15 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Giugno 2021 alle 17:29:48

Cronaca News

Arcelor Mittal, ecco cosa riparte

Il calendario degli impianti. Fim Cisl: «Ma l’azienda esca allo scoperto»

Arcelor Mittal
Arcelor Mittal

ArcelorMittal ha comunicato alle organizzazioni sindacali che a breve ripartiranno alcuni impianti: dal prossimo 11 maggio nel laminatoio a freddo, le linee del treno lamiere, deca­paggio e decatreno; dal 14 mag­gio la zincatura 1; dal 18 maggio la zincatura 2, insieme alla Finitu­ra lamiere e Spedizioni. Comples­sivamente rientreranno circa 630 dipendenti dalla Cigo Covid-19 per attività lavorative che oscille­ranno dalle 4 alle 7 settimane. «La notizia in se, sicuramente rappresenta un fatto positivo. Un timido passo in avanti. Oramai siamo entrati nella fase 2 ed è chiaro che, rispetto alla fase 1, le misure di prevenzione sanitaria adottate in fabbrica (dai Dpcm al protocollo di sicurezza, dal distanziamento alle termocame­re, per finire ai test sierologici di prossima ripresa, che di fatto per­mettono di avere un monitoraggio continuo ai fini della prevenzio­ne da Covid-19), permettono una maggiore gestione della situazio­ne ed oltretutto consentono un maggiore controllo in termini di prevenzione» è quanto si legge in una dichiarazione del segretario nazionale della Fim Cisl, Valerio D’Alò, e del segretario generale aggiunto della Fim Cisl Taranto Brindisi, Biagio Prisciano.

«Quindi – continuano D’Alò e Prisciano – bisogna iniziare a ra­gionare sulla riduzione dei nume­ri di cassa integrazione in tutto lo stabilimento, rispetto all’avvio della fase 2 e dei futuri assetti di marcia, ovviamente non abbas­sando il livello di guardia che deve rimanere alto nel rispetto dei protocolli di sicurezza». «La ne­cessità di lavoro diventa in questa fase il punto cruciale, in quanto non si può vivere “di soli ammor­tizzatori sociali”. In questa fase le aziende devono mettere in campo tutti gli strumenti utili e necessari al fine di programmare gradual­mente un piano strategico di ri­partenza.

ArcelorMittal, pertanto, deve uscire allo scoperto, mostrando le reali intenzioni, non trincerandosi dietro la Cigo Covid-19. Questa è la sensazione che si percepisce in fabbrica. ArcelorMittal deve mostrare necessariamente chiarezza, dichiarando cosa intenda fare a proposito dello stabilimento di Taranto. Come intende traguar­dare i prossimi mesi? Quali sono i progetti per il futuro e quali le operazioni di manutenzione? Evidenziamo ancora una volta che gli impianti necessitano di manutenzioni sia di natura ordi­naria sia straordinaria e, a pro­posito degli impianti attualmente fermi – vedi l’altoforno 2, Accia­ieria 1 e non solo – cosa intende fare? Comprendiamo le difficoltà contingenti di mercato, in par­ticolar modo quello dell’acciaio nella fase difficile che stiamo attraversando, però Arcelormit­tal non può sosttrarsi alla pro­prie responsabilità. C’è bisogno di chiarezza. Servono risposte concrete e certezze. I lavoratori devono guardare al futuro certo, superando le tante problematiche di natura economica e lavorativa che interessano anche i lavora­tori dell’appalto e quelli ancora nella vecchia società Ilva in AS. Questi ultimi, lo ricordo ancora, non possono essere considerati diversi dagli altri. In tal senso, lo stesso governo, inoltre, deve chiarire tutti gli aspetti dell’ul­timo accordo del marzo scorso, che lo ha visto protagonista della realizzazione di un nuovo “piano segreto” con Ilva in Amministra­zione Straordinaria e ArcelorMit­tal, senza il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali. Noi non conosciamo alcun accordo alter­nativo rispetto a quello realizzato il 6 settembre 2018, al quale man­teniamo fede. Questo territorio ha bisogno di una svolta concre­ta, di benessere e di sviluppo. Il tutto deve passare dal rilancio di un azione tesa al rispetto dei temi fondamentali, come la tutela del­la salute, dell’ambiente, della si­curezza e del lavoro. Non si può continuare a vivere nel limbo, precludendo a tutti la speranza di scorgere quella luce in fondo al tunnel. Luce che i lavoratori attendono con ansia e trepidazio­ne. Questo forte appiattimento di ArcelorMittal non va bene, anche nel modo in cui opera in termini di relazioni industriali all’interno della fabbrica. Così sicuramente non andiamo da nessuna parte».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche