Cronaca News

Quella trincea in Città Vecchia

Il racconto dell’emergenza povertà nei giorni del Covid

La Città Vecchia di Taranto
La Città Vecchia di Taranto

Dal 1 aprile in città vecchia l’e­mergenza povertà scatenata dalle misure di distanziamento sociale previste dai Dpcm per combat­tere il Convid19 si è manifestata in maniera veemente. Non poteva essere altrimenti in un luogo dove c’è un’altissima concentrazione di disoccupazione, di precariato e di nuclei familiari numerosi che soffrono i più sfaccettati e spinosi problemi sociali dovuti al degrado socioeconomico. Il Covid ha sco­perto ulteriormente i nervi di una situazione che è perennemente in emergenza. Abbiamo unificato le forze con in prima fila la Caritas parrocchiale gestita dalle suore Missionarie del Sacro Costato e la confraternita Maria Santissima Addolorata che già nell’ordinario assiste 200 famiglie.

È ovvio che chi vive alla giornata ha sentito immediatamente il peso di una situazione così inedita. Per com­prendere la gravità e l’urgenza è bastato vedere la gente in fila per venire a ritirare il pane messo a disposizione fin dai primi giorni e ogni giorno da tanti panificatori tarantini la cui generosità è enco­miabile. Momenti di fibrillazione e di agitazione non sono mancati sotto la mia abitazione. Vengo a raccontare tutto ciò diversi giorni dopo per rispetto che si deve ai poveri, alle famiglie. Ci siamo at­trezzati con un numero di telefono dedicato all’emergenza alimenta­re per i cittadini di Taranto vec­chia. Al telefono abbiamo risposto noi sacerdoti (ora avendo coperto la maggior parte delle famiglie richiedenti il servizio telefonico è attivo solo al sabato). Nel frat­tempo il numero degli assistiti è salito a quattrocento famiglie, la maggior parte di esse con tanti bambini. Abbiamo disposto un servizio di ritiro del pane per la distribuzione pomeridiana. L’ap­pello inizialmente pronunciato in sordina, per i motivi detti prima, è rimbalzato muovendo la gene­rosità di tantissimi, specie liberi cittadini. In sintesi le derrate ali­mentari sono arrivate dalle raccol­te alimentari della Caritas; della confraternita dell’Addolorata; da­gli amici dei sacerdoti e delle suo­re; dal Banco alimentare e da altre parrocchie generose; dalle asso­ciazioni di ogni genere; dall’as­sessorato comunale alle politiche sociali; da imprenditori e da so­cietà sportive, non solo tarantine ma anche della provincia di Bari e di Brindisi.

Lodevole l’iniziativa degli insegnanti della scuola Con­siglio-Galilei che si sono tassati dandoci un importante contributo. Dodici volontari della comunità ogni giorno dal lunedì al sabato garantiscono l’accoglienza in ma­gazzino, predisposto ad hoc, dei beni e del loro relativo scarico e sistemazione, la preparazione dei pacchi viveri, la distribuzione di questi ultimi e il servizio di chia­mata e distribuzione per ritirare il pane. Per rendersi conto della mole di generosità e di lavoro si fornisce qualche dato. Per queste due distribuzioni straordinarie sono state impiegati: 4000 litri di latte, 800 bottiglie di olio evo, 800 bottiglie di olio di semi, 800 confezioni di zucchero, 800 con­fezioni di caffè, 3000 scatolette di tonno, 6000 scatolette di pelati, 3200 bottiglie passata di pomodo­ro, 600 kg di farina, 4000 confe­zioni di biscotti, 4000kg di pasta, 2400 scatolette di legumi 6000 bottigliette di succo di frutta, 400 uova di Pasqua, 400 colombe, 400 confezioni di brioche: a tutti va il mio ringraziamento. Le fornitu­re sono state diversificate per la tipologia del nucleo famigliare, abbiamo cercato di venire incon­tro anche alle esigenze delle famiglie con bambini molto piccoli, distribuendo omogenizzati e altri prodotti per l’infanzia. Sono nu­meri importanti che testimoniano il cuore grande dei tarantini, che specie nel periodo della Settimana Santa sentivano l’urgenza e il bi­sogno della condivisione. Numeri importanti che comunque non è difficile scoprire insufficienti nel momento in cui si spalmano su una platea di domanda così gran­de.

E adesso? Fino al 3 di maggio probabilmente riusciremo a prov­vedere ad una terza distribuzione – ne facciamo una ogni 15 giorni – con quello che è ancora in de­posito e se la generosità ci verrà ancora incontro e grazie all’inter­vento dell’arcivescovo Santoro pe­rennemente presente e attento alle necessità dei poveri. Credo che questa emergenza possa costitui­re un momento favorevole per la gestione sistemica dell’emergenza sociale città vecchia. Il Covid19 ci provoca ancora una volta non a “mettere una pezza” a fronteg­giare il problema così come viene con buona volontà e fortuna. Dob­biamo aggredire l’emergenza se­gnando un passo importante di di­scontinuità. Nei giorni passati ho sentito l’assessore Ficocelli racco­gliendo la disponibilità a vagliare insieme ogni singolo caso delle tante famiglie da noi assistite, per verificarne i requisiti di necessità. Ad esempio tante famiglie non hanno fatto domanda per i buoni spesa. I motivi possono essere i molteplici, fra questi sicuramen­te c’è una discreta parte che non riesce a compilare correttamente i moduli, che fa fatica a raggiun­gere i punti dove si consegnano le domande o si ricevono i buoni. Nelle scorse settimane abbiamo anche cercato di aiutare i parroc­chiani anche in queste procedure, ma la gestione in totale risultava essere ciclopica, soprattutto per­ché le restrizioni non ci consen­tono di coinvolgere, per buoni e ragionevoli motivi, tanto persona­le volontario. Nel ringraziare tutti di vero cuore desidero ribadire la massima disponibilità delle Chie­sa dell’Isola con tutte le sue realtà ecclesiali, a fornire manforte alle istituzioni preposte, rendendo fru­ibile la nostra rete e tutto ciò che si fa in maniera stabile e permanente in questi anni, avviando un pro­gramma di carità intelligente, che tenda a emancipare dai bisogni primari le persone, non prescin­dendo mai dalla povertà peggiore, quella umana, anche morale, ori­gine di ogni altra miseria, lavoran­do tutti insieme per la promozione delle persone e per il loro riscatto, senza scoraggiarsi mai di fronte a debolezze che hanno radici pro­fonde. Se è vero ciò che auspichia­mo che passata l’emergenza dob­biamo ritrovarci persone migliori, città migliori, questo è un treno che non dobbiamo perdere per giungere insieme nel cantiere di comunità che dovremo costruire.

don Emanuele Ferro
Parroco della cattedrale di Taranto e delle Chiese dell’Isola

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