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Quando i Riti furono cancellati

La nostra rubrica sulla “tarantinità”

I riti della Settimana Santa a Taranto
I riti della Settimana Santa a Taranto

Dall’arrivo del­la primavera al ricordo delle funzioni della Settimana Santa “cancellata” e al dolce profu­mo dei taralli di una volta, sono questi gli argomenti di cui ci per la per la settimana che va dal 21 al 27 marzo il prof. An­tonio Fornaro, curator di questa rubrica, che preannuncia che le due puntate che ci separano dalla Pasqua saranno “speciali” perchè si parlerà dei riti della Settimana Santa a Taranto con riferimento al coronavirus e non solo.

Questi i santi della settimana: San Nicola di Flue, Santa Lea, San Giuseppe Oriol Vouna, Be­ato Diego Giuseppe da Cadice, Annunciazione del Signore, Sant’Emanuele e Sant’Augusta.

Questi i titoli mariani della settimana: Nostar Signora dei Sette Veli, Della Vittoria, Del­la Cintura, Delle Grazie e Del Suffragio.

Per quanto attene i santi For­naro pone l’accento sulla festa dell’Annunciazione ricordan­do che praticamente da questo evento in poi la Madonna è in gestazione di Gesù Bambino. Sempre con riferimento all’An­nunciazione del Signore si ri­corda che nell’antichità si crede­va che la creazione del mondo fosse avvenuta nell’equinozio di primavera e quella dell’uo­mo nel sesto giorno e cioè il 25 marzo.

Taranto è particolarmente lega­ta al culto dell’Annunziata per­chè una delle torri del Castel­lo Aragonese è intitolata alla stessa e l’Ospedale princiaìpale tarantino porta il nome di SS. Annunziata.

Questi i detti della settimana: “Dell’Annunziata ogni verme mette fuori la testa (perchè la primavera è ormai arrivata)”, “Dal mattino si vede il buon­giorno”, “Tempo rosso di matti­na o pioggia o ventolino”, “Cie­lo a pecorella acqua a catinelle”, “Luna cerchiata, tempo nero e forte acquata”.

Fornaro, aprendo il suo com­mento ricorda che San Bene­detto, fondatore dei benedettini e patrono di Italia viene festeg­giato l’11 luglio dal 1970 per ri­cordare che l’11 luglio del 660 le sue spoglie furono portate in Francia. Precedentemente San Benedetto veniva festeggiato il 21 marzo perchè morì il 21 mar­zo di un anno che è incerto fra il 547 e il 569.

Giuseppe Cravero nella sua ef­femeride ricorda che il 22 mar­zo 1913 cadde la Pasqua più bassa del secolo scorso.

Taranto aveva 80 mila abitanti e il sepolcro più bello della Città Antica fu realizzato nel Santua­rio della Madonna della Salute, invece il Carmine non fece il sepolcro perchè erano in corso i lavori di restauro della Chiesa.

Fornaro ricorda che a Taranto fino al 1951 si svolgeva la pro­cessione de le “Vastase” cura­te dalla Confraternita della Ss. Croce. Non c’era la banda ma si portava in processione sol­tanto il Ss. Sacramento. Questa processione si svolgeva quando l’ultimo venerdì di marzo non coincideva con il Venerdì Santo. Il Mercoledì Santo in Cattedra­le si svolgeva la cerimonia chia­mata “tramote” e fino al 1995 si svolgeva la cerimonia della Sa­cra Spina. L’ultima parte dell’in­tervento di Fornaro riguarda i dolci pasquali della tradizione che erano i taralli dolci e quelli con il pepe e le caratteristiche “scarcelle” che avevano varie forme. Da ricordare anche le pecorelle di pasta reale.

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