25 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 25 Ottobre 2020 alle 07:30:39

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È già polemica sul “nuovo” Taranto

Calcio fermo, ma in casa rossoblù si litiga. Di nuovo

L’attuale stemma del Taranto Fc 1927
L’attuale stemma del Taranto Fc 1927

“Dove eravamo rimasti?”. La celebre frase di Enzo Tortora viene accostata a chi, dopo aver molto (ed ingiusta­mente) sofferto, prova a ricomin­ciare. Una frase che, sicuramente, accompagnerà – quando arriverà – la ripresa del calcio italiano. A Taranto, però, giochiamo d’anti­cipo, e siamo già al “dove erava­mo rimasti?”, pure se il pallone è fermo e chissà quando tornerà a rotolare. Dove eravamo rimasti, quindi? Alle polemiche, alle liti. Un evergreen nella travagliata storia del nostro football. E nep­pure l’emergenza Coronavirus riesce a cambiare certe abitudini.

Siamo allo scontro, di nuovo, tra il presidente Massimo Giove e l’aps Taras 706 a.C.; proprio come ‘nel mondo di prima’, quello pre-Covid.

A dare fuoco alle polveri, una nota della società in cui si prova a ipotizzare come potrà essere il futuro: «La F.C. Taranto 1927 Srl, con riferimento alla stagione sportiva 2020/21, sta attuando un programma che prevede, tra le al­tre, il potenziamento ed il rinno­vamento della propria struttura. Per quanto attiene il settore della comunicazione e dell’immagine mediatica, comunichiamo che dal prossimo mese di giugno entrerà in funzione un nuova pagina in­ternet ufficiale, con una grafica to­talmente rinnovata. Informiamo al proposito che è stata oscurata quella in funzione sino ad alcuni giorni orsono. Ci scusiamo delle eventuali carenze che in questo lasso di tempo fossero riscontrate dai nostri tifosi, dagli appassiona­ti tutti e dai media che seguono il nostro club. In quella che sarà la nuova pagina ufficiale della F.C. Taranto 1927 Srl sarà creato un corner per poter acquistare, on line, l’abbigliamento, sportivo e non, riconducibile al brand della nostra società».

Ma è in coda al comunicato la notizia destinata, inevitabilmen­te, a far discutere: «Il progetto prevede altresì la realizzazione e registrazione di un nuovo mar­chio di proprietà che andrà a so­stituire quello attuale». Un nuovo stemma, quindi, o logo, o brand, come dicono quelli che parlano bene. Per sostituire quello attua­le (oggettivamente molto bello), di proprietà dell’aps Taras. Che, qualche ora dopo, ha fatto sentire la propria voce, senza risparmia­re critiche all’attuale presidente. «Il logo del Taranto non si tocca. Prendendo atto del comunicato diffuso dal club rossoblù, l’asso­ciazione Taras 706 a. C. invita il presidente Massimo Giove a rece­dere dall’intento di far realizzare un nuovo marchio in sostituzio­ne di quello corrente. Il logo che oggi compare sulle maglie e sulle bandiere del Taranto è stato scelto dai tifosi tarantini attraverso una consultazione pubblica lanciata nel 2018. Registrato dalla Taras l’anno successivo, lo stemma è poi stato concesso gratuitamente al Taranto Fc, che ne ha tratto e ne trae giovamento economico in maniera esclusiva. La sua immoti­vata sostituzione non potrebbe del resto avvenire senza il consenso decisivo del socio Taras in virtù del diritto particolare presente nello statuto del Taranto. Sorpren­de che il primo, timido segnale di programmazione del futuro da parte di Massimo Giove coincida con una sfida (l’ennesima) lancia­ta ai tifosi rossoblù. Il presidente del Taranto, arroccato su posizio­ni impopolari e autolesioniste, continua a percorrere una strada senza uscita, confermando scarsa sensibilità nei confronti dei tifosi e dei simboli condivisi intorno a cui si costruiscono le storie, i va­lori e le identità che rendono uni­co il calcio. Il Taranto è rinato nel 2012 per essere di tutti, in primis dei suoi tifosi appassionati. Nes­suno può decidere, un giorno, di riscriverne la storia a suo piacere. Per tutto questo, il logo del Taran­to non si tocca».

Ad intervenire in tackle anche il Coordinamento Tifosi Taranti­ni Fuorisede “Danilo Fato”, con un post su fb in cui stigmatizza l’«harakiri da parte di questa so­cietà» e si bolla l’intenzione di cambiare il logo come «una de­cisione scellerata ed impopolare che dà continuità ad una serie di sciagure sportive oramai croni­cizzate».

Il Coordinamento, comunque, non fa sconti e mette in evidenza i «cambi continui» di presidenti, allenatori (più di 40 negli ultimi 20 anni), calciatori (più di 400 negli 20 ultimi anni), i «pochis­simi talenti usciti dal nostro vi­vaio, praticamente nulla rispetto a Lecce e Bari, mica rispetto a Juve ed Atalanta» ma anche la «mancanza di un leader indiscus­so (in campo) tipo Romanzini, Monza o Lopez. Cioè gente che sia di esempio per tutti, in campo e fuori. E che faccia paura, sporti­vamente, agli avversari. Ricordia­mo solo mezzi leader o bravissimi gregari». Ancora, si legge di una «tifoseria sfilacciata che non co­munica al suo interno e senza un centro coordinamento che abbia una linea comune almeno sulle grandi tematiche», oltre alla «to­tale assenza delle istituzioni» ed i «continui attriti tra giornalisti». Insomma, «se la Taranto calcisti­ca, da decenni, non è appetibile da grossi imprenditori, forse dob­biamo tenere conto di tutti questi dati, nessuno escluso».

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