05 Dicembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 05 Dicembre 2020 alle 16:02:00

Cronaca News

No al fermo impianti Accolto il ricorso Ilva

Posto l’accento sulla valutazione del danno sanitario


L'ex Ilva ora ArcelorMittal

– Il fermo degli impianti può attendere. Il Tar ha infatti sospeso l’ordi­nanza con la quale il Comune di Taranto paventava, sostanzialmente, la chiusura dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva, ora gestito da Arcelor Mittal.

Il Tribunale amministrativo regionale di Lecce (presidente Antonio Pasca, consi­gliere Ettore Manca, referendario Silvio Giancaspro), si è così espresso sul ricor­so presentato da Ilva in Amministrazione Straordinaria contro il provvedimento nu­mero 15 firmato dal sindaco Rinaldo Me­lucci il 27 febbraio scorso.

Il Tribunale ha ritenuto «certamente op­portuno» rispettare «l’esigenza di salva­guardare – da un lato – la sicurezza de­gli impianti dello stabilimento ex Ilva e – dall’altro – il livello occupazionale che risulta necessariamente correlato alla pie­na funzionalità degli impianti produttivi». L’ordinanza del sindaco è quindi sospesa fino alla camera di consiglio fissata al 7 ot­tobre 2020.

L’ordinanza è comunque piuttosto artico­lata. Il Tribunale riconosce infatti che per esprimersi nel merito «è necessario di­sporre l’acquisizione di ulteriore documen­tazione». Il Tar ha quindi ordinato al Mi­nistero dell’ambiente di depositare entro 90 giorni una relazione sul procedimento di revisione dell’Aia 2017 per capire se il procedimento sia stato o meno concluso e se contempli la valutazione del danno sa­nitario.

Lo stesso ministero dovrà depositare le re­lazioni di esercizio (che sono a carico del gestore) relative agli anni 2019 e 2020 e riguardanti gli episodi di difettoso funzio­namento degli impianti che avrebbero cau­sato gli episodi contestati nell’ordinanza del sindaco.

All’Ispra viene invece ordinata una rela­zione sull’inconveniente «occorso al siste­ma di depolverizzazione sul camino E-312 nell’agosto 2019 e dovuto probabilmente ad unan carenza manutentiva» e per chia­rire se l’attività del siderurgico comporti emissioni in atmosfera di sostanze inqui­nanti diverse da quelle prese in esame dall’Aia del 29 settembre 2017 e se queste sostanze siano o meno escluse dall’attività di rilevamento e monitoraggio.

Il ricorso di Ilva nasce, come detto, dall’or­dinanza del sindaco Melucci del 27 febbra­io sulla “eliminazione del rischio e, in via conseguente, di sospensione delle attività”. In particolare, il provvedimento impugnato da Ilva in Amministrazione Straordinaria prendeva le mosse da alcuni episodi dell’a­gosto 2019, ritenuti relativi sia a emissioni in atmosfera dal camino E-312 che a emis­sioni odorigene avvertite tra Tamburi, Cit­tà Vecchia e Borgo. Episodi, ricorda il Tar, «che hanno determinato notevole allarme sociale». Di qui l’ordinanza del Comune, ispirata al principio di precauzione.

Il Tribunale richiama anche le note dell’I­stituto Superiore della Sanità e della Asl, datate 8 aprile 2019, che «evidenziano un incremento del tasso di morbilità sul ter­ritorio, con elevatissima frequenza percen­tuale di patologie oncologiche sempre più diffuse anche in soggetti in età pediatrica».

Tuttavia il Tar rileva come l’Ispra, in col­laborazione con l’Arpa, abbia effettuato sopralluoghi e verifiche dai cui «non ri­sulterebbero nel periodo di riferimento (degli episodi alla base dell’ordinanza dle sindaco, ndr) superamenti dei parametri di emissioni contenuti nelle prescrizioni Aia del 29 settembre 2017», risultando però necessarie ulteriori verifiche e prescrizioni per il gestore. Il Tribunale amministrativo specifica comunque che «non si ravvisa nell’Aia 2017 alcun riferimento alla valu­tazione del danno sanitario», aggiungendo che «il rispetto dei parametri di emissioni contenuti nell’Aia non costituisca di per sé garanzia dell’assenza del danno sanitario».

Argomentazioni che sembrerebbero con­fermare come il vero nodo da sciogliere nell’intricata vertenza Ilva, almeno sotto l’aspetto ambientale, sia proprio la valuta­zione del danno sanitario.

Ne sapremo di più dopo la camera di con­siglio del prossimo 27 ottobre.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

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