19 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Settembre 2021 alle 22:57:00

Cronaca News

Cantieri chiusi, crollo degli edili «Fateci riaprire»

L’allarme lanciato da Confartigianato

Cantiere edile
Cantiere edile

«Abbiamo supera­to la sesta settimana di fermo dei cantieri. Queste giornate splendi­de sarebbero state ottimali per i lavori nell’edilizia. C’è un mondo di 3.400 imprese edili oggi al palo nella provincia di Taranto, di cui circa 1.700 quelle artigiane, tra ditte con dipendenti e semplici la­voratori autonomi, capaci di muo­vere una filiera che ruota intorno ai sistemi casa, infrastruttura ed industria; imprese che vengono da 15 anni di crisi finanziaria che ha fatto macerie».

È l’allarme lanciato da Confartigia­nato Taranto. «Con questa emer­genza sanitaria è tornato l’incubo più nero. Tra i settori da riaprire subito – evidenzia Fabio Paolillo, segretario provinciale di Confar­tigianato Taranto – deve esserci quello dell’edilizia. La chiusura dei cantieri, nel territorio provinciale, ha riguardato oltre l’80% delle im­prese. Gli addetti del settore sono rimasti a casa. Azzerati fatturati e cassa integrazione per i dipen­denti (quando arriverà). Questo è il quadro. Le nostre imprese edili sono piuttosto sconfortare, ci di­cono di avere risorse per coprire i costi massimo fino a fine del mese di aprile. Molte imprese sono scet­tiche sul chiedere i finanziamenti, quelli di cui si sta parlando tanto, perchè poi bisogna pagare ovvia­mente le rate per restituirli, e come si fa se non si lavora e se non si in­cassa?

Come settore ci aspettavamo già un’apertura graduale dal 14 apri­le, almeno per quei cantieri meno impattanti ed invece ancora non c’è una prospettiva ed è molto preoc­cupante per la vita futura di mol­te nostre imprese. Come noto il decreto di marzo aveva messo in stand-by buona parte della filiera del mattone che attiene all’edili­zia civile, quindi le imprese che costruiscono ristrutturano edifici, residenziali ed industriali e che si occupano di progetti immobiliari. Lasciando invece la possibilità di proseguire le infrastrutturazioni considerate essenziali».

Ed è proprio su questo che Confar­tigianato edili intende soffermar­si. «Molti cantieri si sono fermati con i Comuni che tentennano a far proseguire i lavori. Invece sarebbe proprio il momento per far ripar­tire i lavori ed avviarne molti altri di pubblica utilità. Pensiamo ad esempio alle asfaltature delle stra­de ed al ripristino di marciapiedi, questo è il momento ideale per fare i lavori proprio per la scarsa circo­lazione. Pensiamo alla manuten­zione di tutti gli edifici scolastici del territorio provinciale, che può essere portata avanti approfittando del fatto che non ci sono i ragazzi a scuola e a realizzare già adesso le rimodulazioni strutturali delle classi che certamente occorreran­no con i nuovi standard visto che non si potrà più stare come prima. Pensiamo alla ristrutturazione de­gli edifici di proprietà comunale. E’ proprio questo il momento giu­sto per fare i lavori. Per questi lavo­ri è doveroso impegnare le imprese locali, che non devono fare sposta­menti e non hanno necessità di sup­porto logistico. Siamo preoccupati anche per il rallentamento delle pratiche burocratiche in capo agli enti pubblici. Ci riferiamo ai ritardi sul via libera a concessioni edilizie, analisi di progetto sia dal punto di vista urbanistico che edilizio, pa­reri vari. Ci risulta che anche nelle amministrazioni ci sia personale in smart working ma che molte prati­che con questa modalità di lavoro siano ferme, e quindi la ripartenza e la prosecuzione di appalti e di la­vori il cui iter si è arenato.

Come Confartigianato Edili siamo i primi a dire che al primo posto c’è la salute dei lavoratori e molte im­prese in questo mese di sospensione si sono preparate per assolvere alle procedure per la sicurezza e quindi sono pronte per attuare i protocol­li. Le imprese hanno acquistato le mascherine Dpi pagandole anche 5 volte tanto. Quelle pronte, e sono la maggior parte, facciamole riparti­re. Anche perché ogni giorno che passa, soprattutto nell’edilizia pri­vata, si rischiano nuovi problemi. C’è il rischio altissimo che vengano disdettate commesse per lavori già contrattualizzate. Dobbiamo spe­rare che il privato mantenga i suoi impegni. Il blocco impedisce l’ini­zio, la prosecuzione e anche la con­segna dei lavori di ristrutturazione e di manutenzione. Certamente c’è la causa di forza maggiore, ma le imprese non vogliono andare in discordia con i clienti, perché è proprio sui rapporti che si regge il lavoro nell’edilizia privata».

In questa ottica Confartigianato Puglia ha sollecitato al Presidente della Regione Puglia Michele Emi­liano l’adozione di un provvedi­mento per consentire le attività di manutenzione collegate all’apertu­ra degli stabilimenti balneari e del­le strutture ricettive, ivi compresi i piccoli cantieri in edilizia libera e le opere edili per le quali sia suffi­ciente la Cila.

«Quest’apertura, a nostro avviso, tutela la salvaguardia del patrimo­nio paesaggistico e favorisce la ri­partenza di quella parte del sistema produttivo composto da micro e piccole imprese che rappresenta­no la maggioranza delle attività nella nostra regione e che più di altre rischiano di soccombere per il protrarsi della restrizione forzata. Le nostre imprese sperano di poter ripartire con i cantieri al più presto. Sarebbe importante rassicurare i cittadini con adeguate campagne di incentivi rafforzati come ecobo­nus, efficientamento energetico e forme di credito agevolato. La pau­ra è che dopo questo fermo ed al momento di ripartire i privati che avevano intenzione di investire nel­la ristrutturazione e nell’acquisto di immobili tirino i remi in barca in attesa di vedere come la situazione si evolve. Ed allora davvero non ne usciremo più».

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