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Massimo Cimaglia, l’alfiere della città di Taranto

Massimo Cimaglia
Massimo Cimaglia

“Benvenuti a teatro dove tutto è finto ma niente è falso”, ha affer­mato il grande Gigi Proietti.

Ed il teatro, questo posto della ma­gia e delle emozioni, è il luogo di vita e di lavoro da un trentennio del nostro protagonista, l’attore Massi­mo Cimaglia.

Nato e vissuto per i suoi primi 18 anni a Taranto, di fronte al mare, soprattutto a viale Virgilio accanto alla sede del Taranto Calcio negli anni mitici della serie B e del gran­de Erasmo Iacovone.

«Giocavo nei ragazzi del Taranto, la domenica facevo il raccattapalle pronto ad esultare ai goal della mia squadra e di Erasmo», mi racconta, un fiume pieno di bei ricordi come la commozione provata ad inter­pretare il presidente rossoblu Fico nel cortometraggio “Iaco”.

Cosa farà da grande il nostro pro­tagonista?

Il calciatore oppure il giornalista o anche la carriera diplomatica, quindi l’iscrizione all’ Università di Pisa, Scienze Politiche, per poi tra­sferirsi a Parma, Giurisprudenza.

Le buone scelte della vita, insegna­va James Hillman ne “Il codice dell’anima” sono quelle in cui tra sogni ed opportunità scegli la vo­cazione.

E questa voce interiore, da un po’ di tempo, suggeriva al giovane Ci­maglia il palcoscenico, il teatro.

«A Montalcino sono stati i 18 gior­ni più belli della mia vita grazie ad un borsa di studio vinta per un la­boratorio teatrale con Giorgio Al­bertazzi», dice.

Diplomato a 26 anni, da allora la sua vita di attore, soprattutto tea­trale, è un continuum di cose belle ed importanti.

Ha recitato e continua a farlo con i più grandi, da Mario Carotenuto a Regina Bianchi, da Gigi Proietti a Paolo Ferrari, a Nando Gazzolo, Paola Gassman ed Ugo Pagliai, tanto per ricordarne alcuni.

Vive a Roma, sposato con Barbara Gizzi, ha due figlie, una delle due con la stessa voglia di teatro, di questa scuola delle emozioni, ma ammonisce «Oltre al talento, al fisico, alla voce, ai tempi comici, ci vuole una grande forza, spalle larghe e qualità da incassatore per sopportare e superare tanti schiaffi in faccia».

Dopo l’esordio con “Dieci piccoli indiani” di Agata Christie ha vis­suto emozioni, applausi e repliche in giro per l’Italia l’attore tarantino, da “Victor Victoria” (che il vostro umile narratore ha avuto la fortu­na di vedere a Broadway) a “La tempesta” di W. Shakespeare, fino all’ultimo successo, “Singing in the rain”, musical di una grande

produzione europea, con la regia di Chiara Noschese, al Teatro Na­zionale di Milano con due mesi di repliche, fermate solo dall’attuale triste e complessa situazione che stiamo vivendo. Parlavamo di vo­cazione, ma dobbiamo pur parlare di un’altra sua voce interiore, l’a­more per la città natia che più di altre gli sorride, l’unica, la città dei due mari, Taranto. Tanti sono i progetti, i laboratori, le esperienze che Massimo continua a realizzare nella nostra città. Chi non ricorda un lontano 2009 con “Suggestioni a Sud” e la magica performance teatrale dello sbarco di Falanto al tramonto a Saturo, 2700 anni dopo.

Sempre lui, con tanta voglia di fare, mi dice: «Mi piacerebbe riproporlo in città, per un progetto importante per veicolare il nome di Taranto ol­tre i confini locali».

Si sente una persona al servizio di questo territorio, di questa tormen­tata, ma viva città natia.

Ed ecco, lo spettacolo ben riuscito, “Sei di Taranto? Ma… di Taranto Taranto”, con tante repliche anche a Roma, Bologna, un successo nazionale, in cui con ironia e pro­fessionalità racconta, fa conoscere al grande pubblico la sua città. Ed il pubblico divertito e commosso, ringrazia.

Un attore poliedrico che non si è chiuso in un sol genere, ama spa­ziare fino a ricordarsi di essere sta­to ufficiale dell’Esercito, di essere un Maestro d’Armi grazie agli in­segnamenti del Maestro Musume­ci Greco, di aver preso parte a cam­pionati sportivi italiani ed europei.

Nasce la scherma scenica che in­troduce nei suoi tanti laboratori teatrali, sempre per passione. La passione e la voglia di fare sono il suo alimento più naturale come artista, a cominciare da quel ragaz­zo che dopo la maturità linguistica andò in giro per l’Italia a trovare il suo habitat naturale, il palcosceni­co, mischiandolo sempre e quan­do può con il suo primo amore, il luogo del cuore.

“Intorno circola ogni cosa, un’aria strana, un’aria tormentosa, l’aria natia. La mia città che in ogni parte è viva, ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita pensosa e schiva.” (Trieste di Umberto Saba).

Saverio Sinopoli
Presidente associazione  “Pablo Neruda”

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