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La cultura non memoria per il passato, ma è motore per il presente

La conoscenza, il sapere hanno valore solo se inseriti nella dialettica passato/ presente e di quest’ultimo bisogna essere protagonisti e non spettatori

Antonio Gramsci
Antonio Gramsci

Il mio intervento del 21 aprile u.s. “torneremo incattiviti per­ché più poveri” faceva riferi­mento ai diversi articoli che, nel corso di questa pandemia, per rintracciare possibili sce­nari esistenziali, ovvero come saremo quando tutto sarà finito, richiamano i precedenti stori­ci riportati nella letteratura, da Boccaccio a Manzoni fino a Camus. Ebbene, molti di questi articoli li ho criticati perché li ho ritenuti retorici e soprattut­to incapaci di aiutare a leggere il presente nella sua specificità. Dunque, rappresentano per me uno sfoggio di erudizione privo di consapevolezza storica. Non è questo il compito né della let­teratura né della cultura.

Questa mia tesi all’amico Al­berto Altamura non è piaciuta, ma fin qui nessun problema. Ciascuno ha libertà di espri­mere le proprie idee. Ciò che invece non accetto è la critica mossami perché espressa “da uomo di cultura che, oltre tut­to, riveste un ruolo istituzionale importante”.

Non capisco che cosa si voglia dire. Ho forse detto che la cul­tura non è importante? Ho lan­ciato appelli all’ignoranza? Ho ritenuto inutile la storia? Niente di tutto ciò. Tutt’altro! Ho detto il contrario: è inutile la cultura che non sa capire il presente, è dannoso quel sapere che non ri­volga attenzione alla compren­sione del presente e che si rifu­gia nel passato.

Sosteneva Hegel che «la filoso­fia è il proprio tempo appreso con il pensiero». Sì, il proprio tempo, appunto.

E Gramsci, a sua volta, affer­mava, “Cultura, non è possede­re un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uo­mini.

Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la rela­zione con tutti gli altri esseri (Quaderni del Carcere).

L’uomo di cultura deve essere un intellettuale e come tale “Il suo modo di essere non può più consistere nell’eloquenza, mo­trice esteriore e momentanea degli affetti e delle passioni, ma nel mescolarsi attivamente alla vita pratica, come costrut­tore, organizzatore, “persuasore permanentemente” perché non puro oratore” (A. Gramsci, Quaderni del carcere). Egli deve avere una concezione umanisti­ca storica grazie alla quale non è un consumatore della stessa, ma produttore di nuova storia.

La mia analisi sulla situazio­ne attuale e su quella prossima ventura è spietata e non può non esserlo e non perché le crisi non si possono superare, bensì per­ché non ci sono le condizioni per farlo. Né tantomeno accetto la tesi del Presidente Emerito, G. Napolitano, secondo la quale ritroveremo lo spirito del secon­do dopoguerra che fece rinasce­re l’Italia.

Si tratta di due situazioni non comparabili perché nel dopo­guerra si trattava di tracciare una nuova strada, ora, invece, bisogna continuare nel solco della precedente innovandola e convivendo con le difficoltà. La crisi italiana viene da lontano e la causa è molteplice. Basta vedere la situazione del Sud la­sciato indietro da anni e anni di politiche pseudo assisten­zialistiche e/o un Nord che si è sviluppato secondo un modello economico liberista che ha dato spazio al privato (vedi sanità lombarda). Oppure gli investi­menti in cultura che ci fanno es­sere fanalino di coda in Europa.

L’analisi potrebbe andare avanti a lungo. E se poi toccassimo la scuola ci vorrebbe l’intero gior­nale.

Accenno solo a qualche doman­da/problema: quale sapere si in­segna a scuola? Quale rapporto ha con il presente? Quanto fa maturare la coscienza civica dei giovani?

Quindi, per concludere, ribadi­sco la mia tesi.

La conoscenza, il sapere han­no valore solo se inseriti nella dialettica passato/presente e di quest’ultimo non si deve essere spettatori ma protagonisti, sì, la “dirigenza” a cui accennava Gramsci.

Non serve l’erudizione pura, oc­corre che essa sia metabolizza­ta, fatta propria, resa consape­vole per il presente.

Ben vengano Manzoni e altri a patto che siano funzionali alla comprensione del presente.

1 Commento
  1. giacomo salvemini 3 mesi ago
    Reply

    solo due paroline……è tempo che la scuola esca dallo stagno…faccia un bel bagno in acque nuove..ecco parafrasando i monatti..togliersi i campanacci…..comprendere il nuovo ..non quello gratuito ..solo perché si appartiene a questo o quello…..no non è così…sveglia italia sveglia scuola……non cito nessun romanziere poeta etc.etc. per non offendere….però…..
    g.s.

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