Mario Luzi
Mario Luzi

È arrivata la primavera ed è poesia, anzi è la giornata della poesia 2020, anche se la poesia non ha mai soste. Nella prigionia di ogni italiano, che rispetto anch’io, ho messo in ordine alcuni libri ed ho ritrova­to un libro di poesie che avevo scritto nel lontano 1994. Un piccolo libro di 10 liri­che che aveva coinvolto Mario Luzi, Eme­rico Giachery e sua moglie Noemi, Elio Filippo Accrocca, Donato Valli, Manri­co Murzi, Alberto Cappi, Michel Prisco, Ambretta Brignetti, Claudio Marabini, Massimo Lippi ed altri amici di una sorta di circuito nato nelle frequentazioni del Premio Elba-Brignetti, nel quale alcuni di noi ci ritrovavamo annualmente, ogni settembre.

Nel settembre del 1994 al Premio Elba molti degli amici qui sopra menzionati eravamo stati insieme per una delle più emozionanti sue vicende. E come potreb­be non essere emozionante una iniziativa di quella statura? Quell’anno si impose Mario Luzi con uno dei maggiori libri non solo della stagione ma anche della produzione del poeta toscano. “Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini” era un libro fortemente innovativo. Il Poeta immagina l’ultimo itinerario del pitto­re, da Avignone a Siena, città natale del grande artista senese, ed in simbiosi con lui vive una riscoperta del mondo, che è anche un percorso di purificazione. Le liriche di Luzi sono appena velate dalla “presenza” di Martini: com’è noto Sie­na ha avuto un rapporto di filiazione per Luzi ed inoltre il Poeta era maestro di filosofie orientali. Tutto questo porta nel libro un percorso – felicissimo – che è del Luzi maggiore. In quelle giornate nacque con lui un rapporto amichevole; così qual­che mese dopo mi permisi di mandargli “Il Lucido Frammento”, il mio libro di poesia del quale gli avevo parlato, ed una plaquette. Mi rispose subito e con partico­lare commozione.“Nei suoi volumetti cor­re un flusso discreto e intenso che tende a strappare al silenzio i tempi della sua vita e della sua esperienza e a sintetizzarli: mi hanno molto toccato le sue dediche.”

L’anno seguente all’Elba il premio andò alla narrativa, per un bel libro di Antonio De Benedetti, Giacomino. Il libro di un ot­timo giornalista che raccontava suo padre, con tutte le verità anche scomode del gran­de Giacomo, protagonista fra i maggiori dell’Italia del secondo dopoguerra, statura diciamo gigantesca, e non solo nella lette­ratura. Un testo tra verità e romanzo.

