13 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Maggio 2021 alle 18:30:05

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Mimmo Cavallo: a volte meglio il silenzio del flash mob

Come ci cambia il Coronavirus: una riflessione del popolare cantautore per il nostro giornale

Mimmo Cavallo
Mimmo Cavallo

Colgo l’occasione di questo spazio messomi gentilmente a disposizione da Tarantobuona­sera, per fare una breve consi­derazione sul momento difficile che stiamo attraversando. Mi riferisco, naturalmente, al Coro­navirus.

In un primo momento mi era venuto in mente di rivolgermi direttamente a… “lui”, al re­sponsabile di questa tragica ca­lamità, con tono ironico, rical­cando il testo di una canzone di Lucio Dalla, tipo: “Caro virus ti scrivo/così mi distraggo un po’/e siccome sei molto impegnato/più forte ti scriverò…”. Ma ho abbandonato l’idea, meglio es­sere più diretto, senza ricorrere a un “testo sacro” della canzone d’autore.

Dunque, oggi mi trovo a vivere a Milano, lontano dalla mia ter­ra, dai miei luoghi di apparte­nenza. Una prima cosa, per chi non avesse percepito quanto sta accadendo in Lombardia: vi as­sicuro che la catastrofe di questo virus si è abbattuta su qualcosa che va oltre il fisico. Ha disa­strosamente minato le certez­ze che ognuno di noi aveva sui grandi sistemi. Qui intorno non si sente più dire: «Finirà tra una settimana», «Farà il suo corso, poi tutti il mare», «Non sarò più contagiato». Questo virus, purtroppo, non sarà un fuoco che morirà quando non avrà più altro da bruciare. Anche allora, quando questa sciagura sarà del tutto debellata, avrà lasciato un segno, avrà ustionato una nostra profonda sicurezza: la convin­zione di essere eterni, di poter dominare qualsiasi cosa.

Stando qui, vi confesso, mi sento come una candela accesa da tut­ti e due gli estremi, Nord e Sud. A Milano e dintorni, ci si domanda del perché il virus insista più in Settentrione che non in Meridio­ne, per esempio. La butto lì: c’è un legame, una interconnessione con l’inquinamento? Oppure, vuoi vedere che sono i virus di questi dannati computer ad ave­re mutato configurazione, look, parvenza? Provo a cavarmela con una battuta, non so quanto convincente, ma che serve per stemperare un ragionamento che richiederebbe maggiore ap­profondimento.

L’incertezza, purtroppo, regna sovrana e gli scenari futuri non promettono niente di buono, anzi sono alquanto inquietanti. Possibile che una cosa che non si vede, infinitesimale, ci possa davvero estinguere? Poi uno ci riflette, trae le sue conclusioni, più o meno originali, per qual­cuno anche più o meno avventa­te, ma pensiamoci bene: in fondo non è stata, forse, una cosa che non si vede ad averci creato?

Breve digressione sui flash-mob, che non condivido del tutto. Ma è una mia idea. C’è chi ha vo­glia di scongiurare il pericolo cantando, urlando a squarcia­gola, d’accordo, credo invece che a volte il silenzio sarebbe una forma migliore di rispetto verso chi, in silenzio, ci lascia, per giunta senza un fiore, una parola di conforto, senza uno sguardo d’amore e di tenerez­za. E mi riferisco alle immagini televisive, alle decine di feretri in fila, quasi anonimi fra loro, come se queste vittime del virus non avessero un nome, ma fosse­ro il risultato di una disattenzio­ne generale. Magari mi sbaglio, anzi, voglio sbagliarmi.

Qualcuno sorride, e fa bene, per­ché in un momento estremamen­te serio abbiamo anche bisogno di vedere le cose con un pizzico di sana ironia. Anche nel mara­sma più colossale mi è difficile rimanere austero. Il fatto è che da sempre siamo preda di robe invisibili: streghe, dei, magie, diavoli…e mo pure i virus! Spe­riamo in un dio virologo, allora. Ora scusatemi vado a lavarmi le mani. Detto fuori dalla cifra ironica, ho un’altra sensazione, stavolta più forte: ce la faremo!

Mimmo Cavallo

 

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