25 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 25 Ottobre 2020 alle 07:30:39

Cronaca News

Arcelor Mittal, è ancora braccio di ferro

Nuovo incontro in Prefettura sulle presenze all’interno dello stabilimento siderurgico

ArcelorMittal
ArcelorMittal

Una nuova giornata all’inse­gna della contrapposizione, quella vissuta ieri sul fronte siderurgico. La grande fab­brica, con le sue migliaia di presenze, con­tinua a fare paura: se nascesse un focolaio tra gli altiforni sarebbe un elemento dram­matico, come è facilmente deducibile.

Proprio ieri, convocata dal Prefetto di Ta­ranto Demetrio Martino, alla presenza delle Organizzazioni Sindacali Confede­rali Cgil, Cisl e Uil e delle Federazioni di Categoria dei lavoratori Metalmeccanici, Terziario e Multiservizi, Edili, Elettrici, Somministrati e Trasporti, si è riunita la “cabina di regia sull’emergenza epidemio­logica” per valutare gli effetti, in ambi­to provinciale, delle norme contenute nel Dpcm del 22 marzo scorso, che ha dettato le misure urgenti in materia di conteni­mento del contagio per le attività produtti­ve industriali e commerciali .

In apertura di seduta, il Prefetto ha illustra­to la situazione che riguarda lo stato dei provvedimenti che attengono alle attività esperite dalle aziende. Sono 766 le comu­nicazione effettuate ai sensi dell’articolo 1, di cui 479 tutt’ora in fase istruttoria, con 30 aziende sospese. Una riguarda quelle a “ciclo continuo”, 8 quelle che si riferisco­no a “Aerospazio e Difesa”, di cui 5 sono state autorizzate e 3 rigettate. Si è riservato di fornire, nelle immediatezze, la puntuale esplicitazione da riferirsi sia alla regione sociale che ai settori merceologici.

A seguire, il confronto è proseguito con la rappresentazione delle criticità emerse nell’area industriale, con specifico riferi­mento a Arcelor Mittal, a partire dal pe­riodo di vigenza delle limitazioni imposte dal provvedimento governativo.

«E’ emerso come sussista una sostanziale inosservanza delle norme specifiche in ma­teria di distanze di sicurezza, di dotazione dei Dpi ai lavoratori e di sanificazione de­gli ambienti. La situazione registra punte di maggiore preoccupazione nella parte relativa alle aziende dell’indotto, ove le ca­renze sono ancora più evidenti, i disposi­tivi forniti non sono omologati. Refettori, spogliatoi, trasporti e portinerie aziendali sono stati descritti come i luoghi in cui tali elementi si rilevano in maniera con­clamata. Fatti questi che sono stati oggetti di puntuali segnalazione da parte di Rsu e Rls Aziendali agli Organi ispettivi, oltre che alle parti datoriali» si legge in una nota delle segreterie confederali territoria­li di Cgil, Cisl e Uil. «Le organizzazioni Sindacali» si legge ancora «hanno ribadi­to come la situazione attuale possa essere convenientemente affrontata esclusiva­mente attivando le dotazioni di personale minime che garantiscano la salvaguardia degli impianti, la cui consistenza è di gran lunga inferiore a quella autorizzata».

Una situazione estremamente complessa, quella determinatasi, «che non registra attenzioni significative da parte di Ar­celor Mittal che, in queste ultime ore ha strumentalmente, ulteriormente, diluito il pagamento dei crediti vantati dalle azien­de dell’indotto, generando l’acuirsi di quei fenomeni di sofferenza già manifestatisi sin dal mese di novembre. Inoltre, sono stati differiti gli incontri per la discussio­ne sul ricorso alla cassa integrazione, la cui richiesta coinvolge la quasi totalità dei dipendenti (8.173). Segnali questi valutati alla stregua di una chiusura piuttosto netta rispetto alle richieste prospettate» dicono Cgil, Cisl e Uil. «Nonostante tutto, le orga­nizzazioni sindacali si sono dichiarate di­sponibili a riprendere un confronto fattivo con Arcelor Mittal teso ad approfondire le criticità denunciate nei vari ambiti.

