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«Pagamento dell’indotto, niente alibi per Mittal»

Confindustria Taranto: «Le nostre imprese avanzano decine di milioni»

Arcelor Mittal
Arcelor Mittal

“Pagare fornitori e clienti mostrando per primi senso di responsabilità”. E’ sta­ta questa, non più di una setti­mana fa, l’esortazione giunta dal Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia a tutto il si­stema industriale italiano. Un’e­sortazione che trova fondamen­to nella responsabilità sociale che ogni realtà produttiva deve dimostrare di assumere per con­tinuare a far girare un’econo­mia bruscamente sospesa e che rilancia fortemente il concetto di dignità delle imprese e con­testualmente di fiducia da conti­nuare ad infondere, anche nelle congiunture difficili, ai propri stakeholders.

“Nel momento più critico della nostra storia non possiamo che far nostra questa esortazione, ed auspicare che, con l’impegno di tutti e con le misure messe in campo dal Governo centra­le, questo circolo virtuoso non si interrompa” si legge in una nota di Confindustria Taranto. “Mai come in questa fase rite­niamo infatti che il dialogo fra committente e fornitore debba rispondere ai criteri di corret­tezza e puntualità imposti da un rapporto contrattuale e non essere condizionato, come pur­troppo spesso accade, da eventi esogeni.

Il nostro riferimento ad Arcelor Mittal Italia, in questo senso, è tutt’altro che casuale. La re­cente dichiarazione della stes­sa azienda siderurgica secondo la quale la ripresa della com­mercializzazione dell’acciaio sarebbe propedeutica anche al pagamento (fra gli altri) delle aziende del nostro indotto, ci induce a porre necessariamen­te l’attenzione su un’evidenza: l’indotto continua ad essere da mesi, malgrado continui ad as­sicurare correttamente lo svol­gimento dei lavori per Ami, in sofferenza a causa di commesse non pagate.

Ed è quello stesso indotto che oggi assicura il prosieguo del­le attività dello stabilimento con ulteriore fatica in termini di massima responsabilità verso le misure di prevenzione da ap­plicare, sia nelle procedure pro­duttive sia rispetto alle risorse umane impiegate.

Detto in altre parole, non ac­cettiamo che passi il concetto, tutt’altro che rispondente alla realtà, secondo il quale Arce­lor Mittal avrebbe chiesto di ri­prendere la commercializzazio­ne del prodotto per ottemperare ai pagamenti dei suoi fornitori. È un’equazione che respingia­mo con l’evidenza dei fatti: ad oggi le nostre imprese avanza­no decine di milioni di euro e li avanzavano ancor prima che Ami sospendesse, peraltro per un periodo breve, la produzione del prodotto.

Nei prossimi giorni ci aspettia­mo in questo senso delle risposte chiare: giovedì 9 aprile avremo con l’azienda un aggiornamento per capire se si andrà verso l’au­spicato riallineamento dei paga­menti dovuti. Contestualmente, abbiamo già avvisato il prefet­to Demetrio Martino sul per­durante stato di inadempienza di Arcelor Mittal nei confronti del nostro indotto, che, palese­mente, perdura a prescindere da ogni evento, eccezionale e non, e quindi indipendentemente dal­le misure recentemente imposte dallo stesso prefetto all’azienda per il contrasto al contagio da Covid 19”.

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