14 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Maggio 2021 alle 19:15:24

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I “nemici” temuti della Settimana Santa tarantina

Nostra rubrica sulla “tarantinità”

La processione dell'Addolorata a Taranto - archivio
La processione dell'Addolorata a Taranto - archivio

Guerre, pande­mie, lavori urbani e piogge tor­renziali, sono questi i 4 nemici più temuti per i riti processionali della Settimana Santa tarantina di cui ci parlerà questa settima­na il prof. Antonio Fornaro uni­tamente alle nostre processioni che quest’anno non vedremo nel­le strade di Taranto a causa del coronavirus.

Ma procediamo con ordine.

Le ultime due guerre mondiali bloccarono le processioni della nostra Settimana Santa anche se nelle chiese il Giovedì Santo si allestivano ugualmente i Sepol­cri. Nel 1945, alla ripresa delle processioni, furono ben 100 mila a seguire l’Addolorata che uscì intorno alle ore 20 del Giovedì Santo a San Domenico e rien­trò nella stessa Chiesa alle 8 del mattino del Venerdì Santo. Nel 1945 la Pasqua cadde il 1° aprile. La processione dell’Addolorata sostò per mezz’ora nella Chie­sa di San Francesco di Paola e all’uscita un graduato polacco in divisa chiese di poter portare sulle spalle per un breve tratto le “sdanghe” dell’Addolorata che quell’anno furono aggiudicate ad Angelo De Pace per 630 mila lire. Il priore diede il permes­so al polacco di poter svolgere il suo pio atto mentre la gente in lacrime ascoltava la marcia funebre di Chopin. Quell’anno si svolse anche la processione dei Misteri dopo l’interruzione bellica, ma nella rendicontazio­ne della Confraternita non si fa cenno alla “gara” per la visita ai Sepolcri del Giovedì Santo. Quello stesso anno il maestro Luigi Rizzola scrisse ed eseguì la marcia funebre “Christus”.

Il secondo argomento riguarda il capitolo delle pandemie, un ca­pitolo lungo e come un mosaico con tanti tasselli in anni tra loro ravvicinati. Non abbiamo docu­mentazione scritta negli archivi delle due confraternite e spesso in coincidenza con le pandemie coleriche e di peste vediamo che non ci sono né nominativi e né importi il che sta a signi­ficare che in quegli anni molto probabilmente non si svolsero le processioni. Negli anni più vici­ni al secolo scorso ricordiamo il colera del 1960 e quello del 1973, senza dimenticare l’asia­tica del 1956 e 1958 e nel 2003 la sars, la prima epidemia di co­ronavirus che provocò ben 8.200 morti. Attraverso le numerose e ben documentate pagine delle epidemie che si sono abbattute dal 1700 fino a questa del 2020 troviamo “strane” coincidenze di date, infatti nel 1720 ci furono grandi pestilenze, nel 1820 im­perversò il colera, nel 1920 ci fu la micidiale spagnola e quest’an­no il coronavirus.

Come si vede il numero 20 è ricorrente in queste date e così Fornaro ci informa che il 20, molto stranamente, è il “nume­ro” di Dio, invece per la smorfia il 20 significa la festa. Nella Bib­bia il numero 20 viene citato 117 volte e San Girolamo lo ritiene un numero di cattivo augurio. Sansone aveva guidato Israele per 20 anni e Caino e Roma ven­gono citati 20 volte nella Bibbia. Il numero 20 viene citato 1 sola volta nel Corano.

E’ facile e naturale a questo punto supporre che non soltanto nelle due ultime guerre mondiali ma anche in altre dannose annate di pandemie le processioni della Settimana Santa abbiano potuto trovare una sosta “forzata”.

Per quanto attiene i lavori pub­blici Fornaro ricorda che i lavori di scavo del Canale Navigabile iniziarono nel 1883 e termina­rono nel 1886, il “fosso” era un cantiere di lavoro ed era stato abbattuto il vecchio ponte in muratura e ad arcate.

Nel 1883 non c’è l’esito della gara per la processione dell’Ad­dolorata e nemmeno quella dei Misteri, il che fa pensare che fino al 1986 le processioni fu­rono sospese. Ripresero nel 1887. A ciò si aggiunga che gli archivi delle due confraternite sono lacunose per cui dobbiamo ipotizzare che non soltanto in questa circostanza ma anche in altre occasioni di gravi pericolo pubblico sia stato difficile per i confratelli scalzi procedere nei liquami che invadevano le strade della città antica.

