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I giorni sospesi del Taranto che aspetta il futuro

Una stagione diventata drammatica per i rossoblù

I tifosi del Taranto
I tifosi del Taranto

Era soltanto una stagione difficile. Di certo non la prima, nella storia del nostro calcio. Un campionato triste, la disaffezione dopo i risultati ne­gativi. N essuno avrebbe potuto prevedere quello che è accaduto. Lo sport che si ferma; in Italia, in Europa, nel mondo. E il Ta­ranto, con la sua storia, che si trova bloccato; un piccolo – pic­colissimo – pezzo di una Storia enormemente più grande.

Sono giorni sospesi (anche) per il Taranto, per i suoi tifosi, per la squadra, per la società. Elementi entrati in contrasto tra loro, po­che settimane fa, che pure sem­brano anni. Non c’è più il calcio, e chissà quando ritornerà. Come ritornerà.

Sullo sfondo, mentre l’intero pianeta è impegnato nella lot­ta ad un virus che desta ancora tantissime domande, ci sono le mille vicende che ciascuno di noi vive.

Anche quella che parla di un pallone che tornerà a rotolare nello stadio che porta il nome di Erasmo Iacovone.

Chissà come si evolverà la pole­mica tra il presidente Massimo Giove la aps Taras 706 a.C., che non si sono risparmiati freccia­te più o meno velenose. “Questo trust è nato per essere una risor­sa del club e si trova momenta­neamente confinato in un ruolo di resistenza, ma continuerà a rappresentare i tifosi e ad esse­re la parte buona del calcio, con ancora più forza (…) Il calcio non è più quello di inizio millennio: i tifosi hanno più consapevo­lezze, hanno preso nuovi spazi, conoscono il funzionamento dei club, le zone d’ombra di un cal­cio che non riesce a rinnovarsi e da quali personaggi stare alla larga. Taranto deve rigettare con forza tutti gli attori, nessuno escluso, che hanno partecipato a una storia sportiva deprimen­te, ingloriosa, anche in serie su­periori. Non può dargli spazio, perché non lo meritano. E vor­remmo lanciare una sfida: se il presidente intende proseguire e dare davvero basi solide al club, allora si proceda alla ricapitaliz­zazione. Il trust è pronto a fare la sua parte, a mettere ancora una volta soldi nel Taranto, per il bene del Taranto. Senza tifosi non si va da nessuna parte” una parte dell’ultimo comunicato del supporters’ trust. Un conflit­to deflagrato alla fine del mese di febbraio – eppure sembra tutto così superato.

“Il presidente del Taranto Fc 1927 Massimo Giove ha dichiarato quanto segue: ‘La Fondazione (chiamando l’asso­ciazione con il vecchio nome) lascia il tempo che trova. È la parte negativa di questo Taran­to. La Fondazione non ha mai messo un centesimo nel calcio, non ha mai dato un contributo, non ha mai fatto un abbonamen­to, non ha mai fatto qualcosa di costruttivo. Parlare ora della Fondazione è come parlare della parte negativa di questo club’” si leggeva in una nota della stessa Taras per la quale le parole di Giove sono “facilmente smenti­bili dalla storia e dai documenti degli ultimi anni”. “Quella che definisce ‘parte negativa’ ha iscritto il club nel 2012, ridando vita al calcio a Taranto e ha prov­veduto, oltre a versare denaro al primo istante e a finanziare il settore giovanile, a ricapitalizzare, a ‘mettere i centesimi’, quindi: circostanza da rimarca­re con maggior forza, alla luce dell’abbattimento del capitale sociale per perdite (bilancio al 30 giugno 2018). Quei soldi, in sostanza, sono serviti proprio di recente. Il pulmino del setto­re giovanile, donato al Taranto nel 2017, è in quota futuro au­mento di capitale e la ricapitalizzazione l’attendiamo da anni. Oltre questo, le prestazioni for­nite a beneficio del Taranto Fc 1927, come in occasione della campagna abbonamenti 2016- 2017, sono state totalmente gra­tuite e hanno consentito al club di risparmiare. Basti pensare al Sindaco Unico uscente, il dott. Vicenti, espressione del socio ex Fondazione, che ha prestato gra­tuitamente servizio per ben sette anni. E tante altre occasioni in cui l’apporto dell’associazione è risultato cruciale: organizzan­do il settore giovanile per tan­ti anni, adoperandosi al fianco della società in estati bollenti, prestando volontari in svariate occasioni, per lavori allo stadio. Fatti, azioni, gesti che restano e non saranno mai offuscati dalla campagna denigratoria, ormai in atto da anni”.

La diatriba continua, mentre il mondo è purtroppo cambiato. L’augurio che ci possiamo fare, qui e ora, è che torneremo a par­lare di pallone.

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