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Lettera dell’arcivescovo: «Sabato pomeriggio il Rosario in streaming»

Mons. Filippo Santoro
Mons. Filippo Santoro

Cari fratelli e sorelle, tutto quello che stiamo vivendo in questi giorni costi­tuisce una prova nuova e difficilissima. Non ci dobbiamo perdere d’animo e, so­prattutto, dobbiamo pregare. All’uniso­no, dalla nostra comunità, deve levarsi una supplica unanime, come quella degli apostoli in mezzo al mare in tempesta: «Signore, salvaci» (Mt. 8,24).

Preghiamo per le vittime del virus, per quanti sono stati contagiati e stanno lottando. Preghiamo per il Paese. Pre­ghiamo per tutta la società tarantina. Affidiamo a Dio le istituzioni e tutti gli operatori sanitari che si stanno spenden­do senza risparmiare energie per proteg­gerci da una calamità così inaspettata e inedita; la nostra preghiera per loro è il nostro “grazie” più bello, più vero. Pre­ghiamo perché la pandemia si esaurisca. Ciascuno deve fare la propria parte per­ché il virus non si estenda ulteriormen­te. È chiaro che il contenimento ed il superamento di questa grave emergenza passa attraverso la responsabilità di tutti e il comportamento corretto di ciascuno di noi: restiamo rigorosamente a casa. Perché non sia un momento passivamen­te subìto, cerchiamo di organizzare la nostra vita in famiglia, accompagnando i bambini e ragazzi mentre fanno i pro­pri compiti on line; prepariamo insieme i pasti; scegliamo di vedere insieme un bel film; ascoltiamo musica; teniamoci in contatto telefonico e social con i parenti e amici. Troviamo un tempo per la pre­ghiera, per scoprire ciò che più vale nel­la nostra vita. Scopriamo forme di una socialità nuova. Dobbiamo fare in modo che questa Quaresima-quarantena non sia contrassegnata dalla passività, non restiamo apatici davanti il televisore, ma attiviamo nuovi stili di vita, necessaria­mente sobri e solidali. Non viviamo un ulteriore isolamento nell’isolamento ma impariamo che la comunità e l’apparte­nenza sono legami spirituali fortissimi e veri che vanno corroborati con una vita interiore che non si può improvvisare. Vorrei sostenere tutti i sacerdoti e spro­narli a non perdersi d’animo in questa cattività che ci separa fisicamente dal popolo santo, il nostro amato popolo, quello che affolla le chiese in questo pe­riodo più che mai, che non ci dà tregua di giorno né di notte. Il popolo dei bam­bini e dei ragazzi che fin dalle prime ore di ogni pomeriggio riempie di gioia e di chiasso le nostre aule di catechismo e i nostri oratori. So bene quanto ci costa non essere fisicamente vicino ad esso, soprattutto nelle vicende tristi come la malattia e il lutto, ma dobbiamo essere d’esempio, quali custodi della vita, senza far mancare il pane della Parola di Dio: saremo ministri e sacramento del Cristo risorto presente ugualmente e ovunque a porte chiuse nel cenacolo, nelle famiglie.

Cari fratelli e sorelle, impariamo dal coronavirus quanto sia infestante e sub­dolo il male, di come non ci accorgiamo di esso in mezzo a distrazioni e super­ficialità e, apparentemente, piccole irre­sponsabilità. Fin quando non scoppia con la sua violenza e la sua nocività. Allora dobbiamo seminare il bene, lo dobbiamo far fiorire nelle nostre case, dobbiamo accoglierlo, compierlo e porgerlo anche se solo con un sorriso, con una parola di conforto, con un gesto di attenzione… con una benedizione. Sono persuaso che il Signore aprirà una strada nuova e in­sperata come sempre. Sì ne sono convin­to. Dobbiamo pregare.

Sabato 14 marzo alle ore 17 vi propon­go la preghiera del Santo Rosario in streaming dal Santuario della Madonna della Salute, che sarà ovviamente senza pubblico e a porte chiuse. Sarà trasmes­so sulla mia pagina Facebook e potrete condividerlo, per unirci con tutta la co­munità diocesana intorno all’icona di Maria Vergine, Salute degli infermi. Vi aspetto e vi sono vicino nella preghiera e nell’affetto,

Mons. Filippo Santoro
Arcivescovo di Taranto

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