28 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Settembre 2021 alle 21:49:00

La statua di San Cataldo in processione (foto d’archivio)
La statua di San Cataldo in processione (foto d’archivio)

Maggio è il mese dei fiori e della Madonna, ma an­che di San Nicola e di San Catal­do.

Antonio Fornaro ricorda che nel passato i giovani tarantini veniva­no formati dai Gesuiti e pregava­no nel Santuario della Madonna della Salute. I Salesiani, invece, insegnavano il culto per la Ma­donna Ausiliatrice nella Chiesa di San Giuseppe. Per San Nicola Fornaro ricorda che nel passato erano quattro le chiese dedicate al Santo Patrono dei baresi. Ma il suo intervento speciale per la puntata di questa settimana è per il Santo Patrono Cataldo la cui fe­sta è stata sacrificata a causa del coronavirus.

Questo il suo intervento: «Sono varie le fonti relative alla vita di San Cataldo. Per alcuni nacque in Irlanda nel IV secolo, per altri fu invece di origini longobarde. La sua infanzia e fanciullezza sono avvolte da numerose leggende. Storicamente risulta che fu sacer­dote e vescovo di Rachau, che fu monaco irlandese e fondò diversi monasteri.

Fu pellegrino in Terra Santa, ma vi si fermò poco tempo perché in sogno gli apparve Dio che gli ordinò di venire a Taranto. Si im­barcò su una nave diretta in Ita­lia e durante il viaggio si scatenò una tempesta e la nave approdò all’attuale porto di San Cataldo, in provincia di Lecce. Da qui iniziò a piedi il cammino verso Taranto nel corso del quale fu­rono numerosi i miracoli operati dal Santo. Fu vescovo di Taranto per 20 anni, morì in età avanza­ta l’8 marzo e si fece seppellire nella Chiesa di San Giovanni di Galilea, vicino alla Cattedrale, in un’arca di marmo.

Il corpo di San Cataldo fu trovato il 10 maggio 1071 mentre si ster­rava l’antica Cappella di San Gio­vanni in un sarcofago aperto alla presenza dell’Arcivescovo Drogo­ne. Nel sarcofago c’era il corpo di un Vescovo che emanava profu­mo e aveva indosso una crocetta d’oro con incise le lettere iniziali di “Cataldo”. Fece molti miracoli mentre il suo corpo veniva trasla­to da una parte all’altra della Cat­tedrale. Nel passato San Cataldo veniva festeggiato dai tarantini quattro volte nel corso dell’anno.

Anticamente sui due lati ester­ni della Cattedrale si svolgeva la fiera della terracotta. Sempre nel passato i tarantini consumavano l’ultimo sannacchiudere natalizio il 10 maggio in onore del Santo e, come dolce, usavano la classica copeta siciliana.

Da oltre un decennio Giovanni Doro ha portato nelle case dei tarantini il dolce di San Cataldo a forma di anello, molto gradito ai tarantini. L’8 maggio la statua di San Cataldo viene portata in processione per mare e al passag­gio dal Castello Aragonese una pioggia di fuochi d’artificio saluta il Santo. Tale processione viene preceduta in Cattedrale dalla ce­rimonia conosciuta con il nome del privilegio nella quale il Co­mune di Taranto riceve la statua del santo che riconsegnerà la sera del 10 maggio.

Il primo Ponte Girevole di Ta­ranto fu intitolato a San Cataldo come la polla di acqua dolce pre­sente in Mar Grande viene chia­mata “Anello di San Cataldo”.

San Cataldo viene venerato in tut­to il mondo, ma in Puglia sono 24 i luoghi di culto per il nostro San­to che è stato anche compatrono dei grottagliesi.

Il Santo inizialmente fu venerato con un mezzobusto d’argento e in seguito lo stesso fu allungato in statua. Dopo alcuni secoli fu por­tato a Napoli per essere restaura­to, ma non fece più ritorno ed ar­rivò la bella statua del Catello che fu rubata la notte del 2 dicembre 1983.

L’attuale statua giunse a Taranto il 4 maggio 2003 e fu realizzata da Virgilio Mortet deceduto lo scor­so anno.

Numerose sono in città le statue e i dipinti che ci ricordano il no­stro Santo, ma il clou è racchiu­so nell’antico Duomo. Le nostre nonne si rivolgevano al Santo pre­gandolo in dialetto tarantino. Gio­vanni Paisiello regalò al “tesoro di San Cataldo alcuni paramenti sacri andati poi dispersi. Tomma­so Nicolò D’Aquino loda San Ca­taldo nelle sue delizie tarentine. Nel Palazzo Pantaleo sono con­servate alcune tavolette votive che ricordano miracoli operati da San Cataldo per alcuni tarantini.

Chiudiamo con i due proverbi dialettali tarantini che ci ricorda­no che: “Di San Cataldo va via il freddo e arriva il caldo” e che “Se di maggio non arriva l’8 non ti to­gliere cappello e cappotto”».

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