09 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 09 Maggio 2021 alle 08:03:03

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“L’uomo che amava le donne”, di Truffaut

“L’uomo che amava le donne”, di Truffaut
“L’uomo che amava le donne”, di Truffaut

«Nulla somiglia ad un fune­rale più di un altro funerale, eppure que­sto ha qualcosa di particolare: non si vede un uomo, solo ed esclusivamente donne».

Parliamo de “L’uomo che amava le don­ne” di François Truffaut. Un grande film. Racconta le vicende amorose di Bertrand Morane, ingegnere di Montpellier.

Ora, tuttavia, parlerò libro edito da Mar­silio pagato ottomila lire, edizione del 1998, ripescato in questi giorni per volere del caso.

Nella premessa del 1977 scrive Truffaut «questo libro costituisce la versione ro­manzesca di una sceneggiatura cinemato­grafica. Questa trasformazione è destinata a renderne la lettura più fluida e più avvin­cente. Bertrand Morane, il personaggio principale del film, scrive un romanzo, per cui abbiamo un “romanzo nel film”. Qui egli diventa il narratore poiché per due terzi questo “cineromanzo” è scritto in prima persona. Otteniamo un romanzo nel romanzo».

Andiamo al protagonista, uno sciupa­femmine, un Casanova, un don Giovanni del Novecento. Da dove nasce questo suo bisogno tormentoso di amare le donne? Sono il suo oggetto e soggetto del deside­rio, la sua mania, la sua ragione di vivere. L’amore per l’amore.

«Sono migliaia tutti i giorni, le donne che camminano per le strade […] Ma chi sono tutte queste donne? Dove vanno? A quale appuntamento? Se il loro cuore è libero, i loro corpi sono disponibili e mi sembra di non avere il diritto di perdere l’occasione. La verità è questa: loro vogliono la stessa cosa che voglio io, vogliono l’amore. Tutti vogliono l’amore. Ogni genere d’amore, l’amore fisico e l’amore sentimentale o anche semplicemente la tenerezza disinte­ressata di qualcuno che ha scelto qualcun altro per la vita e non guarda più a nessu­no. Io non mi trovo in questa situazione e perciò le guardo tutte».

È un uomo solo che cerca di colmare la sua solitudine attraverso altre solitudi­ni. Tentativo disperato. Per definizione l’amore resta inappagato. Lascia risen­timenti, rimpianti, prima o poi finisce, ecco perché il libro termina col funerale del protagonista. Le amanti sono lì a te­stimoniare l’inizio e la fine, il piacere e le lacrime. «Le donne che ha fatto soffrire hanno avuto solo un torto: pretendere da lui qualcosa che non era in grado di dare. A quelle che volevano il piacere lui ha dato piacere e anche dolcezza».

Bertrand Morane, il protagonista, oscilla fra Casanova e Don Giovanni.

Casanova per un giorno o anche per un’o­ra s’innamora.

Don Giovanni non s’innamora delle don­ne che ama. Ricerca e offre il piacere. Frequenta e accarezza il sapore e la so­stanza della trasgressione. Il peccato è la sua sfida. La passione si nutre della dan­nazione.

Bertrand adesso è sottoterra e ha una vi­sione di favore per guardare ciò che di più apprezzava delle sue donne: le gambe. È lì e si gusta lo spettacolo. «Le gambe delle donne sono dei compassi che misurano il globo terrestre in tutte le direzioni, donan­dogli il suo equilibrio e la sua armonia».

Non tutte le sue amanti sono presenti. Mancano quelle con assenza giustifica­ta, quelle che non hanno trovato la giusta scusa col marito e mancano quelle ancora rancorose nei suoi confronti. «Mi chiedo se gli rifiuteranno il loro perdono, anche da morto».

E lui ora è lì, nel suo spazio armonico. Avrà fatto pace con i suoi sensi. Chissà se avrà mai fatto pace con i suoi sensi di colpa e chissà se mai ne ha avuti? Siamo sicuri che il suo modo di amare sia una colpa? «Bertrand ha amato tutte queste donne per ciò che erano». L’amore non è mai una colpa.

«Bertrand ha inseguito la felicità impossi­bile nella quantità, nella moltitudine. Per­ché abbiamo bisogno di cercare in molte persone ciò che la nostra educazione pre­tende di farci trovare in una sola?».

Il libro come il film scorre che è una bellezza. Diciamo la verità: vorremmo essere noi Bertrand. Vorremo essere noi Bertrand? Davvero? Cuore inquieto. Vo­gliamo contraddire Freud che diceva «L’umanità ha sempre barattato un po’ di felicità per un po’ di sicurezza.»?

Alcune donne del libro. Bernadette è per Bertrand una speranza e una promessa. Hélèene ama i ragazzi più giovani «Il tempo che passa ci infligge colpi molto duri […] Rifiuto la degradazione della vita o meglio non accetto che l’amore vi si adegui». Fabienne, una delle sue pri­me amanti apre uno squarcio di verità nel cuore del nostro amatore seriale «non soltanto non vuoi amare ma rifiuti di es­sere amato. Credi di amare l’amore, ma non è vero, tu ami l’idea dell’amore […] chi fa soffrire soffrirà a sua volta». Ber­trand replica che non è da escludere che lui abbia già sofferto. Lei scuote la testa e dice: «No, non credo, non saresti così duro, sapresti che bisogna avere cura delle persone». Era iniziata così bene la storia, lui l’aveva illusa di voler entrare nella sua vita, invece il suo unico intento era con­tenuto nella domanda pronunciata al loro secondo appuntamento «D’ora in poi, ho il diritto di posare le mani su di lei, ho il diritto di toccarla ovunque, sotto i vestiti, sotto le gonne?». Che impostore sincero il nostro Bertrand.

La radice del suo bisogno di collezionare amori è da ricercare nel rapporto con la madre che da bambino lo «lasciava solo per molti giorni di seguito per incontrare i suoi amanti». Anche lei teneva la contabi­lità dei suoi amori. Cosa sono questo libro e il film se non un registro computistico di entrate e uscite di cuori dal cuore di Ber­trand? “L’uomo che amava le donne” è la storia di uno sbilancio affettivo. Questo è!

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