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Verso nuovi scenari e stili di vita

Taranto e l’emergenza sanitaria per Coronavirus: come sono cambiate le nostre abitudini

Taranto al tempo del coronavirus
Taranto al tempo del coronavirus

Esiste il tempo per tutto: anche quando quel tempo sembra non esserci.

La ridefinizione degli stili di vita in circostanze specifiche richiede l’impegno di ciascuno che, grazie alla corretta informazione, imma­gazzina la giusta conoscenza indi­spensabile per quel disegno logico comune di futuro prossimo che è espressione delle nostre vite.

Quale vademecum? Non esistono risposte a tutto nell’immediato, occorre riflettere, studiare, elabo­rare, occorre tempo. È del tutto evidente però che, in generale, per qualsiasi fattispecie non usuale alla normale quotidianità che viene a manifestarsi, i primi input natura­li inconsci dell’essere umano sono rappresentati dal buon senso e dal­la sensibilità. Il nuovo millennio sta affrontando un difficile evento sanitario che, come già accaduto in passato per ulteriori, e non poco numerose, gravi malattie, sta cau­sando destabilizzazione nelle co­munità di tutto il mondo: la pande­mia di COVID-19.

Come mai oggi, però, rispetto a tempi non troppo lontani, la comu­nità mondiale è con il fiato sospe­so e con forte panico? Causa for­se della massiva e probabilmente spesso errata informazione dila­gante non fondata sui fatti? Affron­tare e contenere ondate di panico e ansia generalizzati, spiegano gli esperti, è certamente fondamentale in queste circostanze: tali reazioni se non contrastate potrebbero ad­dirittura arrecare danni maggiori rispetto al virus in sé. Lo scena­rio internazionale si trova a dover convivere, ormai da qualche mese, con la pandemia da virus SARS-CoV-2, una malattia dalle signifi­cative implicazioni sociali e dalle condizioni patologiche contagiose. L’emergenza in atto implica vite a distanza dove le strette di mano e gli abbracci affettuosi sono aboliti, gli usi e costumi di ciascun territo­rio rivisti, modificati, le tradizioni socio-culturali temporaneamente sospese: è la vita a distanza al tem­po del coronavirus in cui la tecno­logia ci aiuta ad essere uniti nella lontananza tramite videochiamate e messaggi, in cui le lezioni av­vengono in collegamento web ed il lavoro si svolge prevalentemente in modalità “smart working” cia­scuno dalla propria abitazione. In tal senso, l’emanazione del decreto #IoRestoaCasa (#StayAtHome) ad opera del Consiglio dei Ministri in materia di spostamento del­le persone fisiche all’interno del territorio nazionale ha avuto im­plicazioni drastiche e immediate circa le abitudini e gli stili di vita degli italiani con una improvvisa riduzione di ogni forma di socia­lità fisica interpersonale. Possiamo prevedere gli effetti psico-sociali e socio-comportamentali del pro­trarsi della distanza fisica che ci separa dagli altri? Conseguenze immediate sono rappresentate da forme di evidenti disagio e devian­za nonchè implicazioni nelle emo­zioni primarie di ciascuno.

Possiamo affermare che le dimen­sioni socio-relazionali e comporta­mentali al tempo del Covid-19 sono rappresentate dalla comunicazione virtuale e dall’ “uso del tempo”? L’isolamento domiciliare, come da misure restrittive messe in atto dal Governo, impone scenari nuovi a cui nessuno di noi era abituato: mancanza di rapporti sociali, gesti­re la solitudine, utilizzare al meglio il tempo. Anche Taranto, capoluo­go ionico, affronta oggi la vita in “live streaming”. Mutano le abi­tudini, paradossalmente ci viene chiesto di non fare più determinate cose, per alcune delle quali è dav­vero difficile rinunciarvi. Taranto oggi vive tra gli sguardi repentini dei suoi cittadini che si incrocia­no di sfuggita nei supermercati, in quelle mani che vorrebbero sfiorar­si per salutarsi o per abbracciarsi senza l’utilizzo di guanti, in quei gesti che ripercorrono la quotidia­nità che la nostra memoria ricorda con il sorriso, in quegli attimi che ci fanno vibrare il cuore di gioia, in quegli odori che vorremmo poter riprendere a sentire senza il velo della mascherina che ci copre naso e bocca. Taranto oggi vive nelle vi­deochiamate degli innamorati che quotidianamente si scambiano pa­role e gesti d’amore, nei loro sogni più grandi espressi in frasi scrit­te, nella loro forza di essere uniti nella lontananza, nella loro voglia indescrivibile di potersi ritrovare, ancora e ancora mano nella mano. La città di Taranto ringrazia a voce alta, oggi più che mai, tutti gli ope­ratori sanitari che quotidianamente sono in prima linea negli ospedali e che incessantemente lavorano per salvare le nostre vite rischiando le loro. Non dimentichiamo la grati­tudine: riconosciamo con umiltà i grandi sacrifici e l’immensa devo­zione di tutti coloro che agiscono prodigandosi per gli altri. Taran­to mostra immensa riconoscenza anche verso coloro i quali, conti­nuando a lavorare nel negozio “fi­sico”, assicurano alla cittadinanza, giorno dopo giorno, l’approvvigio­namento continuo dei prodotti di prima necessità e a coloro che da dietro le quinte permettono a tutti i nostri ragazzi “smart learners” e lavoratori “smart workers” l’opera­tività in rete senza limiti.

