25 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 25 Gennaio 2022 alle 20:54:00

Cronaca News

L’arte come cerniera tra l’Ilva e la città

La proposta del presidente della Fondazione Gianfranco Dioguardi

Francesco Maggiore
Francesco Maggiore

Prosegue sulle colonne del no­stro giornale il dibattito inne­scato dall’intervento pubblicato nei giorni scorsi dall’ingegner Biagio De Marzo, già dirigente del siderurgico e già presidente di Altamarea. Nella sua rifles­sione De Marzo auspicava un’Il­va ispirata al modello Olivetti e resa compatibile col territorio attraverso l’introduzione della valutazione del danno sanitario.

Oggi ospitiamo l’intervento di Francesco Maggiore, presiden­te della Fondazione Gianfranco Dioguardi.

Biagio De Marzo auspica co­raggiosamente per l’ex Ilva una rinascita da “grande fabbrica, redditizia, responsabile dei pro­pri dipendenti e fornitori, amica della città, partner propulsore di progresso e di crescita culturale del territorio, una grande fabbrica “olivettiana” (con partecipazione attiva dei lavoratori e degli sta­keholder)”.

Una visione lungimirante che ten­ta di superare la divisione tra in­dustria e città, tra lavoro e cultura, tra sostenibilità e profitto.

L’Ilva è una città alle porte di un’altra città, ma l’Ilva è una città inospitale, inaccessibile, interdet­ta, estranea ai cittadini. L’Ilva e Taranto sono confinanti ma non interagiscono, non dialogano, sono città separate da una frontie­ra, soprattutto culturale.

Eppure edifici e aree appartenen­ti a questa realtà industriale, in particolare quelli prospicenti la strada, introducono alla città di Taranto definendone un paesaggio identitario, oramai familiare.

Si tratta in taluni casi di edifici fatiscenti che invece potrebbero diventare luoghi di cerniera, per­meabili e di apertura tra la città industriale e quella storica. Sono contesti verso i quali si potrebbe­ro attivare strategie di recupero, anche temporaneo, avvicinando il pubblico mediante la promozione di eventi culturali, artistici e di spettacolo.

Esempi di successo in tal senso sono condotti dalla Fondazione Gianfranco Dioguardi attraverso programmi urbani come i “Labo­ratori di Quartiere” e i “Cantieri evento”; metodi complementari e concreti rivolti alla rigenerazione e riqualificazione sociale e cul­turale di ampi contesti urbani (il primo) o di singoli manufatti (il secondo), accumunati dall’approc­cio partecipato e condiviso, basati sulla sinergia tra imprese, istitu­zioni e cittadinanza.

Intento di questi due metodi è quello di trasformare il disagio ge­nerato da contesti urbani disagiati (ad esempio come le aree perife­riche) o da edifici chiusi (come i cantieri) in momenti unici e irri­petibili di conoscenza, d’incontro, di valorizzazione e di divulgazio­ne storica, tecnica e artistica per il contesto civico interessato.

Un’applicazione sperimentale a Taranto di questi programmi po­trebbe innescare una partecipa­zione attiva e coinvolgente della cittadinanza, delle scuole e dei giovani candidando alcuni spazi dell’ex Ilva a patrimoni architet­tonici e culturali, proponendo una loro funzione spettacolare attra­verso attività di comunicazione e formazione.

La possibilità di avvicinare i citta­dini all’ex Ilva darebbe origine a nuovi processi di consapevolezza e appartenenza. Rendere accessi­bili edifici e aree a fini culturali e sociali, consentirebbe di atte­nuare l’avversa percezione che si ha dell’Ilva, trasformandola gra­dualmente in una nuova realtà di convivenza, di dialogo e di scam­bio, in una nuova grande fabbrica basato sull’idea olivettiana di con­vivenza tra tecnica e cultura, per­seguendo al contempo efficienza produttiva e felicità collettiva.

Ph. Ing. Francesco Maggiore
Presidente della Fondazione Gianfranco Dioguardi

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