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Aspettando la festa di San Giuseppe

La nostra rubrica sulla “tarantinità”

San Giuseppe
San Giuseppe

La settimana che va dal 15 al 21 marzo è incen­trata sulla festività di San Giu­seppe, sulla festa del papà e sull’arrivo della Primavera. Di tutto ciò parlerà il prof. Antonio Fornaro che cura questa rubri­ca. Questi i santi della settima­na: Patrizio, Salvatore da Orta, Giuseppe, Giovanni Nepomu­ceno. San Pa-trizio fu fatto schiavo in Irlanda ma fuggì, si fece monaco e fece il vescovo in Irlanda. Spiegò la Trinità ai pagani usando come simbolo il trifoglio che da allora è diventa­to emblema dell’isola.

San Salvatore rimase orfano e frequentò i francescani ma, poi­ché era analfabeta, non diventò sacerdo-te. Fece numerosi mi­racoli e fu assolto dal Tribunale dell’Inquisizione. San Giovanni Nepomuceno fu affogato nel fiume Moldava.

San Nicola di Flue era un agri­coltore benestante, padre di 10 figli, abbandonò tutto e si fece eremita cibandosi solo con l’Eucaristia. E’ il patrono della Svizzera.

Santa Lea rimase vedova, si ri­tirò in un convento e aprì il suo palazzo alle donne povere. E’ patrona delle vedove.

Questa settimana la Madonna viene festeggiata sotto i titoli di Nostra Signora della Misericor­dia, No-stra Signora della Libe­razione e Nostra Signora della Fontana.

Questi i detti della settimana: “Il chiacchierone resta sempre lo stesso”, “Il pesce che lucci­ca finisce in bocca al cane”, “Il primo anno sposato o malato o carcerato”.

Nella effemeride di questa set­timana Giuseppe Cravero ricor­da che il 16 marzo 1916 esplose presso l’Isola di San paolo il sommergibile tedesco U.C. 12, mentre posava le torpedini de­stinate a far entrare le nostre navi in entrata e in uscita. Oggi all’Isola di San Paolo una croce in cemento ricorda tale tragi-co evento che costò la vita ai 14 componenti dell’equipaggio che sono sepolti nel cimitero di San Bru-none di Taranto. In seguito il sommergibile fu recu­perato dai nostri tecnici ed en­trò in servizio sotto la bandiera italiana. Fornaro ricorda che il culto di San Giuseppe a Taranto è affidato alla omonima Con-fraternita fondata nel 1639.

San Giuseppe diventò sposo della Madonna perché il suo ba­stone fiorì miracolosamente.

Nel passato erano numerosi i falò che ardevano nelle strade della Città Antica. I ragazzi saltavano sui falò da una parte all’altra facendo a gara. Tra la legna che ardeva c’erano anche le vecchie barche. I ra-gazzi si procuravano la legna nei giorni precedenti la festa e giravano per le case chiedendo offerte per il falò. Si facevano le tavo­late per i poveri e una di queste era organizzata dall’Arcivesco­vo. Si faceva anche il pane per i poveri di San Giuseppe che è patrono degli artigiani, degli operai, degli emigranti e dei profughi. A sera le nostre nonne portavano a casa la cenere del falò e la spargevano nel cassetto tra le lenzuola o la lanciavano dal balcone in caso di maltem­po. Il 19 marzo nel passato i papà regalavano ai figli le raga­nelle di legno con le quali per strada facevano un grande fra­casso. Ancora oggi il 19 marzo a Taranto si mangia la lasagnet­ta al sugo con la seppia o con le cozze o con i ceci e unitamente alle seppie al forno, alle cozze fritte e alle immancabili zeppo­le inventate nel 1840 dal napo­letano Pasquale Pintauro.

Fornaro conclude dicendo che quella di quest’anno, in onore di San Giuseppe, sarà una festa poverella perché non ci saranno i falò, non ci sarà la processio­ne e non ci saranno nemmeno le zeppole perché i bar e i lavora­tori di pasticceria sono chiusi a causa del coronavirus.

Nessuno penserà nemmeno alla festa del papà e nemmeno all’arrivo della primavera il 21.

A causa di questa fastidiosa pandemia alcune nostre nonne forse si ricorderanno di invoca­re la protezione di San Giusep­pe con queste parole: “San Giu­seppe, sposo di Maria, salvami da ogni malattia”.

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