14 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Maggio 2021 alle 19:15:24

Cronaca News

L’abbigliamento morde il freno

«Non possiamo aspettare altre due settimane»

Mario Raffo, presidente di Federmoda Taranto
Mario Raffo, presidente di Federmoda Taranto

Per alcuni commer­cianti questo 4 maggio non sarà ricordato come una sorta di gior­no dell’ingresso nella seconda fase del lockdown.

Una parte delle categorie del com­mercio, e tra queste quelle del set­tore ‘Abbigliamento, calzature ed accessori’, avevano già iniziato a riscaldare i motori, in vista della ripartenza del primo turno di mag­gio. Convinzione rafforzata dai dati dell’andamento dei contagi, decisamente incoraggianti in buo­na parte delle regioni del Mezzo­giorno, tanto da immaginare che si potesse programmare una ripar­tenza scaglionata per aree. Così non è stato; questi commercianti di Taranto, e questa volta da gior­ni buon ultima in Puglia nel bol­lettino epidemiologico regionale, dovranno attendere il 18 maggio.

“Due settimane in più, troppe per un settore che è già fuori stagio­ne, e che è andato oltre il tempo limite, utile per smaltire gli ap­provvigionamenti primaverili. Gli stand dei negozi, carichi di capi primaverili invenduti (ordinati per le cerimonie e gli appuntamenti di aprile/maggio), a fine mese do­vrebbero far posto alla merce esti­va già pronta negli imballi o in ar­rivo” dicono da Confcommercio.

«Due settimane ancora – com­menta Mario Raffo, presidente provinciale di Federmoda – ci privano dell’ ultima speranza di riuscire ad alleggerire, seppure in minima parte, i carichi di merce invenduta». Federmoda provinciale – come le altre categorie del commercio al dettaglio di ConfcommercioTa­ranto – è in stato di allerta: i con­tatti in queste ore tra la base ed i dirigenti della associazione sono febbrili e si sta puntando sui per­corsi di sostegno al commercio ed agli operatori che sono stremati dai quasi sessanta giorni di chiu­sura. Federmoda Taranto, intanto, scrive al numero uno della Fede­ razione nazionale, Renato Borghi, a sostegno dell’azione di pressing sul Governo, e ricorda che la pan­demia Covid-19 ha aggravato una situazione già di per se dramma­tica e compromessa da vari fatto­ri, non da ultimo il cambiamento climatico, e che la provincia di Taranto, era già in difficoltà per la sua particolare situazione eco­nomico-finanziaria e sanitaria do­vuta alla crisi industriale dell’ex Ilva.

«E’ reale la possibilità che per mol­te imprese l’impatto con la riaper­tura sia devastante e che non tutte possano farcela ad andare avanti, ciò sarà – commenta Mario Raffo – una tragedia per tante famiglie, e colpirà commercianti e collabo­ratori. Proviamo dolore e rabbia perché ci sentiamo abbandonati e lasciati al nostro destino, come se il dramma di noi piccoli impren­ditori, che abbiamo scommesso tutto nelle nostre aziende che ci siamo costruite con sacrifici e ri­nunce personali, non fosse degno della dovuta attenzione. Vi sono aspetti sui quali riteniamo che si sia fatto davvero poco a sostegno delle imprese: dall’andamento a rilento nell’ erogazione dei finan­ziamenti al rilascio ed estensione della cassa integrazione in deroga, non diversamente per la moratoria sui titoli in scadenza.

Non sarà certo lo slittamento dei tributi locali di qualche mese a risolvere i nostri problemi: dob­biamo andare al 2021, ed il Go­verno deve dare ai Comuni i mezzi economici per rinunciare per quest’anno alla riscossione dei tributi. Riteniamo infine che il costo per l’acquisto dei presidi sanitari, ormai obbligatori (ma­scherine guanti gel e prodotti per la sanificazione ambientale), non debba gravare sulle nostre azien­de. Abbiamo bisogno di liquidità, di aiuti concreti, e l’appello lo ri­volgiamo anche alla Regione. E’ evidente che – conclude Raffo – si ignora cosa vuol dire fare impresa, e che si sottovaluta che se chiudia­mo noi, che non siamo le cosid­dette imprese strategiche, ma che rappresentiamo il cuore pulsante dell’economia, salta il ‘Sistema Italia’, basato sulla operosità ed il lavoro di migliaia di micro e pic­cole attività del commercio».

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