15 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 15 Maggio 2021 alle 14:20:20

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Mariella Nava: «Rinasceremo col sole di primavera»

Emergenza sanitaria: la cantautrice tarantina racconta al nostro giornale le sue giornate in casa

Mariella Nava
Mariella Nava

Resto a casa

Sì, resto a casa anche io.

Partecipo a questa nuova, quanto imprevedibile, impensabile bat­taglia che dobbiamo combattere tutti contro un nemico invisibile che corre più del previsto.

Siamo suoi ostaggi, chiusi, fermi, inermi in una bolla sospesa di si­lenzio.

Siamo assordati dai pensieri.

Come andrà a finire? E soprat­tutto quando?

Tutti, scienziati compresi, restia­mo senza risposte, pur nel loro darsi da fare, in una lotta contro il tempo per trovare antidoti e cure e strategie per tenergli testa, mentre i più deboli, insieme ai più anziani, che sono la nostra memoria, scendono dalla vita da soli, senza un conforto vicino, nel più crudele degli addii, nel soffocare annegando, senza più respiro, accanto a chi aspetta di farcela con una macchina che spinge aria in polmoni aggrediti.

Il gran lavoro dei medici, le au­toambulanze che corrono, i cen­tralini della Protezione Civile che saltano, gli infermieri che tengono duro fino a cadere dalla stanchezza sulle sedie, o sulle ta­stiere, sfiniti, come raffigura una foto che ha fatto il giro del web e delle televisioni, è solo uno spac­cato di quello che questo nemico invisibile lascia dietro di sé senza tregua in lungo e in largo.

Eravamo tutti lì a seguire come mai da un “paziente 1” potesse scoppiare la pandemia e ci siamo ritrovati numeri.

Numeri che crescono. Giorno dopo giorno.

Numeri di infettati, numeri di po­sitivi, numeri di messi in quaran­tena, numeri di guariti, numeri di messi in terapia intensiva, e di decessi.

Decessi senza funzioni religiose, senza estreme unzioni a volte, cremati per evitare il dilagare dell’epidemia, vista l’alta conta­giosità del virus.

E noi? Noi sotto decreto di fer­mo… Noi a riempire i vuoti con l’ansia e con i numeri che cresco­no, con l’# dello stare a casa.

Scuole chiuse, chiusi i luoghi di aggregazione, chiusi i negozi, chiusi i centri culturali e chiusi i centri commerciali, chiuse le di­scoteche, i cinema, i teatri, i pub, i ristoranti, … chiuso tutto…!

Stop!!! Molti sono quelli che in questi giorni mi chiedono:”ma tu, Ma­riella, come fai? Cosa pensi? Come trascorri il tuo tempo? Fai qualche diretta streaming?”

Io sono qui … stordita… in ascol­to come voi…

Arrivano telefonate di amici ar­tisti… Tutto bloccato, tutto con­gestionato, annullato anche per noi, promozione, progetti, viaggi, concerti, dischi, sale di registra­zione… tutto fermo. Rigorosa­mente “spento!”

Qualche telefonata , qualche vi­deo intervista, qualche scritto come questo… Invito a stare a casa…. in pace. Ad aspettare che questa guerra, sì perché di una guerra si tratta, finisca.

Noi trascorriamo il tempo ricor­dandoci che esistiamo… che do­vrà passare… abbiamo bisogno e urgenza di uscire, di relazionarci, di sentire la voce di qualcuno, di abbracciarci… sfido chiunque a dirmi quanto non sente adesso il bisogno e l’urgenza di un ab­braccio?

Quanti gesti ci siamo persi nel passato?

Ecco, adesso lo sappiamo, ne ab­biamo l’esatta cognizione e misu­ra. Noi siamo umani e abbiamo bisogno di “darci la mano”, “ di stare più vicino di un metro, di parlarci senza temere le “goccio­line“ e di “sentirci”. Aspetto an­che io, facendo di tutto, in questo tempo di attesa.

Penso, suono, osservo, annoto, leggo, guardo film, cucino, mi sono dedicata ai lavori di casa che non avevo mai il tempo di svolgere, ho dei cani (tre per la precisione) che non sono così abituati ad avermi tra le zampe tutto il tempo e mi guardano in­terrogativi come a dire “Non si esce?”. Ma soprattutto il piano­forte mi chiama e allora scrivo … creo … per attendere, auspicare e accogliere anche io, quell’ istan­te in cui a radio e TV unificate, ci annunceranno che l’emergenza è finita!

Altro che balconi e applausi al­lora…!

E non oso pensare che festa ci sarà nelle piazze di tutta la Ter­ra…

Quanto correremo nel vento a gridare che ce l’abbiamo fatta e che siamo di nuovo liberi e che è tutto merito nostro.

Dovremo però rimboccarci le maniche e ripartire insieme, per­ché il dopo, non sarà semplice per niente…

Sono sicura che, fuori dai porto­ni, sgraneremo gli occhi perché tutto sarà cambiato, non trove­remo la realtà che ci ha lasciati prima del rinchiuderci per sal­varci.

Quella che ricostruiremo e che dovremo far ripartire avrà altre regole perche saremo tutti più poveri…ma forse anche più ric­chi dentro perché anche “noi” saremo cambiati.

Cambiati per sempre profonda­mente!

Noi sapremo meglio che valore ha la vita e a tutte le età.

Noi sapremo che valore ha spe­gnere i terminali informatici quando avremo finito di lavo­rare e ritrovare il brivido delle carezze, noi sapremo com’è bello trovarsi uno accanto all’altro e conoscerci davvero e guardarci negli occhi e, finalmente, ci chie­deremo “come stai?” ascoltando la risposta…avremo conosciuto chi ci abita di fronte, avremo vo­glia ancora di parlare dal balco­ne… e soprattutto ameremo di più la nostra Italia sentendoci più or­gogliosi del nostro essere caloro­si e unici.Sto sognando? Forse e tuttavia di questi giorni è lecito!

E stanotte, intanto, quando le stelle invaderanno quel cielo più limpido, chiudiamo gli occhi sul nuovo sonno agitato, e faccia­molo in modo più lieve, perché, mentre noi ci chiediamo cosa sta accadendo, intanto la natura continua il suo corso, più libera di prima e sta sbocciando un fio­re alla nuova alba nel suo primo giorno di Primavera.

La Primavera di questo ribelle 2020.

Buon nuovo tempo amici miei! Una nuova canzone mi accompa­gna in mezzo a questo sbocciare prepotente….

Sorrido ai vostri flashmob per­ché sono incontri e appuntamen­ti in un tempo che non li vuole … Rinasceremo con questo bel sole di equinozio… Siamo forti. Vi vo­glio bene.

 

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