20 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Ottobre 2021 alle 22:59:00

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“The Sisters brothers”, di Audiard

Il western senza sceriffi e banditi

Joaquin Phoenix e John C. Reilly
Joaquin Phoenix e John C. Reilly

Due anni fa, al 75° Festival di Venezia, tra i grandi registi in gara – tra cui Alfonso Cuarón con Roma (Leone d’oro al miglior film), Yorgos Lanthi­mos con La Favorita (Coppa Volpi per la miglior interpreta­zione femminile a Olivia Col­man e Leone d’argento – Gran premio della giuria), i fratelli Coen e Luca Guadagnino – ha avuto la meglio Jacques Audiard (il suo ll profeta ha ottenuto la candidatura come miglior film straniero agli Oscar del 2010) vincendo il Leone d’argento per la miglior regia con il western I fratelli Sisters. Il film è tratto dal romanzo di Patrick deWitt Arri­vano i Sisters, finalista nel 2011 al prestigioso Booker Prize.

La storia è ambientata in Oregon nel 1861: per l’America, una na­zione giovane e in fermento che va sviluppandosi proprio davanti agli occhi dello spettatore, sono gli anni della corsa all’oro e del progresso.

Si affacciano anche utopie di società ideali basate sulla demo­crazia e sulla condivisione che vengono stroncate sul nascere, per ironia, dall’avidità.

I fratelli del titolo sono Eli, il maggiore, interpretato da John C. Reilly (attore-feticcio di Paul Thomas Anderson, ha collabo­rato anche con l’italiano Matteo Garrone per Il racconto dei rac­conti) e Charlie, impersonato da Joaquin Phoenix (la cui interpre­tazione di Joker gli ha meritata­mente fruttato la statuetta come miglior attore agli ultimi Oscar).

I due sicari sono al servizio del Commodoro (Rutger Hauer, in­dimenticabile replicante in Bla­de Runner) che li ha incaricati di trovare e uccidere Hermann Kermit Warm, un cercatore d’o­ro colpevole di averlo derubato. Anche l’investigatore privato John Morris (Jake Gyllenhaal, non nuovo al western avendo preso parte a I segreti di Bro­keback Mountain) è stato messo sulle tracce di Warm ma scopre che il Commodoro non ha detto tutta la verità.

Ben presto nasce un legame di amicizia e rispetto tra il caccia­tore e la sua preda.

Il film di Audiard può essere considerato un western atipico: non ci sono sceriffi e banditi, non ci sono scene mozzafiato condite con effetti speciali. Viene sem­plicemente mostrata senza fron­zoli la vita della frontiera così come doveva essere: semplice, in fin dei conti non molto eroica e affrontata dai due protagonisti in maniera un po’ goffa.

Charlie ed Eli trascorrono le loro giornate parlando e bistic­ciando come farebbe una nor­male coppia di fratelli. Ed è pro­prio questo il nodo cruciale del film: l’affetto che li unisce e che li spinge a prendersi cura l’uno dell’altro; basti pensare alla sce­na in cui Charlie aiuta il fratel­lo a tagliarsi i a capelli o ad Eli che si rammarica che sia stato Charlie e non lui, pur essendo il maggiore, a uccidere il padre violento. È un legame profondo che va oltre le grandi differen­ze fra i due: il minore è focoso e istintivo, l’altro è più riflessivo e desideroso di finirla con quella vita da avventurieri.

L’ambientazione western e la caccia a Warm fanno in un cer­to modo da semplice cornice al vero fulcro del film: la casa e la famiglia sono gli unici rifugi si­curi dove potersi riparare dalle difficoltà della vita.

 

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