14 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Maggio 2021 alle 19:15:24

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Sant’Egidio batte il Coronavirus

Le poesie dialettali di Antonio Fornaro. La pandemia tra ironia e speranza

Sant’Egidio
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“Iniziai a buttar giù queste poesie in una notte che mi ero svegliato di soprassalto per un brutto sogno. Ero agitatissimo a causa di quel terribile Coronavirus che mieteva tante vittime e ci aveva tolto la libertà. Così mi alzai e sfogai la mia rabbia contro quel virus maledetto scrivendo alcuni versi dialettali che alla fine dettero vita a una bella composizione. E da quel giorno non ho smesso più”. A parlare è lo studioso di tarantinità Antonio Fornaro che dal 28 marzo al 20 aprile ha scritto diverse poesie dialettali sul, anzi, contro il virus, con un messaggio di speranza.

“Ce la faremo, ne sono convinto – dice – e anche prima di quello che si pensi”. Ne ha inviate ogni giorno su whattsapp agli amici, declamandole simpaticamente, per far sorridere un po’ e raccogliere pareri, alla fine tutti positivi. Tanti sono stati i ringraziamenti per quelle poesie, che hanno avuto il merito di regalare un po’ buonumore per affrontare pesanti giornate di auto reclusione. L’autore ha intenzione giungere a quaranta composizioni, una per ogni giorno della nostra quarantena, da raccogliere in una pubblicazione dal titolo ‘Quidde diavule skatenate – Quarantena dialettale tarantina sul Coronavirus per ricordare e… per dimenticare’. La sua prima poesia, scritta in quella notte un po’ agitata, ha come titolo “Citte citte mbra de nuie” e racconta di come il Coronavirus si sia introdotto in silenzio e in modo subdolo in mezzo all’umanità, facendosi scambiare per una banale influenza e poi colpire a tradimento. Non manca il ricorso a finzioni storiche, con il ricorso a personaggi a noi particolarmente cari, che si offrono per sconfiggere il temibile nemico. In “Paisille e Sant’Egidie”, per esempio, egli ne immagina il colloquio dalla discesa Vasto e da corso Umberto, dove s’innalzano i monumenti che li ricordano.

“I due commentano stupiti e addolorati il silenzio e la mancanza di persone tutt’intorno – racconta Fornaro – Constatato che l’uomo da solo non ce la fa, chiedono entrambi l’intervento di Gesù, affidandosi, certi nella fede, alla bontà del suo Sacratissimo Cuore”. Spassosa è anche la poesia che vede protagonista il famoso strillone tarantino: ’Marche Polle sfotte ‘u virus’. “Il nostro Amedeo Orlolla, appreso quanto sta avvenendo nella sua amata città – spiega – chiede al Signore di lasciare per un po’ il Paradiso per vedere cosa fare. Così, con l’immancabile fascio di buste con le giocate della Sisal, s’incammina in una deserta via D’Aquino, in cerca invano di chi gli offra una sigaretta e soprattutto sperando di incocciare il Coronavirus, che non si fa aspettare. I due finalmente s’incrociano e Marche Polle, con il suo “A vuè mo?”, annuncia al nemico che gli avrebbe fatto un bel dono: una schedina… avvelenata, per toglierlo per sempre dalla circolazione”. E c’è spazio anche anche per Totò (“Totò, ‘a livella e ‘u virus”) e per San Francesco d’Assisi (“‘U cante de le criatùre”).

In “Le tre nemice tarandine” l’autore se la prende, oltre che con il Coronavirus, anche con i fumi dello stabilimento siderurgico e la Xylella, che fanno non meno vittime: “Tre nemice maledette ca ce l’azzeccame, nuje le facime nuève nuève”. “Li vogliamo tutti stesi – auspica – per poi ritrovarci quest’estate in riva al mare a farci una gran mangiata ‘de cozze allattemate’”. Queste le altre poesie composte finora: E a vite ve nnanze, Quanda frajiasse, Ce brutte suenne, Cu ‘a cape o’ sole, Continua ‘a quarantena, State skuscetàte, Parma Sande, Manghe nu starnute, ‘Mbruegghie sopra ‘mbruegghie, Nu graffìne pe testemone (ndr. “graffine” è il termine dialettale che indica il delfino), Mane e vrazze alliate, Pasche ind’alle case, Caresunijdde, sé, Carisunijdde nnanze, Hagghie sunnate, Hagghie fotografate ‘u virus. “Mi piacerebbe – conclude Antonio Fornaro.- che, al termine di quest’incubo, questo libro, una volta alle stampe, fosse sfogliato dai tarantini per ricordare con sollievo questi giorni terribili e godere meglio della ritrovata libertà”.

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