Oltre le questioni più specificamente aziendali, si è sottolineato come la situa­zione debba essere valutata, e di questo si è fatta specifica richiesta al Prefetto, anche in relazione alla condizione in cui versano le strutture sanitarie di cui dispone il ter­ritorio che, proprio, nella giornata di ieri (mercoledì, ndr) ha assunto una dimensio­ne precisa, anche in una prospettiva futu­ra. Desta molta apprensione la bassissima ricettività dei presidi sanitari e le scarne dotazioni strumentali di cui si continua a disporre. In considerazione delle valuta­zioni offerte, le organizzazioni sindacali si sono dette fiduciose nella possibilità di una riconsiderazione dei limiti numerici inseriti nella precedente autorizzazione prefettizia del 26 marzo scorso. Il Prefetto, nell’assicurare la massima attenzione nella valutazione delle argomentazioni prodotte, si è riservato ogni decisione anche all’e­sito delle attività in corso di svolgimento da parte degli organi ispettivi (Custode giudiziario, Spesal). Ha, altresì, garantito l’intensificazione dei controlli sulle inos­servanze fatte rilevare».

Per le segreterie di Fim, Fiom, Uilm e Usb «dopo comunicazione da parte di Arcelor-Mittal alle aziende dell’indotto sulla ridu­zione del 25% della forza lavoro a cui si è aggiunta, ulteriore comunicazione azien­dale sulla sospensione e relativo posticipo, delle attività Aia che impegna circa 900 unità all’interno della fabbrica, auspichia­mo che questi provvedimenti, portino ad una effettiva e significativa riduzione delle presenze in stabilimento.

Per quanto riguarda Arcelor Mittal, conti­nuiamo a ritenere, che l’unica strada per­corribile per poter diminuire la presenza dei lavoratori in fabbrica, al fine di ridurre al minimo il rischio di contagio da Co­vid-19 era e rimane, il minimo tecnico di marcia (salvaguardia impianti).

Il minimo tecnico rappresenta quella con­dizione utile in cui l’azienda, in attesa del­le restrizioni Governative, deve mettere in campo tutte le iniziative utili per una mar­cia che garantisca la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Auspichiamo risposte concrete come da richieste inoltrate, da parte aziendale e da tutte le istituzioni coinvolte, a tutela della salute di tutti i lavoratori e le loro famiglie.

Nella riunione con il Prefetto abbiamo ri­badito le nostre preoccupazioni su quanto elencato».

«Per noi di Usb è stata anche l’occasione per mostrare un documento a firma di Lu­cia Morselli, in cui l’amministratore dele­gato di Am smentisce quello che i tecnici dell’azienda sostengono, minacciando di mettere gli impianti in stand by, nel caso in cui il Prefetto dovesse proseguire sulla strada della non commercializzazione del prodotto finito in seguito al 3 aprile. Mi preme sottolineare che la condizione di stand by è quello che stiamo chiedendo da oltre 20 giorni: significherebbe la messa in sicurezza degli impianti, con il minimo della forza lavoro in fabbrica senza produ­zione. Il Prefetto prenda atto di questa presa di posizione della Morselli. Con il documen­to inviato al premier Conte, nonché ai mi­nistri Gualtieri e Patuanelli, l’ad mostra chiaramente che non corrisponde al vero quanto dichiarato e dunque gli impianti possono tranquillamente fermarsi in sicu­rezza» dice Franco Rizzo, coordinatore provinciale Usb Taranto. In un comuni­cato, l’Ugl sottolinea che «il siderurgico ha un gravissimo problema logistico al suo in­terno in questo momento di emergenza, in quanto i lavoratori, visto la vastità dell’area lavorativa, per raggiungere il proprio posto di lavoro, devono utilizzare un mezzo di trasporto all’interno del quale non è assolu­tamente garantito il metro di distanza. Un problema che rimarrebbe, ma sicuramente ridotto, adeguando il personale alla reale necessità in casi come questi in cui, gli impianti dovrebbero stare fermi e ove non possibile, creare esclusivamente squadre a salvaguardia degli stessi in regime di mini­mo tecnico, che non possono e non devono essere equivalenti a quelle adottate rispetto alla normale produzione a ciclo continuo».