L’ultimo capitolo di questa pri­ma parte riguarda la pioggia che in diversi anni determinò l’an­nullamento delle processioni.

Il Venerdì Santo del 1834 il ven­to boreale non permise lo svol­gimento della processione dei misteri.

Nel 1879 a causa della pioggia la processione dell’Addolorata riparò nella Chiesa di San Gae­tano.

Nel 1885 la Processione dei Mi­steri a causa della pioggia riparò nella Chiesa della Madonna del­la Pace alla Discesa Vasto.

Il Venerdì Santo del 1921 la pioggia bloccò i Misteri nella Chiesa di Sant’Agostino.

Nel 1929 per la forte pioggia non si svolsero la Processione dell’Addolorata e quella dei Mi­steri.

Nel 1932 il Giovedì Santo nevicò ma si svolsero regolarmente i riti processionali.

Il Venerdì Santo del 1952 sul Ponte Girevole i Misteri furono colti da un forte vento e da un abbondante acquazzone. Il vento spezzò l’ala dell’angelo della sta­tua di Gesù all’Orto.

Nella Processione dei Misteri del 1968 per la pioggia i Misteri si fermarono cinque volte e negli anni Settanta i Misteri ripararo­no nel portone di via Di Palma dove oggi ha sede l’Archivio di Stato.

Grandi i fastidi provocati dalla pioggia nel 1992, infatti l’Ad­dolorata riparò nelle chiese di Sant’Anna e del Carmine e nel palazzo di Via Anfiteatro 35.

Dopo la sosta nell’Istituto Ma­ria Immacolata l’Addolorata non potè più uscire a causa della forte pioggia e così si concluse quell’anno la Processione.

Sempre nel 1992 la pioggia co­strinse i Misteri a riparare nel Palazzo degli Uffici e rientrò nella Chiesa del Carmine il Sa­bato Santo alle 12.26. Nel 1999 la Settimana Santa fu freddis­sima e nevicò il giorno di Pa­squetta. Nel 2013 Pasqua cadde a marzo e per la pioggia la Pro­cessione dell’Addolorata riparò nelle chiese di Sant’Anna e di San Giuseppe e nell’androne del palazzo di Via Margherita 40 dove una targa marmorea ricor­da tale evento.

Insomma, la pioggia ha dato spesso fastidio alle due proces­sioni.

Nell’ultima parte di questo lun­go servizio Fornaro mette a confronto le situazioni dalla Domenica delle Palme al Sabato Santo del 2019 e le poche cose che potremmo vedere in questa veramente drammatica Settima­na Santa targata 2020

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Domenica, festa del­le Palme, seguiremo soltanto le cerimonie religiose attraverso gli schermi televisivi. Saranno benedette le Palme ma non po­tranno essere distribuite ai fedeli perché le Chiese restano chiuse. I tarantini non potranno nem­meno portare la palma ai loro cari defunti nel cimitero perché anche questo è chiuso. Non sen­tiremo in via D’Aquino le esecu­zioni delle marce funebri dirette dal maestro Giuseppe Gregucci, ma, soprattutto, non ci saranno le tradizionali e storiche gare.

Il Giovedì Santo le strade di Ta­ranto resteranno deserte e non potremo vedere gli incappuc­ciati confratelli del Carmine scalzi visitare i Sepolcri perché nemmeno questi saranno allesti­ti. Ala mezzanotte del Giovedì Santo il portone della Chiesa di San Domenico resterà chiuso e non vedremo apparire la stupen­da statua dell’Addolorata. Sare­mo tutti addolorati come Lei e insieme a Lei piangeremo.

Il Venerdì Santo non ci saranno nemmeno i Misteri e il Sabato Santo il portone della Chiesa del Carmine resterà chiuso per­ché non ci sarà il troccolante che busserà per tre volte con il bordone al portone della stessa Chiesa.

Domenica 12 aprile si festeggerà la Pasqua, ma soltanto liturgica­mente e attraverso gli schermi televisivi. Non potremo, forse, assaporare i dolci taralli e le ma­gnifiche scarcelle e la Pasquetta sarà soltanto un nostalgico ricor­do dei bei tempi che furono.

E, come nei bei tempi di ieri, Fornaro augura ai nostri letto­ri la Buona Pasqua con queste espressioni tarantine: “Criste à resuscitate e ‘a Madonne s’à cunzulate”.

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