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Arcelor Mittal mette tutti in Cassa integrazione da Covid-19. Ordinanza sulle emissioni, è battaglia

Arcelor Mittal
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L’intera platea dei lavoratori dell’ex Ilva in cassa integrazione. Arcelor Mittal, gestore degli impianti siderurgici di Taranto, ha comunicato alle organizzazioni sindacali Fim, Fiom, Uilm, Usb e Ugl, oltre che a Confindustria Taranto di essere costretta “suo malgrado” a ricorrere alla cassa integrazione ordinaria con la causale “Covid-19” per 8.173 addetti dello stabilimento siderurgico di Taranto – l’intera forza-lavoro – a partire dal 30 marzo e per 9 settimane.

L’impiego giornaliero dei lavoratori sarà valutato secondo le esigenze. La cigo “per Covid-19” potrà interessare un numero massimo di 3.262 lavoratori nell’area a caldo, 1.561 nell’area a freddo e 3.350 nei servizi. Gli operai coinvolti sono 5.626, gli impiegati 1.677 e gli equivalenti 870.

«Trattandosi di un evento oggettivamente non evitabile che rende indifferibile la riduzione dell’attività lavorativa, in applicazione di quanto previsto dal Decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18» si andrà avanti con la procedura anche se comunque l’azienda incontrà i sindacati; alla luce delle «disposizioni normative in atto sulla necessità del distanziamento sociale e nel rispetto delle recenti misure restrittive per la mobilità delle persone», la società auspica che «la fase di confronto» con le organizzazioni sindacali «venga effettuata con modalità telematica». La stessa azienda ha presentato ricorso contro l’ordinanza del sindaco sulle emissioni. Un ricorso che per lo stesso sindaco Melucci rappresenta «38 pagine di accademia, senza una risposta sul tema della salute dei cittadini di Taranto. Eppure i giorni che stiamo vivendo dimostrano quanto la salute venga prima di ogni interesse economico. A Mittal dico: non è con i ricorsi che avrete tregua. Domani (oggi, ndr) scadono i termini della prima fase dell’ordinanza. Questo ricorso per noi è come se non esistesse».

Il prefetto Demetrio Martino ha poi incontrato i sindacati metalmeccanici per discutere del decreto che consente la produzione “non a fini commerciali”: viene lasciata ad impresa e sindacati la possibilità di concordare numeri minori di lavoratori in azienda rispetto ai 3.500 diretti e 2.000 dell’indotto, ferma restando l’imprescindibile garanzia della salvaguardia degli impianti produttivi e del rischio di incidente. All’incontro hanno partecipato il comandante dei Vigili del Fuoco ed il direttore dello Spesal.

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