19 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Settembre 2021 alle 22:57:00

Aula scolastica
Aula scolastica

Caro Direttore,

Avrei potuto anche darti, a questo mio in­tervento, altro titolo: ad esempio, “Fare scuola senza la scuola” per il fatto, ormai noto, che si può anche insegnare a distan­za con le avanzate tecnologie del momento attraverso problemi di comunicazione tra l’abitazione del docente e l’aula scolastica o direttamente nella casa dello studente con la speranza che la voce “metallica” del pro­fessore arrivi con accenti umani e non da novello “robot”.

Ma, mi si dice, è il doloroso momento che la mortifera pandemia ha consentito neces­sario, quanto non usuale recupero, di lezio­ni non più impartite tra i tanti allievi tra le mura di un’aula scolastica.

Vince la moderna tecnica operativa e co­municativa sui valori dell’humanitas che un docente può dare attraverso il quotidiano dialogo di pensiero e di viva voce con la sua scolaresca.

Fare scuola, purtroppo, senza la scuola: questo il primo assoluto paradosso.

Caro Direttore, chi ti invia questo persona­le intervento è vissuto da docente e poi da preside in due scuole dell’ordine classico ma si è sempre sentito e si sente un uomo di scuola, che ha presente quel precetto del grande pedagogista latino Quintiliano che, traduco, dal passo della sua seconda “Isti­tutiones” (2,8).

“Avverto i discepoli che amino i loro profes­sori (Praeceptores) non meno che gli stessi studi, e considerino che se essi non sono i genitori del corpo, lo sono delle menti. Que­sto sentimento è alla base del loro studio”.

“Multum haec pietas confert studio”.

E’ un passo di altissimo valore, oltre che didattico e formativo delle coscienze dei giovani di futuro comportamento etico nel­la vita.

Voglio augurarmi, e non per storica meto­dologia di studio, che, al di là di ogni nuova tecnica scientifica – mediatica, il dialogo tra docente e allievi possa e debba conti­nuare nel rapporto dialettico che solamente e umanamente si realizza tra un visibile do­cente e la diuturna presenza degli allievi in una comunione di intenti e di pensiero.

E non attraverso un mezzo tecnico, an­che se scientificamente lavorato, si può realizzare quella libertà delle coscien­ze e delle menti dei giovani che sono la “dialettica”quotidiana tra docente ed allie­vi, diventa “didattica” per quel confronto umano e fisico continuativo nel corso degli anni scolastici, che sono irripetibili, pro­prio perché tali, nel ricordo di coloro che, divenuti adulti, tornano agli anni della gio­vinezza.

Certamente, dopo questa drammatica e mortale pandemia, molto cambierà nella società nostra e altrove; un nuovo sistema di vita e, di conseguenza, una nuova visione dell’attività scolastica certamente ci sarà.

E’ bene dirlo, per verità di coscienza e di fatti, che la nostra istituzione scolastica è da tempo malata, anzi, inesorabilmente malata da quell’infausto ’68 che più che rivoluzione di costumi e di metodo, ha recato involuzio­ne nell’ordine e nell’equilibrio della stessa pedagogia scolastica, e in tale frangente, la funzione del docente, peraltro mal retribui­to, è venuta a perdere in dignità di vita e di insegnamento.

Riforme ministeriali per lo più fatue e vuote di significativi e edificanti contenuti, buro­crazia sempre più ossessiva e dominante, specificatamente per i presidi di istituto; programmi scolastici alterati in nome di un progressismo sociale paritario che ha con­giunto il merito al demerito di studio con una metodologia valutativa necessariamen­te ineguale quanto necessariamente oppor­tuna per il mantenimento di una cattedra datrice di familiare sostegno. La scuola va rifatta, a cominciare dal restituire ai docen­ti dignità di vita e di lavoro, va rinnovella­ta nei suoi ordini scolastici e, nei concorsi emanati nel tempo, più breve possibile sen­za attendere decenni con gravi danni con il personale che attende dopo i suoi studi una effettiva sistemazione. Per non parlare delle stesse strutture scolastiche più volte desuete e mal tenute. Una scuola efficiente ed ordi­nata comincia con la sistemazione ordinata del personale docente. E poi va riveduta nei programmi di studio, nella struttura degli argomenti per giungere, all’ultimo anno scolastico, alla conoscenza di fatti storici e culturali del secolo nel quale gli allievi vivo­no e partecipano da contemporanei; e sem­pre in funzione dialettica e mai partitica.

Ma, teniamo ben presente, che una scuola si rifà sempre ricollegandosi al meglio del passato, che poi è sempre presente e pre­para nel presente il futuro degli allievi che sono il futuro di una nazione; sempre che sia presente il detto antico e moderno “sine studio nulla patria”.

E’ Quintiliano! Ma con uomini politici nuovi e preparati; prima o dopo; meglio prima.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche