13 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Maggio 2021 alle 17:00:38

Cronaca News

«Professioni dimenticate». Gli ingegneri scrivono al premier Conte

Richiesta del presidente Patronelli: Rimuovere questa grave omissione

Giovanni Patronelli
Giovanni Patronelli

«Professioni dimenticate».  Il presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Taranto, Giovanni Patronelli, ha inviato una lette­ra al premier Giuseppe Conte. A nome degli ingegneri ionici, si rivolge al Capo del Gover­no esortandolo ad un “ravve­dimento operoso”. «Il decreto Cura Italia non può dimentica­re i professionisti, anche a fron­te di un contributo una tantum e decisamente insufficiente». Si seguito il testo integrale della lettera.

Caro Presidente,

mentre scrivo auspico quel ravve­dimento operoso che da più parti si va chiedendo e che tutti pensia­mo possa e debba arrivare… ieri mattina milioni di liberi professio­nisti hanno letto l’art. 27 comma 1 del decreto legge n. 18 del 17 Mar­zo 2020. Hanno appreso con gran­de sconcerto di essere stati esclusi da quel (seppur minimo) ausilio economico dei 600 euro una tan­tum, misura d’aiuto (?) prevista le partite Iva. Sebbene questa misura dimentichi tante categorie profes­sionali, parlo a nome di tantissimi colleghi essendo anche presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Taranto.

Sconcerto non rende l’idea, presi­dente Conte. Ma è la prima sen­sazione che si prova leggendo il decreto. Rabbia, forse, è la parola giusta. Rabbia verso una classe politica che non riconosce lo sfor­zo quotidiano di una categoria molto attiva (quella dei profes­sionisti, in questo caso di noi In­gegneri) e sempre in prima linea per lo sviluppo e l’innovazione del nostro Paese.

Dunque sconcerto, rabbia, delu­sione e sconforto vista l’esclusio­ne dalla platea degli aventi diritto agli incentivi e alle tutele inserite nel Decreto Marzo. Per caso, risul­ta al Governo che i professionisti non stiano subendo, nel corso di queste settimane, un grave danno?

Abbiamo dovuto annullare tanti appuntamenti, e sembra assurdo doverlo rilevare, con i nostri clien­ti. Abbiamo dovuto sottoscrivere non poche sospensioni dei lavori all’interno dei cantieri da noi di­retti. Tante imprese, infatti, causa la difficoltà di approvvigionamen­to materiale e DPI, l’hanno richie­sto. Sono stati annullati tutti i cor­si di formazione che ci avrebbero visto come relatori. Ed è in corso, ovviamente, il rallentamento (con conseguente forte diminuzione…) delle procedure di gara bandite per gli incarichi professionali. Certo, esiste il lavoro agile. Ma la sua casistica è limitata, se non limitatissima: coinvolge poche at­tività professionali, senza contare i ritardi che l’Italia paga su questo fronte innovativo. Lavorare è dif­ficile se non impossibile per tan­tissimi di noi! Gli uffici pubblici non sono accessibili: anche redi­gere una banale pratica di ristrut­turazione… sarà la vera impresa!

E non dimentichiamo certo i rischi del periodo: cantieri negli ospeda­li, nelle altre strutture sanitarie, le attività urgenti di supervisione e controllo di taluni impianti…!

Sin qui il presente surreale e di­menticato. C’è poi il futuro, l’in­cognita: quando tutto questo sarà alle nostre spalle, speriamo presto, eventuali nuovi incarichi mature­ranno compensi nel lungo perio­do. E intanto? Le spese corrono. Chi pagherà l’affitto per noi? E il canone dell’auto… delle attrezza­ture… i software… le imposte… i contributi? Saranno ritardati, sì. Ma ci saranno! E dovremo prima o poi pagare le vecchie e nuove imposte… molte delle quali indi­pendenti dal fatturato e dal reddi­to. Inoltre, dovremo versare come tutti le tasse che inevitabilmente si aggiungeranno… per coprire le spese statali di oggi. Ma non ab­biamo diritto a nessuna forma di ausilio. Neanche l’obolo di Euro 600, una tantum. Presidente Con­te, forse il suo Governo è ancora in tempo per non sbattere definitiva­mente la porta in faccia a milioni di professionisti e quindi alle loro famiglie. Le chiediamo dunque di introdurre un congruo ausilio per i professionisti iscritti alle Casse professionali. Rimuova questa gra­ve omissione.

Giovanni Patronelli
Presidente Ordine Ingegneri

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