09 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 09 Maggio 2021 alle 08:03:03

Cronaca News

La nautica locale rischia il default: sos alle Istituzioni

Assonautica Taranto scrive al sindaco Melucci ed al presidente della Regione Emiliano

Barche da diporto
Barche da diporto

Si rivolgono al presidente del­la Regione, Michele Emiliano, ed al sindaco di Taranto i vertici di Assonautica Taranto per il loro accorato appello su Cantieri Nau­tici e Nautica da Diporto nei giorni, difficili e complessi, del Covid 19. “Ci troviamo per l’impegno istituzionale che ci è stato dato, nelle condizioni di disturbarVi per renderVi partecipi della situazione del comparto nau­tico e delle filiera ad esso collegata, oltre che per sensibilizzarVi su questioni che possono sembrare superficiali, ma che in verità, e so­prattutto per chi ci lavora, non lo sono affatto. Siamo di fronte ad una crisi di lungo periodo del settore dovuta all’improvvisa contrazione economica che inciderà come in passato in maniera grave nel settore. Un rischio grave per l’economia italiana che vede 178.400 addetti nel settore nautico andare in contro­tendenza rispetto al resto del Paese, con un aumento medio costante del fatturato annua­le che supera il 15% dal 2012 fino al 2019.

L’altro ieri in Liguria il Governatore Toti ha riaperto la produzione dei cantieri, ma se non si prospetta la riapertura in tempi brevissimi delle attività del diporto, l’intero segmento tarantino e pugliese che di fatto non ha gran­di realtà di produzione (ma di servizi invece si) rischia il default”. “La nautica in Puglia è collegata sia al turismo residente, sia a quello forestiero sia alla mobilità sugli 800 Km di costa” si legge nella lettera firmata da Pie­tro Carratta e Matteo Dusconi, presidente e direttore generale di Assonautica Taranto. “Migliaia di famiglie pugliesi dipendono dal settore dei servizi che è fortemente stagionale e questa chiusura sta di fatto facendo slittare i ricavi di un anno. La tipologia della nautica pugliese è quello della micro e piccola impre­sa a conduzione familiare. La sua dimensione ne fa una realtà particolarmente capillare ma fragile. La stagionalità dell’attività diportisti­ca impone la preparazione delle imbarcazio­ni in questo periodo. A fronte dell’incertezza della fine della cosiddetta ‘fase uno’ della pandemia che viene rimandata di scadenza in scadenza dal Governo in funzione dell’e­volversi della situazione sanitaria, nonostan­te il fatto che le attività cantieristiche nauti­che siano state ammesse tra quelle aperte dai due Dpcm riguardanti l’emergenza Covid 19 e dal Dm Mise 25 marzo 2020, l’utenza non ha dato il via nella quasi totalità dei casi alle consuete lavorazioni stagionali.

Ciò significa che, perdurando la situazione d’incertezza sulla possibilità o meno di varare le barche, ed essendo incombenti in questi giorni i ter­mini di apertura della stagione nautica che anticipano normalmente di due mesi quella balneare, l’intero comparto nautico della Puglia, zone costiere, in mar Ionio e in mar Adriatico rischia, se va bene, di perdere un anno di lavoro e nella peggiore delle ipotesi, di chiudere i battenti. Assistiamo in queste ore, con grande amarezza e preoccupazione a centinaia di disdette delle prenotazioni di posti barca da parte dei nostri clienti esteri e l’assenza quasi totale di ordini di lavori di preparazione delle barche da parte dei clien­ti delle nostre associate. Andare in barca è un’attività isolante per sua natura, chi va in mare si allontana dai luoghi di massa da sempre. Il diportismo non si caratterizza, come la maggior parte delle attività ludiche con necessità di stare in una squadra o con gli assembramenti tipici delle manifestazio­ni sportive. Chi va in barca normalmente lo fa con la propria famiglia e non c’è dubbio che, rispetto al rischio di contagio, la barca sia addirittura ancor più sicura della propria casa. Possiamo affermare senza ombra di dubbio che, ragionevolmente la barca è il posto più sicuro al mondo dove una famiglia può passare il tempo in attesa che la pande­mia finisca. I distinguo da mettere in atto poi per evitare il rischio di contagio sono vera­mente pochi e di facile applicazione: l’utente nautico esce da casa, sale in auto, arriva in porto, sale in barca ed esce in mare. Non ha bisogno cioè di condividere niente con nes­suno, tranne che fare carburante una tantum con le dovute precauzioni ed usando i dispo­sitivi individuali, così come per fare il pieno all’auto. Se non si avrà la possibilità di met­tere in acqua le barche entro la fine di apri­le, assisteremo alla rinuncia definitiva degli utenti ad eseguire i lavori di preparazione

delle barche, a fronte della compressione della stagione oramai aperta e questo com­porterà, per i porti turistici, le marine, gli approdi ed i cantieri navali la perdita dei ricavi dell’intero anno. Con le barche a sec­co, infatti, non ci sarà nemmeno necessità a novembre prossimo, di fare manutenzione pre-invernale”

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