26 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 26 Novembre 2020 alle 10:54:25

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Il Gal scende in campo a difesa del Primitivo

Dopo la notizia di una possibile produzione in Sicilia

Grappolo di primitivo
Grappolo di primitivo

MANDURIA – In una sola paro­la: «no». Dura presa di posizione del Gal Terre del Primitivo dopo la notizia di una possibile produ­zione del prezioso vino in Sicilia. “Il nostro Primitivo non si tocca”. Il Gal si schiera a difesa dei tan­tissimi produttori e dell’immagine dell’intero territorio che, su questo prezioso vitigno, negli anni ha co­struito il suo brand.

“A quanto si apprende in queste ore, c’è stata l’autorizzazione per l’impianto e la produzione in Sici­lia, ma evidentemente a qualcuno stanno sfuggendo le implicazioni che tutto questo può generare. In­tanto parliamo di un danno per la nostra identità e, non da ultimo, si rischia di creare un precedente per il futuro: altre varietà autoctone potrebbero essere scippate ad al­tre regioni, facendo venire meno una storia secolare”. Apprezzato in Italia e nel mondo, volano eco­nomico per centinaia di famiglie, il Primitivo Dop e Igp è il simbolo della Puglia vitivinicola e porta con sé anche molto altro. «Il suo valore culturale e identitario appartiene a questi luoghi e nessuno può appro­priarsene» dice ancora il Gal che ricorda di aver costruito l’intero Piano di Azione Locale 2014-2020 proprio su questo. “In fase di pro­grammazione- spiegano- abbiamo deciso di puntare l’attenzione sul Museo diffuso delle Terre del Pri­mitivo inteso come territorio da condividere. Un connubio tra risor­se naturalistiche, artistiche, stori­che, enogastronomiche e umane in cui emerge tutta la nostra autenti­cità, che è la nostra vera ricchezza, e non permetteremo a nessuno di portarcela via. Il vino Primitivo di Manduria, da generazioni, rappre­senta l’immagine di questa terra, declinata nei suoi tanti aspetti che vanno dall’enologia all’enogastro­nomia, dalle tradizioni e alla vita rurale. È per questo che condannia­mo con forza la possibilità che al­tre regioni coltivino questo vitigno autoctono pugliese. Siamo pronti a fare squadra con le istituzioni e le realtà che, come noi, hanno a cuore questo territorio, difendendolo da qualsiasi tentativo di usurpare la nostra storia e la nostra economia”. Sul Primitivo intanto il consigliere regionale Giuseppe ha depositato una mozione per tutelarlo. “Di­fendere l’unicità dei vini pugliesi e in particolare del Primitivo oppo­nendosi ad eventuali proposte di previsione di inserimento della va­rietà di “Primitivo n. – cod 199” in disciplinari DOP e IGP diversi da quelli che già lo consentono e che riguardano il primitivo pugliese”.

È quanto prevede la mozione del consigliere regionale di Senso Ci­vico – Un Nuovo Ulivo per la Pu­glia. Sarà all’esame dell’Aula nella prossima seduta utile. “Sia chiaro, nessuno vuole impedire e né mai impedirà ai viticoltori siciliani di coltivare il Primitivo, perché anche noi in Puglia coltiviamo varietà che non sono autoctone, ma bisogna tutelare la specifica del vitigno in etichetta- dice Turco sono anni che ci stanno scippando la denomina­zione del vero e autentico Primiti­vo e anche dell’identificazione del nostro stesso codice 199. Si faccia per questo fronte comune per ri­pristinare le legittime identità re­gionali”. Si registra anche la presa di posizione del sindaco di Sava, Dario Iaia. “Sava, insieme ad altri comuni del nostro territorio, rap­presentano il cuore pulsante delle terre del Primitivo- dice- questo vitigno ci caratterizza in tutto il mondo e rappresenta la nostra sto­ria e la nostra cultura. Bene ha fatto il Ministro per l’agricoltura Bel­lanova ad intervenire per chiarire che questo non sarà mai consenti­to. Deve essere chiaro oggi e per il futuro che il primitivo è un vitigno pugliese e tale deve rimanere. Il primitivo scorre nelle nostre vene e rappresenta una delle colonne por­tanti dell’economia del nostro terri­torio. Non possiamo farne a meno nè possiamo tollerare che qualcuno pensi di creare confusione attorno a questo nostro brand. Abbiamo atteso decenni prima di vedere riconosciuta, anche dal punto di vista economico e commerciale, l’eccellenza del nostro vitigno ed oggi non possiamo tollerare che ci venga scippato, per il danno che ne deriverebbe ai settori vitivinicolo, agroalimentare ed enoturistico” .

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