26 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Ottobre 2021 alle 10:59:00

Cronaca News

«Chi è rientrato dal Nord deve chiudersi in casa»

L'intervista a Cosimo Nume, presidente dell’Ordine dei Medici

Cosimo Nume
Cosimo Nume

«La situazione è critica». Cosimo Nume, presi­dente dell’Ordine dei Medici, non nasconde le sue preoccu­pazioni rispetto all’emergenza Coronavirus, che ora potrebbe investire in modo piuttosto vio­lento anche il Sud Italia, finora meno esposto rispetto alle regio­ni del Nord.

Dottore, il rientro di miglia­ia di studenti e lavoratori dal Nord potrebbe aggravare l’e­mergenza?
Il rischio è che il grande esodo – sul piano umano comprensibi­le – che c’è stato dal Nord verso il Sud negli ultimi giorni possa allargare il cratere del contagio a tutto il Sud, dove peraltro le strutture sanitarie sono meno ricettive rispetto al Nord, no­nostante gli sforzi fatti e che si stanno compiendo.

Cosa fare a questo punto? Chi è rientrato dalle zone rosse come deve comportarsi?
Bisogna assolutamente adeguar­si alle norme che avrebbero do­vuto bloccare la mobilità e gli spostamenti. Innanzitutto chi è rientrato dal Nord deve imme­diatamente segnalare di essere rientrato al medico di famiglia o al servizio di prevenzione della Asl. Questo serve a garantire la tracciabilità dei propri sposta­menti e quindi la possibilità di intervento in caso di necessità. Tutte le informazioni al riguar­do possono essere reperite sul sito della stessa Asl e su quello dell’Ordine dei Medici.

Ci si deve limitare solo a se­gnalare di essere rientrati dal­le regioni che sono state “chiu­se”?
No, assolutamente. Il secondo passaggio è quello di chiudersi in casa. Ricordo che chi prove­iene dalla zona rossa e infrange le regole rischia fino a tre mesi di arresto.

Chi vive in casa con chi è rien­trato dal Nord deve sottoporsi a particolari prassi?
Il decreto non è molto chiaro. Resta in ogni caso la raccoman­dazione di limitare al massimo le uscite. Ma anche all’interno della stessa casa bisogna limi­tare i contatti, far arieggiare gli ambienti, osservare il massimo della pulizia e dell’igiene. Que­ste norme, ovviamente, valgono per tutti anche perché è possibile che questo virus circoli anche da noi da diverso tempo, seppure in modo subdolo.

In queste ore si leggono docu­menti, come quello degli ane­stesisti rianimatori, e intervi­ste a medici in cui si dice che ormai si è costretti a scegliere chi salvare perché non ci sono risorse per curare tutte le per­sone contagiate. Da medico, cosa ne pensa?
Di fronte a queste situazioni noi medici dobbiamo portare in tasca il nostro codice deontolo­gico. Io credo che certe dichia­razioni siano state male inter­pretate. Probabilmente volevano essere un grido d’allarme per sollecitare a fare l’impossibile per garantire risorse per fronteg­giare l’emergenza e invece sono sembrate come la manifestazio­ne della volontà di operare del­le scelte. Noi dobbiamo curare chiunque, dal neonato al cente­nario ed esigere tutto quello che serve per poter curare chiunque.

I tarantini, nel rapporto col proprio medico di famiglia, come stanno reagendo?
Devo dire che c’è grande senso di responsabilità. Io ho pazienti di tutte le età e di diversa estra­zione sociale e in tutti vedo at­tenzione e disponibilità ad assu­mere comportamenti adeguati, come non andare in ospedale a fare visita ai parenti o a rinvia­re visite mediche o esami clinici non urgenti. La gente comprende che in questa situazione bisogna dare precedenza ad altro e la­sciare risorse per questioni più gravi.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche