24 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Giugno 2021 alle 18:55:18

Cronaca News

Il fortino dello spaccio aperto a tutte le ore

I particolari delle indagini sfociate nel blitz “Sofia”

Il blitz “Sofia”
Il blitz “Sofia”

Il “fortino” dello spaccio allestito nel quartiere Salinella era uno shop degli stupefacenti (in particolare di cocaina), aperto 24 ore su 24, un riferimento sicuro per i tossicodipendenti provenienti anche da fuori città. Il sistema era stato messo a punto con metodo e precisione, quasi imprenditoriali, per raggiungere il duplice scopo di poter soddisfare, da un lato, la continua domanda di sostanza stupefacente da parte della clientela e, dall’altro, di limitare le perdite in caso di controlli da parte delle forze dell’ordine.

Dalle indagini condotte dalla Squadra Mobile e che hanno consentito di arrestare cinque persone (una ai domiciliari) è emerso che gli acquirenti , con una frequenza degna di una avviata attività commerciale, si recavano presso l’abitazione degli indagati, direttamente, senza avere la necessità di concordare alcunché in relazione allo scambio illecito. Grazie alle riprese filmate in oltre un anno di indagine gli investigatori hanno accertato che tutto si svolgeva nel giro di qualche minuto: la macchina veniva parcheggiata nell’ampio piazzale di pertinenza della palazzina (con una disinvoltura che lasciava intendere l’abitualità della frequentazione), l’acquirente entrava nella palazzina per poi uscirne, appunto, dopo pochissimi secondi, rientrare in macchina e poi allontanarsi velocemente dal posto, come se si fosse trattato di una qualsiasi commissione quotidiana cui dar corso. Centinaia le cessioni di droga documentate nel corso dell’attività di indagine, tutte avvenute con le stesse modalità. Una efficienza garantita da un apparato logistico che gli arrestati avevano messo in piedi, con capacità imprenditoriale. Le abitazioni teatro dell’attività di spaccio erano state messe al centro di una rete costituita da numerosi complici, fiancheggiatori, ognuno dei quali forniva un contributo prezioso per consentire allo shop di operare con collaudata efficienza.

C’era chi (in particolare le donne) in caso di arrivo della Polizia era incaricato di allertare i familiari che si occupavano dello smercio; chi si occupava della custodia e del trasporto della sostanza stupefacente; chi, in caso di intervento delle forze di polizia, si rendeva disponibile a prelevare e a nascondere la sostanza stupefacente, consentendo ai complici di sottrarsi ai controlli; chi, infine, fra cui alcuni minorenni si rendeva disponibile alle attività di confezionamento e vendita della droga. In particolare, il trasporto veniva effettuato, soprattutto, a bordo di potenti moto, che garantivano la possibilità di muoversi agevolmente e rapidamente nel traffico cittadino, come dei pony express della droga, e, quindi, di poter effettuare delle puntuali consegne e di essere anche più difficilmente intercettabili dalle pattuglie delle forze dell’ordine le quali, nel corso delle indagini, hanno eseguito anche rocamboleschi inseguimenti. Come nell’ottobre del 2018, quando due degli indagati a bordo del solito ciclomotore hanno evitato un controllo delle forze dell’ordine, nonostante l’alt intimato dai poliziotti, speronando un motociclo di servizio e continuando la corsa a velocità sostenuta. Ma la tenuta del meccanismo messo in piedi, oltre che dalle capacità organizzative, era favorita dai legami di parentela intercorrenti tra gli indagati nelle cui conversazioni i riferimenti agli stupefacenti erano spesso celati nei richiami alle esigenze di vita quotidiana, anche della prole in tenera età, in un mix di linguaggi che è stato possibile decriptare grazie all’abilità e all’esperienza degli investigatori della Sezione Antidroga della Squadra Mobile.

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