Il segretario confederale Ugl Alessan­dro Calabrese rimarca «un altro aspetto fondamentale che coinvolge un pò tutte le aziende del territorio che è la mancanza di un Dvr (documento valutazione rischio) adeguato per questo tipo di emergenza, comportando delle problematiche che inci­dono negativamente sulla salute dei lavo­ratori, come sta accadendo ad esempio in ArcelorMittal che per esigenze aziendali, a seguito delle disposizioni di legge, sono state spostate le attività di carico navi al terzo e quarto sporgente, non opportuna­mente attrezzati per sopperire all’aumento delle stesse. Inoltre, all’interno dell’azienda e soprattutto per i lavoratori operanti a ci­clo continuo, quindi dediti alla produzione, è inevitabile avere la necessità di colla­borare tra loro a distanza inferiore ad un metro, per esigenze lavorative e di certo, le mascherine non garantiscono l’immu­nità al contagio. Abbiamo segnalato anche le diverse file di lavoratori, sia diretti, sia dell’appalto, che si creano all’ingresso del­la fabbrica, proponendo la delimitazione e distinzione delle aree di ingresso da quelle di uscita, ben evidenziate con segnalatori appositi e suggerito l’ingresso dei lavorato­ri in modo scaglionato con distanza di 15 minuti in gruppi e/o reparti».

Conclude Calabrese: «Come ha sempre ribadito la Ugl nei precedenti incontri con Sindaco, Prefetto ed Istituzioni varie circa la necessità di avere un unico gruppo di la­voro composto dalle parti interessate Isti­tuzionali e tutte le organizzazioni sindaca­li, per non intraprendere azioni diverse e spesso contrastanti sullo stesso territorio, ove da un lato si impedisce giustamente ai cittadini di uscire di casa e dall’altro non si riesce a ridurre il numero dei lavoratori presenti nelle aziende, un controsenso che potrà solo aggravare la situazione se, come auspichiamo, non verranno adottate azioni condivise da intraprendere». In campo an­che le associazioni ambientaliste: Gior­gioForever insieme al Comitato Niobe e ai liberi cittadini sotto la sigla Taranto Libe­ra, ha scritto al sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, al Questore e Prefetto di Taranto e al Presidente del Consiglio dei Ministri in merito a quello che definiscono «l’incom­bente rischio sanitario combinato nel con­testo dell’emergenza sanitaria coronavirus e delle emissioni nocive degli impianti inquinanti dello stabilimento ex Ilva Arce­lorMittal»: «L’attuale assetto dell’impianto siderurgico ex Ilva Arcelor Mittal relativo al numero di dipendenti da impiegare in uffici ed impianti a causa dell’emergenza sanitaria coronavirus, 3500 dipendenti Ar­celorMittal e 2000 delle ditte dell’indotto, rappresenta un serio ed incombente rischio sanitario per la popolazione tarantina. Prevenire il contagio è il primo impegno che deve assumersi il sindaco Melucci, re­sponsabile della condizione di salute della popolazione del suo territorio, perché le strutture sanitarie locali non sono pronte e non hanno i mezzi per gestire un numero elevato di contagi come, ad esempio, acca­de nelle regioni del nord Italia. Cosa più importante è la tutela dei pazienti già ospiti delle strutture sanitarie, in particolar modo i pazienti oncologici, i più vulnerabili ad un eventuale contagio».

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