28 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 28 Ottobre 2020 alle 11:48:46

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“La jeune tarentine”, di Andrea Chénier: storia di amore e sofferenza

La jeune tarentine
La jeune tarentine

Riprendo un saggio e una suggestione di mio nonno materno, Cosimo Acquaviva, studio­so di storia e tradizioni popolare della nostra Taranto, pubblicato nel Numero Unico in oc­casione del varo della Nave Puglia nel 1898 e ripresentato nel numero 5-6 della Rassegna e Bollettino di Statistica del Comune di Taran­to, maggio-giugno 1959.

Questa lirica racconta la storia di una giova­ne tarentina che si imbarcò su una nave per raggiungere il futuro sposo.

Mentre la fanciulla era adagiata sulla prua della nave ad ammirar le stelle, un’onda im­provvisa la trascinò in mare che la inghiottì, impedendo allo sposo di poterla riabbraccia­re.

La lirica è di Andrea Chénier, che è stato un poeta francese, nato nel 1762 a Galata (Co­stantinopoli), morto nel 1794 a Parigi. Il pa­dre, Louis, commerciante a Costantinopoli, ove tenne anche l’ufficio di console, aveva sposato Elisabetta Santi-Lomaca, donna colta e amica delle arti, dalla quale il figlio Andrea ereditò la passione del greco e della poesia. Stabilitosi con la famiglia a Parigi (1765), nel 1782 si avviò alla carriera militare, che abbandonò dopo sei mesi per brevi viaggi in Italia e in Svizzera (1783-1784). Nei tre anni che seguirono poté liberamente ab­bandonarsi alle sue inclinazioni poetiche, non disdegnando brevi e ardenti passioni. Alla fine dell’87, per desiderio della famiglia, divenne segretario all’ambasciata di Londra, e, con frequenti ritorni a Parigi, vi rimase fino al ‘90, solitario e triste, ma ammiran­do la poesia inglese. Si interessò dei grandi avvenimenti che si verificano nella sua della patria, con l’avvento della libertà. Dopo la morte di Luigi XVI, si ritirò a Versailles, ove rimase per quasi tutto il ‘93. Nella pace ritro­vata, compose ancora delicati versi d’amore. Alla fine di quell’anno tornò di nuovo a Pari­gi, mentre imperversava il Terrore. Nel ‘94 fu arrestato e giustiziato .

Chénier è considerato uno dei poeti epicu­rei, presi da vivo amore per l’antico; ma an­che aperti alle idee moderne, che pensano di cantare in vasti poemi. Ha molto amato i poeti antichi elegiaci, come si nota già dalle sue prime composizioni, “Bucoliques”, che erano brevi poemi che parlano di miti e per­sonaggi della classicità, con la presenza di Omero, Ulisse, Callimaco, Teocrito, Bione, Virgilio, in cui si nota il suo l’epicureismo malinconico, l’amore dei campi e dei libri, il culto dell’amicizia.

Proprio nelle “Bucoliques” è presente la li­rica “La jeune tarantine”, “La giovane ta­rantina”, che potrebbe essere stato un mitico personaggio femminile dell’antica Taranto e che viene indicata col solo nome di Myrto.

La figura dolce e gentile di questa fanciulla, che purtroppo rimane anonima, non trova alcun riscontro nella storia millenaria della città jonica. Tuttavia, è possibile ipotizzare che l’animo sensibile del poeta francese sia stato toccato in occasione di viaggi effettuati in Italia e in Sicilia intorno al 1783-1784, rie­laborando forse qualche leggenda ascoltata o rievocando qualche episodio tramandato da tradizioni popolari locali.

