08 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 08 Maggio 2021 alle 08:30:10

Cronaca News

Prendiamoci cura di noi e degli altri

La psicologa clinica Mariella Bruno spiega come affrontare il “distanziamento sociale”

La psicologa clinica Mariella Bruno
La psicologa clinica Mariella Bruno

Chiudere le scuo­le e gli spazi pubblici, chiedere ai cittadini di evitare gli spo­stamenti non indispensabili e gli assembramenti, passare allo smart working, invitare tutti a rimanere il più possibile isolati, chiusi in casa. Sono le misure del cosiddetto “distanziamento sociale” adottati in Italia, e in molti altri paesi, per rallentare la diffusione del nuovo corona­virus pandemico.

Si tratta di una condizione inna­turale che genera ansia, stress, paura ma anche rabbia. Gli ita­liani in quarantena cominciano a preoccupare i medici che si occupano di salute mentale per­ché è evidente che, più questa situazione di emergenza sani­taria andrà avanti, più la coda da gestire in termini di disturbi psichici sarà pesante.

Ne abbiamo parlato con la dott.ssa Mariella Bruno, psicologa clinica psicoterapeuta e specia­lista in Analisi Bioenergetica e in disturbi di ansia e panico, chiedendole alcune delucida­zioni.

“Da oltre un decennio mi pren­do cura di persone che soffrono di disturbi da attacchi di pani­co, fobie, depressione e stress”. Così esordisce la dottoressa che continua: “In questo periodo, più che mai, sento l’importanza per ognuno di noi, in particolare per gli operatori sanitari in trin­cea e per tutte le persone che vi­vono l’isolamento con maggiori fatiche psico-emotive, di impa­rare a sostare. Il nostro corpo ci parla continuamente. Attraver­so il suo linguaggio ci indica di cosa necessitiamo. Purtrop­po però a volte non sappiamo ascoltarlo. Questo è il momento per farlo! Da tutto questo dolo­re, potrà esserci una crescita. Occorre potersi dare l’opportu­nità di trovare nuovi strumenti per ascoltarsi, a volte soli, a vol­te con l’aiuto di un buon amico, a volte di un parente fidato, a volte di uno specialista. Perché essere in buona salute vuol dire anche prendersi cura della pro­pria salute mentale”.

Per vivere questo momento di isolamento a contatto con il proprio “io”, nella maniera più amorevole possibile, la dott.ssa Bruno consiglia di adottare cin­que suggerimenti antistress:

Fiducia: “Ciò che in queste set­timane mi viene maggiormente riportato dai miei pazienti non è tanto la paura da contagio quanto un’emozione più ance­strale: l’angoscia. L’angoscia è un’emozione che ci fa sentire disarmati, ci fa entrare in con­tatto con un nucleo molto pro­fondo del nostro “sé”, ci mette in contatto con l’angoscia del vuoto, contattando la provvi­sorietà della nostra esistenza terrena. Questo vuoto in realtà è anche pieno. Se impariamo gradualmente ad addentrarci in esso, lì troveremo tutte le nostre potenzialità. E’ un vuoto fertile. Dobbiamo avere “fiducia” in noi stessi, nell’altro, nell’umanità, nella forza della vita.

Per questo sento di dire a tutti di scegliere la fiducia, la spe­ranza, l’amore alla lamentela.

La lamentela sembra che ci al­leggerisce rispetto al problema, in realtà a lungo andare blocca la nostra crescita personale poi­ché non fornisce nuove modali­tà per accogliere o risolvere il problema. Lamentandoci spes­so durante il giorno non allon­taniamo la possibilità di conta­gio da Covid-19!

E senza contagiare l’altro con le nostre lamentele, possiamo invece scegliere come viverci in modo più amorevole per noi questo periodo”.

Qui e ora: “Occupiamoci dell’unica dimensione spazio temporale esistente, il nostro presente, proprio quello che ieri non abbiamo pienamente accol­to quando eravamo indaffarati a riempirci di tante, troppe cose.

Non è scontato che noi oggi possiamo respirare, cammina­re, impastare, cantare, disegna­re, osservare, ascoltare musica, stare in silenzio. Possiamo ac­corgerci di esser vivi, respiran­do profondamente. Oramai è di­mostrato scientificamente come la respirazione riduca l’ansia e lo stress, tranquillizzando i no­stri organi interni.

E ancora, possiamo leggere, scrivere, progettare, imparare cose nuove. Quello che faccia­mo oggi per noi, determina il nostro futuro”.

Relazioni: “Parte integrante della vita per l’essere umano è il contatto fisico! Credo questa sia una delle cose più destruttu­ranti per noi: la lontananza fisi­ca, la limitazione degli stimoli sensoriali e quindi del poterci contattare fisicamente.

Il bambino contattato con cura e amore è un bambino che cre­sce sano nel corpo e nella men­te. Ma allora come fare in que­sto momento a nutrire il nostro bisogno primario di contatto? Possiamo trovare nuovi modi per stare insieme, ad esempio distanti ma più social, organiz­zando cene in videochat con gli amici del sabato sera piuttosto che una chiamata al vicino di casa per sapere come sta.

E poi prendersi cura del proprio partner, possiamo imparare a conoscerlo in modo più appro­fondito; anche dopo trenta anni insieme c’è sempre da scoprire se si hanno nuovi occhi con cui guardarlo”.

Creatività: “Tanto dolore si re­spira in questo periodo. Ritengo che sia utile dedicarsi un singolo momento della giornata a infor­marsi da fonti ufficiali aggior­nate su ciò che sta accadendo, senza ricercare continuamente notizie ed evitando la ricerca compulsiva delle informazioni. Vivere la sofferenza che tocca tutti noi è fisiologico ma impa­riamo a dedicarci un momento per questo vissuto in modo da creare spazio anche ad altro dentro e intorno a noi. Possia­mo creare, generare, progettare, disegnare, trovare nuovi modi di fare”.

Chiediamo aiuto: “Se la fatica psichica inizia a dare segnali chiari, come maggiore irrita­bilità, intolleranza generaliz­zata, disturbi del sonno, ansia, tensione fisica, sensazione di inutilità etc. allora è arrivato il momento di prendersi cura di sè stessi con l’aiuto di un esperto che può aiutarci a trovare nuo­vi strumenti per far fronte a ciò che stai vivendo in questo momento. Perché stare bene in salute vuol dire anche prendersi cura della propria salute psichi­ca”.

In conclusione, la dottoressa termina l’intervista con un con­siglio: “Prendiamoci cura degli altri, della nostra mente, del no­stro corpo e dei nostri sogni per ciò che ci aspetta alla fine del fenomeno”.

Pertanto non ci resta che passa­re dalle parole ai fatti.

 

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