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Il messaggio di Shahid Nadeem

La giornata mondiale del teatro

Il drammaturgo pakistano, Shahid Nadeem
Il drammaturgo pakistano, Shahid Nadeem

È una “Giornata mondiale del Teatro” diversa da quelle fino ad oggi celebrate ogni 27 marzo dal 1962, anno in cui fu istituita dall’Istituto Interna­zionale del Teatro dell’Unesco, a sostegno delle arti di scena.

Diversa perchè, com’è noto, a causa dell’emergenza sanitaria da coronavirus, l’intero sistema mondiale della cultura e dello spettacolo si è bloccato per ri­spettare le direttive emanate dal governo e per salvare la vita di milioni di persone, re­stando a casa.

Saranno i social, dunque, a divulgare il messaggio che, in ogni caso, risuonerà in tut­to il mondo, affidato anche quest’anno a una personali­tà della cultura mondiale che si esprime sul tema del teatro e della cultura della pace: il drammaturgo pakistano, Sha­hid Nadeem.

La traduzione è di Roberta Quarta per il Centro Italiano dell’International Theatre In­stitute.

IL TEATRO È UN TEMPIO

«Alla fine di uno spettacolo del Teatro Ajoka (1) sul poeta sufi Bulleh Shah (2), un uomo anziano, accompagnato da un giovane, si avvicinò all’attore che aveva interpretato il ruolo del grande Sufi (3) e gli disse: “Mio nipote non sta bene, per favore, lo benedica”. L’attore rimase sorpreso e gli rispose: “Non sono Bulleh Shah, sono solo un attore che interpreta questo ruolo”. L’uomo anziano gli disse: “Figlio mio, tu non sei un attore, sei una reincar­nazione di Bulleh Shah, il suo Avatar (4)”. Improvvisamente si dischiuse davanti a noi un con­cetto completamente nuovo di teatro, in cui l’attore diventa la reincarnazione del personaggio che sta interpretando. Esplora­re storie come quella di Bulleh Shah, e ce ne sono tante in tutte le culture, può diventare un ponte tra noi, persone di teatro, e un pubblico inconsapevole ma entusiasta. Quando siamo sul palcoscenico, a volte veniamo assorbiti dalla nostra filosofia di teatro, dal nostro ruolo di pre­cursori del cambiamento socia­le e ci dimentichiamo di gran parte delle masse.

Nel nostro impegno con le sfide del presente, ci priviamo del­la possibilità di un’esperienza spirituale profondamente toc­cante che il teatro può offrire. Nel mondo di oggi in cui l’in­tolleranza, l’odio e la violenza aumentano sempre di più, e in cui il nostro pianeta sta precipi­tando nella catastrofe climatica, abbiamo bisogno di recuperare la nostra forza spirituale. Ab­biamo bisogno di combattere l’apatia, l’indolenza, il pessimi­smo, l’avidità e il disprezzo per il mondo in cui viviamo, per il pianeta in cui viviamo. Il teatro ha un ruolo, un ruolo nobile, nel dare energia e spingere l’uma­nità a resistere alla sua caduta nell’abisso. Il teatro può trasfor­mare il palcoscenico, lo spazio dello spettacolo, rendendolo qualcosa di sacro. Nell’Asia del sud, gli artisti toccano con rive­renza le assi del palcoscenico prima di salirvi sopra, secondo un’antica tradizione che risale a un tempo in cui lo spirituale e il culturale si intrecciavano. È tempo di riguadagnare questa relazione simbiotica tra l’artista e il pubblico, tra il passato e il futuro. Fare teatro può essere un atto sacro e gli attori posso­no davvero diventare gli avatar dei ruoli che interpretano.

Il teatro ha il potenziale per di­ventare un tempio e il tempio uno spazio dello spettacolo».

Note:

(1)-Teatro Ajoka: fondato nel 1984. In punjabi la parola Ajo­ka significa “contemporaneo”. Il suo repertorio comprende spettacoli sulla tolleranza re­ligiosa, la pace, la violenza di genere, i diritti umani. (2)-Su­fismo: la tradizione mistica islamica, la poesia sufi, per lo più in musica, esprime l’unione mistica attraverso le metafore dell’amore profano.

(3)-Bulleh Shah (1680-1757): un importante poeta sufi punjabi,la cui opera tratta ar­gomenti filosofici complessi con un linguaggio semplice. Forte­mente critico dell’ortodossia religiosa fuaccusato di eresia e gli fu negata la sepoltura nel cimitero della sua città. Popo­lare oltre le contrapposizioni religiose. (4)-Avatar: secondo la cultura indù reincarnazione o manifestazione sulla terra di un maestro divino.

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