15 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 15 Maggio 2021 alle 14:20:20

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Calcio, «Vicini ai club, ma no ai furbi»

Nostra intervista al presidente della Figc, Gravina

Gabriele Gravi­na
Gabriele Gravi­na

TARANTO – Gabriele Gravi­na, 66 anni, nativo di Castella­neta, è il presidente della Figc in uno dei momenti più dram­matici della storia del football italiano.

L’emergenza Covid-19, oggi sanitaria e domani, inevita­bilmente, economica e socia­le, può cambiare il volto dello sport più amato dagli italiani.

All’esperto dirigente origina­rio della nostra terra il compi­to di guidare il vascello-calcio in questo mare in tempesta.

Taranto Buonasera lo ha in­tervistato.

Presidente, sono giorni com­plicati. I campionati fermi ed un finale di stagione in bilico, la questione degli sti­pendi dei calciatori.  Il calcio italiano si rialze­rà? Riusciremo a vedere una conclusione “ordinata” dei tornei 2019/2020?>
“Stiamo lavorando senza sosta per questo. Nessuno, non solo nel mondo del calcio, era pron­to ad affrontare un’emergenza simile, ma da una situazio­ne così negativa mi auguro si possa cogliere una grande op­portunità: ritrovarci più uniti e solidali. Solo così riusciremo a rialzarci”.

Con il Ministro dello Sport, Spadafora, c’è una visione comune su come gestire que­sta emergenza o le opinioni sono discordanti?
“Con il Ministro Spadafora il confronto è quotidiano. Il Governo ha il compito di ge­stire l’emergenza guardando all’interesse generale del Pae­se, soprattutto nell’ottica della tutela della salute pubblica, e noi stiamo facendo la nostra parte rispettando le indicazio­ni e proponendo soluzioni che, attraverso il calcio, siano un volano per il Paese”.

Lei conosce bene il variegato universo del calcio dilettan­tistico e semiprofessionisti­co. E’ proprio qui, nella base della piramide del movimen­to, che le ripercussioni del “lockdown” nazionale – non solo a livello sportivo – ri­schiano di essere più gravi. Il tema di una riforma della serie C e della serie D era già sul tavolo.  La Figc pensa ad un’acce­lerazione, magari già dalla prossima stagione, dopo aver analizzato come lo tsunami Coronavirus impatterà sul “calcio di base”?
“Avevamo già iniziato a discu­tere della riforma delle compe­tizioni nazionali in un tavolo istituito nel mese di gennaio. La mia proposta è nota, dob­biamo dare risposte pratiche e non ideali ad un modello di organizzazione che evidente­mente fatica a sostenersi.

In un’ottica di rinnovata col­laborazione, rafforzando la base della piramide del calcio italiano ne beneficerà anche il vertice”.

Le società in difficoltà ver­ranno aiutate?
“Per contrastare la crisi eco­nomica abbiamo lanciato l’i­dea del Fondo Salva Calcio, al quale concorrerà direttamente la FIGC, mi auguro anche la FIFA e la UEFA, e nel quale far confluire l’1% del monte scommesse come richiesto al Governo. A livello federale prenderemo i provvedimenti necessari per mettere le Socie­tà nelle condizioni di iscriver­si ai prossimi campionati. Una cosa però deve essere chiara: sono interventi per fronteggia­re la crisi, non tollereremo chi pensa di sfruttare l’emergenza Covid19 per aggirare i princi­pi fondamentali che regolano la competizione sportiva.

Qualcuno dice che, una volta terminata questa emergenza, il calcio (non solo italiano) avrà un volto più “umano” e lontano da alcuni eccessi da show business che lo hanno caratterizzato. Concorda?
“Il Coronavirus sarà sconfitto dalla scienza e dalla medicina, noi possiamo far leva sulla so­lidarietà tra tutti i protagonisti per impostare nuovi rapporti e, perché no, condividere an­che nuove strategie”.

L’epidemia da Covid 19 è stata accostata, per i suoi terribili effetti, ad una guer­ra. La Nazionale azzurra è, da sempre, uno dei simboli più amati del Paese. Gli Eu­ropei sono stati rinviati al 2021. E’ possibile che la se­lezione maggiore e la under 21 siano impegnate sui terri­tori, in gare amichevoli o di esibizione, per rafforzare il senso d’appartenenza nazio­nale nei giorni della “rico­struzione”?
“L’Azzurro è un colore che unisce, prima ancora che ap­passionare, e la Nazionale è patrimonio di tutti i tifosi ita­liani. Stiamo studiando una se­rie di iniziative che si aggiun­geranno a quelle già messe in atto: la campagna sociale di sensibilizzazione per il rispet­to delle indicazioni emanate dal Governo #leregoledelgio­co ha visto la partecipazione di tutte le Azzurre e di tutti gli Azzurri ed ha riscosso an­che il plauso della UEFA; ab­biamo anche messo a disposi­zione dell’emergenza il Centro Tecnico Federale di Covercia­no che è stato ribattezzato dal sindaco di Firenze Nardella la Casa della Solidarietà”.

L’unica volta che l’Italia “maggiore” ha giocato allo Iacovone risale al lontano 1989. Dieci anni dopo, furo­no gli “azzurrini” di Tar­delli a giocare a Taranto. Quando rivedremo, qui, una partita dell’Italia?
“Anche a me farebbe piace­re organizzare a Taranto una gara degli Azzurri, magari prima l’Under 21, ma le con­dizioni infrastrutturali devono essere adeguate.

A livello internazionale, gli stadi devono rispondere a de­terminate caratteristiche”.

Lei è di Castellaneta, una delle aree più colpite dal Coronavirus nella provincia ionica. Vuole mandare un messaggio ai suoi concitta­dini?
“Sono vicino alla mia città na­tale come lo sono a tutta l’Ita­lia, perché questa è una sfida da vincere tutti insieme. Ci ri­alzeremo e saremo più forti di prima, ne sono convinto

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