19 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Ottobre 2021 alle 13:52:00

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Non voglio cambiare pianeta: arriva il docutrip di Jovanotti

A partire dal 24 aprile andrà in onda su RaiPlay per quindici puntate

Il docutrip di Jovanotti
Il docutrip di Jovanotti

CORTONA (Arezzo) – «Sono entusiasta del nuovo e per emer­genza sono disposto a passar sopra a tutto, ma la musica bi­sogna viverla e quando uscire­mo da questa situazione tutto sarà da costruire: la musica è il superfluo necessario ed è sfogo cutaneo del pianeta. Fra poco l’isolamento stretto non sarà più necessario».

È il Jovanotti pensiero espresso durante la videoconferenza da casa sua con i media per parlare del docutrip “Non voglio cam­biare pianeta” in onda per quin­dici puntate su RaiPlay a partire dal 24 aprile.

«I miei fans troveranno qualco­sa che conoscono – ha accenna­to – C’è letteratura, poesia e mi auguro che qualcuno inciampi in questo viaggio non turistico (che invece è un prodotto) ma avventuroso e di opportunità della vita, fatto a 53 anni che è molto diverso da quello da ra­gazzino con uno zaino, anche se da bambino non l’ho potuto fare».

Un viaggio da solo, ma non solo, da Santiago del Cile a Buenos Aires, attraverso deserti, coste oceaniche, parchi nazionali, le Ande, le pampas, i villaggi sperduti e la grande città.

«Il nord del Cile è posto mera­viglioso che toglie il fiato – ha fatto notare – Una vera leggen­da per i ciclisti, un deserto di solitudine con vento pazzesco, e punto di attrazione da verifi­care».

Una bicicletta, una musica in testa, il ritmo dei pedali e del respiro, una tendina, un paio di borse appese al telaio e tante banane che sono la benzina dei ciclisti: tra gennaio e febbraio Lorenzo Cherubini ha pedalato da solo per 40 giorni.

«Durante il viaggio è successo questo: ho sempre viaggiato in bici – ha confessato – Viaggia­re è sempre stato il mio sogno, forse prima che la musica, una grande passione, riflessa anche nella musica.

Dopo Jova Beach Party della scorsa estate fra mille entusia­smi, mi sentivo alla fine di una corsa ma anche all’inizio di andare in strada che ha avuto una grande capacità di aprire il cuore, sono partito per una terra che amo, il Sudamerica, con un cellulare e una telecamera pic­cola come una mezza mela, e non pensavo che sarebbe diven­tata un’idea di racconto».

Panorami poderosi e strade sen­za fine, villaggi sperduti e albe primordiali, incontri inattesi e la complice compagnia dei lama e dei guanacos incuriosi­ti da questo loro simile con le ruote: Lorenzo è un viaggiatore vero da sempre: guardare fuo­ri per guardarsi dentro, andare lontano per avvicinarsi ai ricor­di, allo stupore dell’infanzia, trovare per sentire le mancanze.

«Ho sempre bisogno di pensare alla mia vita e di farla rimbalza­re su pareti immensi – ha rivela­to – È un gioco dialettico in cui la vita è priorità, perché la mia vita è il racconto che trasformo attraverso la musica, anche fil­trata con gli occhi degli altri».

“Non voglio cambiare pianeta” é un verso del poeta cileno Pa­blo Neruda a farci entrare nel viaggio di Lorenzo e a dare il titolo all’intero docutrip.

«È un pianeta spettacolare il nostro – ha spiegato – È bello, è tragico, è magico, è diverso, è vecchio e appena nato, sorpren­dente, imprevedibile.

Mi piace e non va cambiato: sta a noi cambiare per poterlo vive­re senza essere noi il problema. In questo pianeta ci sto bene, è la nostra casa, e mai come in questo momento che siamo co­stretti a vivere nelle nostre case, stiamo prendendo consapevo­lezza del valore della cura, del benessere, della qualità della vita».

La prima puntata di “Non vo­glio cambiare pianeta” va in onda alla vigilia della festa del­la liberazione del 25 aprile.

«È un significato che sappiamo dare per questa festività ma si tratta di una coincidenza, anche se la coincidenza non esiste – ha concluso – É importante perché ci mette in contatto con la pa­rola “liberazione” che si compie per realizzare la libertà che bi­sogna riaffermare, oggi chiusi in casa per esercitare la nostra libertà, e non faccio quel che mi pare ma quel che mi dicono: festeggiarla è un’idea che non muore mai per imparare anche il passato, scoprendo che “vira­le” oggi è una parola pericolo­sa ed è il simbolo della nostra epoca».

 

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