17 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Ottobre 2021 alle 12:46:00

Oronzo Forleo
Oronzo Forleo

Nessuno di noi adulti, anziani, quasi an­ziani, uomini e donne mature e giovani può ricordare una emergenza come quel­la che stiamo vivendo e che un virus ci sta imponendo.

Ma ancora più singolare e unica diventa la considerazione che anche i nostri bam­bini, dal neonato all’adolescente, debba­no subire le incertezze della pandemia senza il supporto di chi ha già esperienze precedenti per il semplice fatto che nes­suno ne ha.

Siamo di fronte ad una condizione che ci vede sfavoriti, perché nessuno di noi ha un bagaglio di vissuti precedenti e solo le guerre riproducono simili connotati e simili ,o peggiori restrizioni.

E allora nostro dovere ,verso i bambini ,sta diventando quello di spiegare e supe­rare ,non tanto la pandemia , cosa lonta­na dalle loro preoccupazioni, ma certa­mente il repentino e inaspettato cambio nel nostro modus vivendi che ci allonta­na da tante abitudini ”viziate” alle qua­li ci siamo acriticamente prostrati negli ultimi anni.

Improvvisamente le nostre case sono diventate dei nidi familiari, con una inaspettata centralità della famiglia, si proprio della famiglia ,questo attuale sconosciuto nucleo aggregativo sempre considerato essenziale nelle migliori so­cietà.

La famiglia che alla fine del secondo e ,pericolosamente nel terzo millennio, sta lasciando il passo a falsi progetti e ad inutili quanto effimere mete, viene chia­mata ad una restrizione di ciò che è fuori e viene imposto il vivere isolati dagli al­tri e dagli abituali stili di vita.

Ai nostri bambini dobbiamo spiegare perché non si può uscire, perchè le scuo­le dell’infanzia, le elementari le medie e i licei chiudono, chiudono tutte e dob­biamo con delicatezza spiegarne i motivi e la loro eccezionalità. Forse dovremmo ostentare una falsa sicurezza per aiutarli a superare le incertezze e a ciascuno se­condo l’età e il grado di comprensione?

Penso che una volta tanto dobbiamo istru­irli, con amore con tenerezza certamente, ma senza bugie, quelle che ostinatamente abbiamo detto sempre ai nostri figli quel­le bugie che hanno dato una valutazione falsa della vita e dei suoi contenuti.

Abbiamo sempre minimizzato e azzera­to le malattie, i lutti familiari li abbiamo sempre negati ai nostri figli quasi negan­do la possibilità anche ai bambini di ela­borare una perdita e di comprenderne i significati.

E banalmente non abbiamo mai detto che un paio di scarpe delle marche note ,spesso prende una grossa parte dello sti­pendio di poveri genitori che non posso­no più reggere il confronto con modelli troppo ingombranti che i media ci pro­pongono con forza.

E per reggere il confronto facciamo cose sbagliate: incrementando a dismisura le nostre potenzialità lavorative fino a ritmi insostenibili di 14-16 ore al giorno.

Il virus ci sta ordinando lo stop, il nostro lavoro sta diventando meno importante e importanti si stanno scoprendo i servizi essenziali quelli dell’esistere e del dive­nire quelli dell’aiuto e della reale vici­nanza.

Diamo dunque ora il meglio di noi per aiutare i nostri bambini: diamo dei com­piti precisi nelle faccende domestiche , ciascuno con le proprie possibilità che scopriremo essere superiori a quelle che pensavamo.

I nostri piccoli gladiatori cominceranno dall’igiene personale, dalle mani sempre pulite, dall’evitare di toccarsi la bocca il naso, dal proteggere gli altri e se stes­si dalla tosse e dalla starnutazione , non mangiare le unghia .

Ma soprattutto favoriamo l’autonomia dei nostri figli e ogni età anche le più te­nere richiedono autonomie e dico sem­pre che…” i migliori genitori sono quelli che sanno essere “sufficientemente buoni e non più totalmente buoni” pe favorire le autonomie .Coinvolgiamoli in attività domestiche e non annoiamoci nel trop­po tempo che abbiamo, ma facciamo una scaletta ordinata della nostra giorna­ta ,per dare una visibile normalità e un programma rassicurante: questo produr­rà continuità, rassicurazione e gioco di squadra.

In questo nuovo contesto familiare che il coronavirus ci sta imponendo scopriamo con forza quanto il nostro contatto fisico , quanto la nostra vicinanza e la sempli­cità siano superiori a qualunque mezzo audiovisivo che ha prodotto lontananza nella famiglia giustificando vite paralle­le che diventano sempre più distanti.

Togliamo allora con forza la leadership alla tv e agli smarthfon, invisibili vi­rus da slow-infection come diciamo noi medici, cioè come un tarlo subdolo che lavora piano ma inesorabilmente nelle nostre menti.

Non ho mai visto tanti disturbi della relazione e patologie dell’attaccamento di lattanti e bambini di prima infanzia quanti ne sono presenti nell’ultimo ven­tennio.

L’autismo e tutti i disturbi di questo grande minestrone, che includiamo in uno “spettro”, forse potranno diminuire se ci riapproprieremo della famiglie e dei nostri bambini e del vivere normale.

Forse il corona virus, maledetto atten­tatore della nostra salute e della nostre certezze, senza volerlo ci sta portando a riflettere su noi stessi.

Oggi ci distanziamo di almeno 1 metro l’uno dall’altro per non essere untori ,ma almeno ci riscopriamo vicini condivi­dendo parte delle stesse paure e delle stesse incertezze.

E cominciamo a sorridere di quante cer­tezze ci davano le 3 partite di calcio al giorno che ci stanno abituando a vedere e a quanti strabilianti programmi tv del gossip e del nulla che hanno sdoganato solo turpiloqui e maleducazione dilagan­te, anch’essa diventata di moda.

Ritorniamo a noi vedendo i nostri bam­bini come il vero segnale della nostra eternità e la reale ricchezza per il futuro. Riscopriamo anche l’altro come un com­pagno di strada che può accompagnarci nello stesso percorso e non solo come il nemico da abbattere ad ogni costo, anche senza motivo.

Un grazie a tutti medici, infermieri e personale di tutti gli ospedali, di tutta l’I­talia i soli protagonisti in prima linea da sempre, persone che lavorano in ospeda­li che non hanno più l’appeal degli anni passati ,persone che devono combattere coi tanti bisogni attuali e con una società tanto cambiata da non riconoscere il va­lore di chi ti aiuta sempre.

Un grazie a tutti i medici infermieri i e personale tutto del nostro ospedale SS Annunziata e Moscati che insieme a quelli periferici stanno sostenendo l’as­salto del perfido coronavirus, a schiena dritta e senza tentennamenti perché ci siamo e ci saremo. E lo stesso pensiero alle famiglie dei medici ospedalieri per­ché anche loro con silenzioso coraggio, quotidianamente accolgono i loro cari.

Quando tutto questo passerà ci misure­remo tutti con una nuova scala di valu­tazione della vita e solo allora sapremo se la nostra forza, il nostro coraggio, il nostro attuale patriottismo e l’amore per la famiglia saranno duraturi o effimeri e cangianti come i virus che, dopo le scon­fitte ,si preparano ad aggredire mutando le loro armi.

Oronzo Forleo
Direttore Neonatologia e Utin Taranto

1 Commento
  1. Claudio 2 anni ago
    Reply

    Discorso Saggio e pieno di verità dimenticate da tutti.

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