Nel 1996 la poesia tornò a vincere: fu il libro di Maria Luisa Spaziani, “I fasti dell’ortica”, nel quale la poetessa rinno­vava il filone delle sue liriche colloquiali. Una edizione per me particolarmente pie­na di fascino e di densi elementi culturali, che mi coinvolgeva anche per la stima di molti degli amici elbani, come la genti­lissima Dori Fubini, che mi aveva detto – e scritto – che le mie poesie si legge­vano “senza occhiali”. Alla quale dedi­cai poi una delle mie liriche ispirate da quel clima. Le giornate elbane con molti di questi amici, le serate di ragionamen­ti con la poetessa torinese (con la quale mi trovai anni dopo come relatore in più di un convegno) per la comune stima per Brignetti e per Cesare Brandi mi aveva­no particolarmente coinvolto. Non molti giorni dopo, tornato a Taranto, una decina di poesie si legarono tra loro, portate dal legame con quella splendida isola, ma che si locupletavano di sentimenti attraverso le “nostre” isole, le Cheradi splendide, San Paolo e San Pietro, che per me sono Choderlos de Laclos e la mia gioventù. Inviai il libriccino, appunto, “Poesie elba­ne” (per le Edizioni del Gruppo Taranto). Mi scrissero in molti, cogliendo lo spirito di comunità culturale. Alberto Cappi ne parlò sul suo quotidiano mantovano che, guarda caso, si chiamava La Voce del Po­polo, dove conduceva una rubrica dedica­ta alla poesia. Tra gli entusiasmi sollevati me ne giunse uno di Emerico Giachery – tra i più eminenti letterati italiani – e della sua sensibilissima moglie Noemi (Paoli­ni), in una impagabile lettera. “Tu Aldo credi di aver scritto dieci poesie, invece sono undici: persino l’indice del libro è esso stesso una poesia!” Telefonai subito per ringraziarli, e non nascondo che fossi veramente commosso dall’attenzione di due finissimi intenditori. Anche un po’ spaventato, lo confesso, del corredo di responsabilità cui quella stima mi conse­gnava. Corsi subito a verificare quel che mi era stato detto. Era vero, l’indice era di fatto un lirica anch’essa. E l’ “elenco” mi suggerì tre brevissimi versi, in chiusu­ra, che s’erano dettati lì, da soli. Il titolo, poi, non c’era da trovarlo, era anch’esso obbligato: “Undicesima poesia elbana”; e la dedica, a Mario Luzi ed a Noemi ed Emerico Giachery. La inviai ai due miei amici, elbani, e romani e fu quasi un ordi­ne: “riproponila nel libro”. Ed anche Al­berto (Cappi) ed Ambretta (Brignetti), in pieno accordo con loro. Si stampò quindi immediatamente la seconda edizione del libriccino, con l’undicesima poesia, invia­to all’intera “comitiva”, con la spiegazio­ne qui resa nota. C’era la nuova poesia, come si dice oggi, su “imput” dei due cari amici. Eccola: “Da queste isole / una sta­gione lontana. Elba, / voce gentile in un soffio, / delicato segno del tempo: Elba. / ………… / Elba di poesia, / in un giorno. / Torre di Marciana Marina, / torre Bri­gnetti, / Monte Capanne. // Un brivido, / le nostre parole / di poesia.”

Le sorprendenti vie dell’amicizia sono sempre dense di umanità.

2 Commenti
  1. Alberto Altamura 1 settimana ago
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    Dal ritrovamento di un personale libriccino di liriche alla ricostruzione di un periodo storico culturale e letterario il passo è stato breve. Aldo Perrone, in una prosa colta ed elegante, ci ha saputo proiettare in un ambiente e in un’atmosfera di straordinario interesse. Quelli del Premio Elba Brignetti, che ancora oggi si tiene nell’isola toscana, dove cultura, letteratura e amicizia si incontrano felicemente. Basterebbero i nomi di personaggi come Mario Luzi, Maria Luisa Spaziani, Ambretta Brignetti, Emerico Giachery, autentici protagonisti della vita letteraria nazionale, per rendersi conto dell’alto livello culturale e della qualità dei rapporti. Aldo ha potuto fruire di questa bella esperienza e ce ne dà un felice resoconto, tratteggiando da par suo il profilo dei vari personaggi, ai quali è rimasto legato da vincoli di stima e di amicizia. Insomma, una bella pagina tra memoria personale e letteratura, alla quale mi auguro possano seguirne altre.

  2. Alberto Altamura 7 giorni ago
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    Dal ritrovamento di un personale libriccino di liriche alla ricostruzione di un periodo storico, legato allo svolgimento del Premio letterario Elba Brignetti, il passo è stato breve. Aldo Perrone, in una prosa colta ed elegante, ci ha saputo proiettare in un ambiente e in un’atmosfera in cui cultura letteratura e amicizia si incontrano nel nome di una superiore civiltà. Basti fare i nomi di Mario Luzi, Maria Luisa Spaziani, Emerico Giachery, Ambra Brignetti etc. per rendersi conto dell’alto livello culturale della manifestazione elbana. Aldo Perrone ha potuto fruire di questa straordinaria esperienza, vivendo momenti indimenticabili e stabilendo rapporti amicali e di studio di lunga durata con molti dei personaggi citati, autentici protagonisti della vita letteraria nazionale. Di tutto ciò ci ha offerto un resoconto ammirevole e, soprattutto, ci ha fatto intendere come la cultura, correttamente intesa, aiuta gli uomini a conoscersi e a condividere progetti di vita e di bellezza. Mi auguro che Aldo possa scrivere ancora altri pezzi di questo tenore, autentici pezzi di bravura.

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