24 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 23 Novembre 2020 alle 17:16:06

Cronaca News

Processo Ambiente Svenduto rinviato al 6 luglio

Il processo Ambiente Svenduto (foto d’archivio)
Il processo Ambiente Svenduto (foto d’archivio)

Con l’emergenza Covid 19 un altro rinvio era nell’a­ria. E venerdì è arrivato. Il processo Ambiente svenduto tornerà in aula il 6 luglio prossimo (ore 9,30) e non il 20 aprile come previsto ai primi di marzo quando, in gran parte del Paese e soprattutto al Sud, nessuno immaginava la gravità e la portata del contagio. Il rinvio è stato disposto d’ufficio dal presidente della Corte d’Assise di Taranto, Stefania D’Errico,‑‑alla luce delle recenti norme che disciplinano l’attività giudiziaria nel periodo di lockdown.

Il processo, si legge nel decreto del presidente della Corte d’assise, presumibilmente non potrà rientrare fra quelli che forse potran­no svolgersi con trattazione da remoto in considerazione sia del numero delle parti (47 imputati, oltre 1400 fra parti civili e parti offese, oltre accusa e difesa) sia della provenienza geografica di molti imputati e avvocati, ossia le zone più colpite della Lombardia e dell’Emilia-Romagna.

Rientra, invece, fra quelli per i quali è previsto il rinvio a dopo il 30 giugno, da qui, evidentemente, la fissazione della prossima udienza al 6 luglio con lo stop del decorso della prescrizione fino all’11 maggio, si legge ancora nel decreto del presidente della Corte d’Assise.

Nei mesi scorsi, quando la pandemia non era nemmeno all’orizzon­te, secondo alcune previsioni, il processo Ambiente svenduto sareb­be terminato fra fine luglio (o comunque prima della pausa estiva) e settembre. I ritmi del dibattimento sono sempre stati molto serrati, con udienze anche molto lunghe (alcune delle quali terminate in serata) tenute anche per tre giorni a settimana dall’inizio del 2016, quindi da oltre quattro anni (senza considerare la falsa partenza di dicembre 2015 e il ritorno del fascicolo al gup).

Poi, come un fulmine a ciel sereno, è arrivato lo tsunami del Co­ronavirus col lockdown per l’intero Paese e di conseguenza anche per l’attività dei tribunali. Quindi la sentenza di primo grado slitte­rà inevitabilmente ma è impossibile stabilire i tempi, almeno fino all’udienza del 6 luglio quando sarà stilato il nuovo calendario e quando, non è da escludere, potrebbero esserci anche nuove norme che disciplinano i processi (una parte delle ultime sono state conte­state dall’avvocatura).

Il dibattimento sul disastro ambientale addebitato all’Ilva targata Riva si tiene nell’aula bunker della vecchia sede della Corte d’ap­pello, al quartiere Paolo VI, dove non finora non si è rischiato il sovraffollamento sia per l’ampiezza della stessa aula concepita per i maxi processi sia per l’assenza di pubblico nella quasi totalità delle udienze. Le condizioni non sono problematiche come quelle di al­tre sedi giudiziarie ma questo non rappresenta una garanzia contro i rischi di diffusione del virus.

E soprattutto saranno altri i criteri che determineranno lo svolgi­mento dei processi e riguarderanno l’intera Italia. Ormai ogni de­cisione, a qualsiasi livello, sarà dettata dalla crisi sanitaria e dalle misure a tutela della salute. Anche per una questione giudiziaria come quella tarantina che da quasi otto anni ruota intorno all’eter­no dilemma fra salute e lavoro.

 

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