Questa è Taranto, città dalla forte corazza, la cui indole è lottare per vincere. Scenario dei Due Mari forse da sempre abituato alle dif­ficoltà. La pandemia rappresenta per Taranto un’ulteriore lotta, un tassello in più da aggiungere al suo colorato e variopinto mosaico e da cui apprenderà tanto, un evento che sta inevitabilmente, però, mu­tando, se pur temporaneamente, le abitudini dei propri cittadini che diligentemente e comunemente attendono di potersi nuovamente ritrovare e di passeggiare insieme. Taranto appare vuota, silenziosa, quasi surreale: immutati i profu­mi, i colori ma senza quei suoni e quei rumori che la rendevano viva. Molti negozi del borgo chiudono le serrande, spesso per motivi molti diversi. Alcuni esercizi commer­ciali forse chiudono per sempre stroncati dagli elevatissimi affitti così come da allarme di Confarti­gianato Taranto; altri, spesso adia­centi l’uno all’altro, espongono il seguente cartello “Questa attività resta chiusa per senso di respon­sabilità verso la nostra comunità #iorestoacasa” così come disposto da Confcommercio Taranto per via del coronavirus. A distanza di 76 anni Taranto si ferma ancora: prima nel 1944 ed oggi nel 2020 con la sospensione dei Riti della Settimana Santa. Il Secondo con­flitto mondiale fermò la tradizio­nale processione dei Misteri ed il pellegrinaggio dei “perdoni” nei vicoli cittadini; ciò avvenne anche durante la Grande Guerra, anni nei quali a Taranto i Riti furono addi­rittura vietati. Oggi a distanza di tanto tempo, il capoluogo ionico sta vivendo gli stessi bui ricordi scanditi, però, da una pandemia di interesse mondiale, nell’attesa che tutto finisca e si risolva per il meglio. Taranto ha deciso di offri­re alla propria comunità di fedeli le Sante Messe in Coena Domini e di Pasqua in forma telematica al fine di consentirne la partecipazio­ne. Cosa dire dell’intricata vicenda Ex Ilva? Tassello emergente per Taranto che da decenni è oggetto preminente nelle più ampie discus­sioni sui più illustri tavoli nazionali ed internazionali. Il nuovo corona­virus appare oggi come “un’ombra sulla fabbrica”, come un evento avverso, come una impellente ne­cessità d’ossigeno che non può più attendere. Sulla base del Dpcm che prevede la prosecuzione di “attivi­tà degli impianti a ciclo produttivo continuo” è previsto che l’ex-Ilva non si arresti apparendo però in­discutibile la tutela della salute dei lavoratori, attuando quindi ogni misura idonea al contenimento del contagio da coronavirus. In questa ottica il nuovo patto anti-virus pare fornire a 4 mila lavoratori la pos­sibilità di restare a casa fermando così solo una parte degli impianti della fabbrica. Il disagio che oggi stiamo vivendo a livello interna­zionale in seguito all’epidemia da SARS-CoV-2 deve farci riflette­re. Dobbiamo comprendere se le scelte fatte sino a questo momento sono state corrette oppure abbiamo commesso degli errori a cui abbia­mo il dovere di rimediare.

Antonio Eduardo Favale
Karen Ricchiuti

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