taranto nel sito che fu un tempo la Banca d’Italia in piazza Ebalia, l’autonoma Facoltà di Medicina. È una felice e speriamo fausta speranza; anche se questa facoltà è la più estrema e la più onerosa tra le facoltà universitarie e vuole progetti e criteri assai bene pro­grammati, solida esperienza accademica, forza economica notevole e l’utilissimo concerto di politica sociale e cittadina senza antichi e mai spenti guelfi e ghibellini, tra esponenti di forze politici attualmente non compatibili e, quello che conta soprattutto, Regione e Governo in alleanza di unitaria volontà partecipativa per la realizzazione in una città di duecentomila abitanti, di un centro universitario finalmente autonomo e non colonizzato.

Storicamente risale al 1947 il discorso nell’università da isti­tuire a Taranto. Scriveva Giacinto Peluso “Perché non con­cedere anche a Taranto, che sotto tutti gli aspetti viene dopo Napoli e Bari, una sede universitaria?”

Ma un progetto universitario che era quasi pronto naufragò proprio in sede di concertazione comunale, credo all’epoca del sindaco Curci, assertore di un centro universitario in Ta­ranto. Poco tempo dopo, al posto di Taranto, nacque l’Uni­versità a Lecce, quindi, una dopo l’altra, a Pescara, (allora ero proprio preside ivi) e a Teramo, Salerno, Catanzaro, Reggio Calabria e poi a Potenza.

Ma a Taranto come a Salamanca si discuteva ad averla, men­tre altrove si raggiungevano esiti felici per studenti e conse­guente alta cultura e non da meno per il beneficio didattico.

Poi, come ha rilevato il prof. Carmine Carlucci presso il Quinto Ennio si elaborò un referendum popolare (in gran parte redat­to da chi scrive questo intervento, allora preside del Liceo) per la istituenda università ionica e che raccolse oltre 80mila firme. Era l’anno 1984.

Voglio augurare e di cuore e di fede, ed augurare alla attuale Amministrazione comunale e al sindaco Melucci che Taranto possa avere un autonomo centro universitario a cominciare dalla facoltà di Medicina; finalmente!

La città ha fame di vera cultura, ossia di grande civiltà e i cittadini sarebbero nel tempo protagonisti avanti i loro figli ed orgogliosi di se stessi.

L’altro grande problema da risolvere (anche qui è una vita che abbiamo lottato) è quello di dare all’Istituto superiore di mu­sica “G. Paisiello”, che è tra i più longevi di Puglia, il meritato titolo di “Conservatorio di Stato” come centri più modesti di Puglia, da tempo sono riusciti ad ottenere per i loro Licei mu­sicali. Non è più tempo che rimanga alla Provincia; è una ne­cessità di carattere economico e, direi, anche di specifica au­tonomia culturale. Un Conservatorio è la vera Università della musica! E Taranto è da tempo ha sempre amato la musica ed ha nel suo seno Associazioni musicali di grande prestigio.

Ma sia chiaro, la “vera cultura” è quella che, uscendo dal suo vacuo provincialismo, non demonizzi l’avversario politico, ma ne raccolga nel dialogo le prospettive nuove ed essenziali; mai un pregiudizio politico, ripeto, annulli la superiorità della cultura che non ha colori politici o partitici, né aggettivi ma un solo emblema: il Gonfalone della città per il bene della città.

Gli uomini passano come il vento che passa ma le strutture culturali vere rimangono a testimonianza degli uomini migliori.

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