Cosimo Acquaviva, su questo aspetto, nel suo saggio così riferisce: “A tal riguardo, mi piace aggiungere che il Soprintendente alle Antichità della Calabria, interpellato circa la eventualità che presso il Capo Zefirio esistes­se o si potesse ravvisare qualche memoria o reliquato riferibile all’episodio descritto nella elegia, mi ha gentilmente favorito la seguente significativa risposta: “Ho esaminato atten­tamente la Elegia XV di Andrea Chénier che Ella mi segnala della Sua Lettera. Ho la impressione che si tratti di una rievocazione del tutto romantica ove nome e luoghi sono scelti a caso secondo il gusto del poeta e sen­za particolari riferimenti storici, topografici e geografici: come è del resto in tutta la po­esia di ispirazione classica che s’è avuta in Europa prima e dopo lo Chénier. Comunque, al Capo Zefirio (oggi Capo Bruzzano e non Capo Spartivento che è più a sud) non esiste alcuna cosa che possa collegarsi con l’episo­dio della giovane tarantina. F.to Alfonso De Franciscis”.

I critici romantici considerarono Chénier loro precursore, insistendo sulla complessità del suo genio, ritenendolo un greco contem­poraneo di Pericle, cittadino e poeta insieme, molto vicino all’Alessandrinismo, molto di­verso dai suoi contemporanei nel dolore che in lui non è né piagnucolante, né verboso, né lugubre, né lento. Chénier ha trovato nella sofferenza e nella morte l’armonia e la sere­nità, l’euritmia delle belle statue antiche: ne abbiamo una riprova proprio in questa liri­ca, nella quale il verso elegante, armonioso e melodico rende appieno l’atmosfera idillica e quella euritmia che possiamo ammirare nel­la bellissima statua di Alexandre Schoenew­erk, del 1871, conservata nel Museo d’Orsay di Parigi.

Leggiamo, dunque, la lirica:

Pleurez, doux alcyons ! ô vous, oiseaux sacrés, Oiseaux chers à Thétis, doux alcyons, pleu­rez! 2

Elle a vécu, Myrto, la jeune Tarentine! Un vaisseau la portait aux bords de Camarine: Là, l’hymen, les chansons, les flûtes, lentement Devaient la reconduire au seuil de son amant. Une clef vigilante a, pour cette journée, Dans le cèdre enfermé sa robe d’hyménée, Et l’or dont au festin ses bras seraient parés, Et pour ses blonds cheveux les parfums préparés.

Mais, seule sur la proue, invoquant les étoiles, Le vent impétueux qui soufflait dans les voiles L’enveloppe; étonnée et loin des matelots, Elle crie, elle tombe, elle est au sein des flots. 14

Elle est au sein des flots, la jeune Tarentine! Son beau corps a roulé sous la vague ma­rine.

Thétis, les yeux en pleurs, dans le creux d’un rocher,

Aux monstres dévorants eut soin de le cacher. Par ses ordres bientôt les belles Néréides L’élèvent au-dessus des demeures humides, Le portent au rivage, et dans ce monument L’ont au cap du Zéphyr déposé mollement; Puis de loin, à grands cris appelant leurs compagnes,

Et les nymphes des bois, des sources, des montagnes,

Toutes, frappant leur sein et traînant un long deuil,

Répétèrent, hélas! autour de son cercueil: 26

«Hélas ! chez ton amant tu n’es point ramenée; Tu n’as point revêtu ta robe d’hyménée; L’or autour de tes bras n’a point serré de noeuds; Les doux parfums n’ont point coulé sur tes cheveux». 30

André Chénier (1762-1794), Les Bucoliques, XV, 1788.

Vediamone la traduzione:

Piangete, dolci alcioni! oh voi, uccelli sacri, uccelli cari a Teti, dolci alcioni, piangete! 2

È vissuta, Myrto, la giovane tarentina! Una nave la portava sulle spon­de di Camarina: Là, l’imene, le can­zoni, le onde, lentamente dovevano ri­portarla alla soglia del suo amante. Una vigile chiave ha, per questo giorno, chiuso nel cedro la sua tunica di imenea, e l’oro con cui alla festa le sue brac­cia sarebbero state adornate, e per i suoi biondi capelli i profumi prepara­ti. Ma, sola a prua, invocando le stelle, il vento impetuoso che soffiava nelle vele La avvolge; stupita e lontana dai marinai, ella grida, cade, è in mezzo alle onde. 14

