29 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 29 Ottobre 2020 alle 09:13:06

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Eduardo Costa, uomo di cultura e grande umanità

Eduardo Costa
Eduardo Costa

Un’altra pagina di Taranto si chiude. La scom­parsa di Eduardo Costa ci pri­va, oltre che di un amico di vecchissima data, di uomo di grande umanità e cultura, pro­fondo conoscitore di Taranto e della sua storia. Una lunghis­sima carriera, la sua, da figlio d’arte possiamo dire, alla guida dell’Ente provinciale per il tu­rismo, diventato poi Apt, prima di essere inghiottito dalle fauci della Regione Puglia, ente più dannoso che inutile. Quell’Ept che per decenni ha svolto, an­che sotto la sua direzione, un ruolo fondamentale per la pro­grammazione culturale, avendo avuto, negli anni Cinquanta, un presidente come Raffaele Cas­sano che ha lasciato una traccia indelebile nella memoria che è patrimonio comune, sempre più povero, di una città che si proietta ambiziosamente verso il futuro, almeno a livello pro­gettuale, ma scorda sempre il passato.

E nel passato ci sono le radici dei Convegni internazionali di studio sulla Magna Grecia, che restano ancora oggi il vertice culturale che la città ha saputo esprimere. Di quei convegni, che godevano la regia di un ar­cheologo del calibro di Attilio Stazio, il regista organizzativo è stato, per mezzo secolo, anche ben oltre il suo pensionamento, Eduardo che con passione in­stancabile, con pazienza cer­tosina, curava tutti i particolari perché l’organizzazione e lo svolgimento dei convegni, ai quali sono sempre stati presenti studiosi provenienti da tutto il mondo, girasse alla perfezione, senza smagliature e passi falsi. Era lui a occuparsi degli aspetti finanziari, logistici, organizza­tivi, informativi, curando anche le note per la stampa. Occupan­dosi, come dimenticarlo, anche della presenza di archeologi dell’Albania comunista, che ve­nivano al convegno accompa­gnati dagli uomini dei servizi segreti di Hoxha, per assicurar­si del loro ritorno. Ma Eduardo si è anche occupato dei proble­mi riguardanti la Fondazione Taranto Magna Grecia, che era nata dalla coincidenza di inten­ti di Attilio Stazio ed Emanuele Papalia, con grandi ambizioni, si è poi purtroppo ridimensio­nate.

Ma Eduardo ha anche gestito, per un certo tempo, fin quando sono subentrati problemi strut­turali, anche la Galleria Taras, ribattezzata poi Cassano, per ricordare il mitico presidente, che produsse mostre memo­rabili tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta. oltre che di un mare di altri progetti e ini­ziative che partivano dal “suo” Ept. Come dimenticare le sei edizioni della Biennale inter­nazionale della grafica, curata da Emanuele De Giorgio, che proprio nella Cassano avevano il punto di riferimento, e alle quali era fondamentale il soste­gno di Eduardo?

Che era prodigo di consigli e di apprezzamenti per chi svol­geva il mio lavoro, soprattutto nel settore turistico-culturale ed era sempre disponibile, (an­che con il compiano Bruno Pi­gnatelli, che ne fu presidente per vari anni), ad assecondare e collaborare con progetti cul­turali, pur nella limitatezza delle risorse a disposizione del suo Ente. Sia quando si tratta­va di organizzare convegni e mostre, come quelli dedicati a Carlo Belli, all’archeologia, alle risorse turistiche, sia nella realizzane di libri e opuscoli informativi. Ma questo che più voglio esaltare era il suo amo­re profondo per la sua città, di cui conosceva tutto e tutti. Così unire nel ricordo il fratello Er­nesto, che ci ha lasciato molti anni fa, che fu apprezzato pe­dagogista, dirigente scolastico e sindacale della Cisl-Scuola, mentre voglio unirmi al dolore del fratello gemello Vittorio, che è stato per oltre mezzo se­colo una colonna delle pagine sportive del “Corriere del gior­no” e, quindi, anche mio com­pagno di avventura.

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