11 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 10 Maggio 2021 alle 15:20:57

Cultura News

Con il Covid-19 la Natura riprende il suo spazio

La pandemia può essere l’occasione per cambiare i nostri stili di vita

La natura rifiorisce
La natura rifiorisce

– Il 2020 l’Anno della Biodiversità, il 21 marzo u.s. l’An­no Internazionale delle Foreste dedicato sempre alla biodiversità, mentre nella giornata del 22 apri­le viene proclamata la “Giornata Mondiale della Terra” ( noi tutti in quarantena…), un evento in cui i media di mezzo mondo ci stanno dicendo che “paradossalmente” la Natura si sta riappropriando dei suoi spazi, alla luce del fatto che il genere umano è inattivo, causa Coronavirus.

Devo dire che quel “paradossal­mente”, ripetuto dagli speakers dei telegiornali, dimostra che ancor oggi la stragrande maggio­ranza della gente non è cosciente dei danni che i nostri stili di vita iperconsumistici stanno sortendo sulla regolarità e l’equilibrio degli ecosistemi naturali, a tal punto da indurci seriamente a riflettere e fermare tale folle corsa di sfrutta­mento delle risorse ambientali.

Il vero paradosso è dato dal fatto che ancor oggi si presti scarsa at­tenzione alla interazione tra cam­biamenti ambientali e il diffonder­si di pericolose malattie infettive, alterazioni dovute soprattutto all’ incessante produzione di cibo ed energia : quasi tutte le recenti pan­demie, dicono gli scienziati, sono dipese da alta densità di popola­zione, incremento di commercio e caccia d’animali selvatici, defore­stazione e aumento di grandi al­levamenti intensivi, specie in aree ricche di biodiversità.

E a proposito di biodiversità, che sembra un concetto di non facile comprensione da parte dei più, in un lavoro di Keesing del 2010 su “Nature” è scritto come il vi­rus West Nile viene trasmesso da diverse specie d’uccelli pas­seriformi all’uomo, tramite pun­ture di zanzara. Sinteticamente, gli esperti hanno scoperto che se a causa dei disboscamenti e dell’impatto antropico il nume­ro di specie di uccelli si riduce, come spesso accade, si amplifica di converso la “densità” del vi­rus, potenziando la trasmissione all’uomo, cosa che non succede (o succede assai di rado…) in ecosi­stemi ricchi di molte specie di uc­celli che riescono a mantenere il virus a bassa intensità. Da questo e da altri numerosi e puntuali stu­di si deduce che non si può salva­guardare la vita e la salute umana senza conservare (e magari anche incrementare…) la biodiversità del nostro Pianeta, e che quell’ in­cauto “paradossalmente” parafra­sato dai telegiornali la dice tutta sul fatto che purtroppo ancor oggi la conservazione della Natura sia un obbiettivo secondario rispetto a preponderanti aspetti di svilup­po socio-economico umano. Ad esempio, come nel caso di specie, ignorando il rischio di pericolose pandemie che deriva da politiche agricole e forestali che non ten­gano conto della biodiversità, o quando si sia sordi al rischio di trasmissione di patogeni associato al commercio (legale o meno) e al consumo di specie selvatiche. Un virus aggressivo e malefico che oggi forzatamente ci costringe a tenere un comportamento “rispet­toso” nei confronti d’una Natura che sta prendendosi una (momen­tanea) rivincita, non lo definirei il massimo dell’umana sensibili­tà alla salvaguardia ambientale : ma sarebbe bello se questa fosse la prima, grande occasione per tornare sui nostri passi e cambia­re rotta nel senso della vera so­stenibilità ecologica, affinché sia possibile prevenire, piuttosto che reagire a potenziali conseguenze catastrofiche per l’intera umanità.

Valentino Valentini
Museo Laboratorio Fauna
Minore di San Severino Lucano

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