02 Dicembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 02 Dicembre 2020 alle 19:14:04

Cronaca News

Lettera al governo: «Adesso sono necessarie misure severissime»

Ecco le richieste di dieci consiglieri regionali pugliesi all’esecutivo nazionale

La sede del Consiglio regionale pugliese
La sede del Consiglio regionale pugliese

“C’è bisogno di mi­sure severissime, prima che sia troppo tardi. E per questo abbia­mo rivolto sei richieste al Governo nazionale per altrettante misure chiare e rigide. È noto, infatti, che il contenimento più rigoroso va ap­plicato nelle regioni relativamente poco colpite dal virus, ancor più che in quelle ove ormai il focolaio è in piena espansione”.

È questa la richiesta inoltrata al Governo nazionale dai consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi, Paolo Campo, Enzo Co­lonna, Mario Conca, Francesca Franzoso, Gianni Liviano, Pep­pino Longo, Donato Pentassu­glia e Domenico Santorsola.

“Le uniche misure la cui efficacia è provata nel diminuire sia l’entità del numero giornaliero di infetti che il picco massimo raggiun­to sono quelle di contenimento sociale, cioè tutte le misure che diminuiscono il numero di con­tatti giornalieri tra le persone. Ma queste misure perdono efficacia man mano che il tempo trascorre dall’accendersi di un nuovo foco­laio epidemico.

Guardando alla Puglia e alle re­gioni relativamente indenni, è vitale diluire nel tempo i contagi per meglio gestire i malati e per consentire dislocazioni tra regioni confinanti. È perciò necessario che le misure più rigorose siano prese nelle regioni come la Puglia dove l’epidemia è appena iniziata, ancor più che nelle regioni ove essa è già in stadio avanzato.

Se non saranno immediatamente presi i provvedimenti più rigidi in termini di contenimento e comu­nicazione del rischio nelle regioni ancora relativamente immuni, la scala del disastro sanitario che ne conseguirà sarà molto probabil­mente di un ordine di grandezza superiore a quanto a oggi si os­serva, soprattutto in quelle regioni con pochissimi posti disponibili in terapia intensiva”.

“Per questi motivi – proseguono i sei Consiglieri –, abbiamo rivolto al Governo nazionale l’adozione di un provvedimento che faccia con­seguire i seguenti risultati: 1. Iso­lare (dichiarare zona rossa, con la normativa connessa) i comuni ove si osservino casi; 2. Coordinare lo scambio di malati e medici, ove necessario, con le regioni confi­nanti; 3. Controllare tutti i passeg­geri in arrivo presso aeroporti, sta­zioni ferroviarie ecc., provenienti da zona rossa, con la possibilità di imporre loro la quarantena ob­bligatoria; 4. Controllare l’arrivo di auto da regioni in zona rossa attraverso i caselli autostradali e possibilità di imporre quarantena a questi passeggeri; 5. Derogare alle norme di finanza pubblica per effettuare le spese sanitarie neces­sarie e indifferibili; 6. Sostenere il mondo del lavoro e delle imprese attraverso la sospensione dei tribu­ti e del pagamento mutui”.

Il testo del documento

In assenza di un farmaco o un vaccino, le uniche misure la cui efficacia è provata nel diminuire sia l’entità del numero giornalie­ro di infetti che il picco massimo sono le misure di contenimento sociale, cioè tutte quelle misure che diminuiscono il numero di contatti giornalieri tra individui.

Tuttavia, come noto in letteratu­ra relativamente alla diffusione dei virus influenzali, l’efficacia di queste misure (telelavoro, chiusu­ra delle scuole, isolamento degli infetti, quarantena volontaria dei potenziali infetti) perdono rapi­damente efficacia man mano che il tempo trascorre dall’accendersi di un nuovo focolaio epidemico.

Per questo, le misure di conteni­mento più rigide andrebbero in realtà applicate in regioni relati­vamente poco colpite da Covid-19 ancor più che in quelle ove ormai il focolaio è in piena espansione.Si ricorda, inoltre, che è in questa fase vitale contenere l’epidemia soprattutto nelle regioni ancora relativamente indenni, per evita­re che dopo gli ultimi episodi di disseminazione del virus, si abbia una sincronizzazione delle curve di crescita esponenziali regio­nali degli infetti; una desincro­nizzazione, infatti, permette una miglior dislocazione dei malati e delle risorse umane e strutturali tra regioni confinanti, mitigando la saturazione dovuta all’afflusso simultaneo di moltissimi malati in tutte le regioni. Perché si pos­sa differenziare al massimo l’an­damento epidemico tra regioni diverse, è ancora una volta neces­sario che le misure più rigorose siano prese in quelle regioni ove l’epidemia è appena iniziata, an­cor più che nelle regioni ove essa è già in stadio avanzato. Se non saranno immediatamente presi i provvedimenti più rigidi in ter­mini di contenimento e comuni­cazione del rischio nelle regioni ancora relativamente immuni, la scala del disastro sanitario che ne conseguirà sarà molto probabil­mente di un ordine di grandezza superiore a quanto a oggi si os­serva, soprattutto in quelle regio­ni con pochissimi posti disponi­bili in terapia intensiva. Tutto ciò premesso, chiediamo al Governo nazionale provvedimenti diretti a: 1. Isolare (dichiarare zona ros­sa, con la normativa connessa) i comuni ove si osservino casi che fanno presumere la presenza di un focolaio di diffusione; 2. Coordi­nare lo scambio di malati e medi­ci, ove necessario, con le regioni confinanti; 3. Controllare tutti i passeggeri in arrivo presso ae­roporti, stazioni ferroviarie ecc., provenienti da zona rossa, con la possibilità di imporre loro la qua­rantena obbligatoria; 4. Control­lare l’arrivo di auto da regioni in zona rossa attraverso i caselli au­tostradali e possibilità di imporre quarantena a questi passeggeri; 5. Derogare alle norme di finan­za pubblica e di reclutamento del personale per effettuare le spese sanitarie necessarie e per poter prestare con maggiore efficacia le cure; 6. Sostenere il mondo del lavoro e delle imprese attraverso la sospensione dei tributi e del pa­gamento mutui.

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