Cronaca News

«Ex Ilva, ripartire da salute e lavoro»

Confronto in videoconferenza tra il dg dell’Asl Rossi ed i sindaci del versante occidentale

Arcelor Mittal
Arcelor Mittal

Ho letto con molto interesse su Taranto­Buonasera l’intervento dell’ing. Biagio De Marzo sull’attuale situazione dello stabili­mento Ilva e sul suo rapporto con la cit­tà. Fa bene l’ing. De Marzo a riproporre il tema poiché l’allarme sul coronavirus ha messo in ombra il dibattito in città sull’ar­gomento che invece conserva tutta intera la sua pregnanza. Preliminarmente rilevo che la sua è una posizione che io condivi­do e che vado sostenendo da lungo tempo cioè fin dall’inizio di questa vicenda. In­fatti personalmente ho sostenuto da tempo l’ambientalizzazione dello stabilimento ILVA , sempre rifiutandomi categorica­mente di schierarmi nell’eterna e stucche­vole contrapposizione tipicamente italiana tra guelfi e ghibellini cioè tra coloro, gli ambientalisti che vogliono la chiusura tout court dello stabilimento Ilva, che amano la città di Taranto e si battono per la tutela dell’ambiente e della salute dei suoi citta­dini e gli industrialisti che invece cinica­mente sostengono la logica del profitto a scapito della salute. Io ho sempre ritenuto la necessità della compatibilizzazione del­la produzione industriale (possibile alla luce del progresso tecnologico) con la tu­tela ambientale e la salute dei cittadini nel rispetto dell’AIA e soprattutto della neces­sità della sua rigorosa applicazione e dei suoi tempi rigorosamente e determinati a priori e altrettanto rigorosamente gestita sotto il controllo pubblico. Così come ho sempre sostenuto che accanto al piano am­bientale e all’AIA debba essere adottata la valutazione di impatto sanitario obbligato­rio sulla base della quale determinare le li­nee guida della gestione dello stabilimento. Prendo atto davvero con molto piacere che l’ing. De Marzo la pensi esattamente come me quando scrive “..ritengo disastrosa, per l’Italia e per Taranto, la chiusura del Side­rurgico …Continuo a credere che sia possi­bile ottenere che quella immensa fabbrica rimanga in esercizio, con danni ambientali e sanitari “accettabili” per essere supera­ti dalla più avanzata tecnologia”. E queste cose dette da lui assumono certamente un rilievo maggiore dal momento che l’ing. De Marzo è sicuramente persona credibile ed affidabile provenendo egli non dal mon­do cinicamente industrialista e dell’appa­rato industriale ma anzi avendo svolto nel movimento ecologista tarantino dal 2006 in poi un ruolo importante e decisivo come punto di riferimento di competenza e di si­cura onestà intellettuale e tecnica.

Io sono del parere che i governi precedenti e quello attuale non hanno nulla da rim­proverarsi nella gestione del rapporto con Arcelor e che tutto il lavoro fatto non deb­ba essere messo nel cestino buttando via l’acqua sporca con tutto il bambino. Vero è che qualche governo incauto e inesperto ha commesso qualche errore di imperizia quando ha dato il destro ad Arcelor di sfi­larsi da un contratto che aveva sottoscritto e che solo a posteriori si è reso conto di non poter onorare. Con ciò è stato fornito all’azienda franco indiana un commodus discessus che le ha dato in mano le carte per disdire il contratto senza pagare pegno. Così come è anche vero che prese di posi­zione incaute e demagogiche creano solo confusione e allontanano dalla soluzione del problema fornendo ad Arcelor argo­menti per non assumersi le responsabili­ tà che invece deve assumersi tutte intere. Però è anche vero che politiche più sagge e con alle spalle una maggiore competenza hanno fissato alcuni punti imprescindibili e non più negoziabili come il “preaccordo” citato nell’intervento di De Marzo. A mio parere, e anche in questo concordo con De Marzo, da quel “preaccordo” bisogna ripartire tenendo a mente due cose fonda­mentali ed irrinunciabili, la prima che non si può prescindere dalla salute dei cittadini e dalla tutela dell’ambiente la seconda che la produzione dell’Ilva è indispensabile essendo l’Ilva un asset strategico naziona­le per l’economia del nostro Paese. Come dice De Marzo un rischio sanitario e am­bientale “accettabile” nei limiti della nor­ma applicata in altre imprese del genere in altri paesi non è scandaloso.

Quanto ad una olivettizzazione dello stabi­limento siderurgico di Taranto l’idea di De Marzo l’apprezzo moltissimo conoscendo la grande cultura, l’esperienza e umanità del mio amico Gino ma la considero un pò utopistica per due motivi. L’Ilva produce acciaio non computer o software e poi so­prattutto oggi non disponiamo di persone come Adriano Olivetti di fronte al quale il panorama politico appare di una mediocri­tà sconcertante.

Mario Guadagnolo
Già Sindaco di Taranto

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