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Anche un sacerdote tarantino fra le vittime del Coronavirus

Padre Stefano Coronese
Padre Stefano Coronese

Anche un sacerdote tarantino figura fra le numerose vittime del Corona­virus, la settimana scorsa alla casa madre dei missionari saveriani a Parma, nella zona riservata agli ammalati e agli anziani. Si tratta di padre Stefano Coronese, 88 anni, che fino allo scorso anno ha operato nella comunità dei religiosi a Lama. Il religioso visse nel dopoguerra le prime esperienze dello scoutismo tarantino nell’ambito del “Taranto Ottavo della parrocchia di San Francesco di Paola.

Sotto la guida di don Giovanni Zappimbulso e padre Salamina, egli comprese la propria missione e si av­viò al sacerdozio, scegliendo la missione saveriana che lo avrebbe portato per tanto tempo molto lontano. Così padre Stefano raccontava:“Nello scoutismo, dov’ero en­trato ancor fanciullo, mi è piaciuto lo spirito che lo anima: la fraternità. Baden Powell, fondatore degli scout, aveva questo respiro di universalità. E io vivendo di questo spi­rito – di cui è ripieno il vangelo – ho deciso di essere un fratello universale. E mi son fatto missionario”. Ordinato sacerdote il 28 ottobre del 1962, prestò il suo servizio dap­prima a Parma (1963-1966) poi a Taranto (1966-1968). Quindi salutò la città dei due mari per l’Indonesia, alla cui popolazione fu particolarmente legato, rimanendovi fino al febbraio 1971. Rientrato in Italia, ricoprì diversi incarichi. Dopo gli studi di specia­lizzazione in Missiologia, venne destinato nuovamente all’Indonesia, dove giunse il 21 gennaio del 1979. Daccapo in Italia nel 1988, prestò servizio soprattutto nel cam­po dell’animazione missionaria in diverse città. Tornò alla casa di Lama nel 2016, restandovi fino al 2019. Il 15 febbraio di quell’anno partì per Parma, dove svolse il suo ministero fino al decesso. Ecco, dalla sua pagina facebook, il ricordo di Onofrio Lattarulo che lo ebbe tra i più cari amici: “Padre Stefano raccontava quanto la sua formazione scout gli fosse stata utile per una vita vissuta tra foreste, pantani, natura selvaggia in mezzo a uomini allo stato pri­mitivo ma civile, di una civiltà che ha a che fare con l’essenza dell’individuo e non con le comodità e gli agi con cui siamo abituati.

Padre Stefano non ha mai smesso di amare lo scoutismo; negli ultimi anni ha seguito gli adulti del Taranto primo della parrocchia di Sant’ Antonio e soprattutto ha continuato a tessere una fitta tela di rapporti con tutti coloro che nel tempo avevano vissuto tale esperienza” Questa infine la testimonianza di don Mimino Damasi, ora missionario in Guatemala e che conobbe padre Stefano negli anni in cui era parroco a Lama: “Pa­dre Stefano Coronese era orgoglioso delle sue origini tarantine, gli piaceva parlare in dialetto anche se ne aveva perso la caden­za. Si divertiva a raccontare i suoi trascorsi da ‘panarjidde’ nella zona del ‘Monte delle Vacche’, dove ora sorge l’ospedale. Ricor­do che era particolarmente orgoglioso della sua raccolta di francobolli indonesiani di cui si serviva per parlare della sua missione in quel Paese”.

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