È tra le onde, la giovane tarentina! Il suo bel corpo è scivolato sotto l’onda marina. Thetis, con gli occhi lacrimanti, nella cavità di una roccia, Ai mostri divoratori ebbe cura di nasconderla. Per suo ordine presto le belle Nereidi la sollevano sopra le umide dimore, la portano a riva e in questo tempio l’hanno deposta al capo di Zefiro; Poi da lontano, chiamando i loro compagni a gran voce,

E le ninfe dei boschi, delle sorgenti, delle montagne,

Tutte, colpendo il proprio seno e trascinan­do un lungo lutto,

Ripetono, ahimè! intorno alle sue spoglie: 26

“Ahimè! al tuo amante non sei tornata; Non hai indossato la tua veste nuziale; L’oro intorno alle tue braccia non ha stretto alcun nodo; Non spargeranno dolci profumi sui tuoi capelli”. 30

Possiamo individuare quattro sequenze:

  • I primi due versi mostrano un ritmo sillabi­co simile – 2 (pleu-rez) + 4 (doux /Al- cy/ons) + 2 + 4 // 2 + 4 + 4 + 2 – e formano un’unità del chiasmo che li unisce: pianto / uccelli / uccelli / pianto. Si crea, così, un’immagine di tristezza, di infinita infelicità. È una invo­cazione per gli uccelli marini, testimoni del naufragio, e il cui ruolo “sacro” infonde alla lirica un solenne afflato religioso.
  • Nei vv. 3-14 si descrive una prima scena con la speranza e la felicità dell’atteso matri­monio; poi l’incidente e la morte imprevisti. È introdotto da un ritornello, una sorta di la­mento, che annuncia il dramma: “Ha vissuto, Myrto, la giovane tarentina”,
  • Al v. 15 si presenta la nuova scena con questa parole : “È tra le onde, la giovane ta­rentina”. Infatti nei vv. 15-26 c’è la seconda tavola simmetrica alla precedente, con l’ac­centuazione del tema della morte e il fune­rale condotto dalle divinità del mare. L’’in­tervento di Thétis appare protettivo, attento e commosso (“con gli occhi lacrimanti”) e rende gli ultimi omaggi alla giovane Myrto quando chiede alle altre Nereidi di aiutarla a condurre il corpo della fanciulla fino alle sponde della spiaggia, così da sottrarla alla furia dei mostri degli abissi.
  • Nei vv. 27-30 i lamenti sono espressi da 4 negazioni (“non … non …”) che accentuano l’idea di scomparsa e morte. Il pensiero è rafforzato dall’uso sistematico del passato composto in queste ultime quattro versi, che rappresentano quattro simboli della gioiosa giovinezza, fiduciosa nella vita, che corse verso la felicità e il cui sviluppo si è interrotto improvvisamente.

La ripresa della esclamazione “Hélas!” (Ahimè!) riassume l’impotenza di fronte a ciò che è irrimediabile e di fronte al dolore che provoca. La ripetizione è particolarmen­te importante in questo finale , quasi a dimo­strare che tutta la speranza è infranta. La ‘li­quidità’ dell’ultimo verso “non spargeranno dolci profumi sui tuoi capelli” è simbolica e suggerisce l’unione di questa femminilità e la giovinezza scomparsi nelle profondità del mare.

“Fu mai Andrea Chénier a Taranto? – si chie­de Cosimo Acquaviva – Anche questo par­ticolare ci è ancora ignoto; comunque, non è da escludere che, ellenista per eccellenza come fu, Andrea Chénier sia stato anche e soprattutto un grande ammiratore della ci­viltà Magno-Greca che dalle coste joniche e da Taranto, per un lungo volger di tempo, irradiò le luci del suo vivido splendore”.

Chénier, in realtà, non è mai venuto a Ta­ranto, ma la sua ricca cultura antica e la sua dolce e malinconica poesia hanno voluto esaltare, attraverso la descrizione di questa sventurata ragazza, il mito della Magna Gre­cia, la cui civiltà ha reso tutti quei luoghi ric­chi di fascino, di cultura e di arte, ma anche di tante microstorie di una umanità vera. E poco importa se la giovane tarentina Myrto sia realmente esistita o meno.

Stefano Milda
vice presidente società
Dante Alighieri Comitato di Taranto

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