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“Il lato positivo – Silver linings playbook”

I film di successo visti sul piccolo schermo al tempo del Coronavirus

Il film “Il lato positivo - Silver linings playbook” di David O. Russell
Il film “Il lato positivo - Silver linings playbook” di David O. Russell

Il premio Oscar Paolo Sorrentino, dopo l’accla­mata serie The New Pope, sta lavorando a Mob Girl, un pro­getto sulla mafia newyorkese e la protagonista avrà il volto della giovane attrice statunitense Jen­nifer Lawrence.

La Lawrence è diventata famosa tra i giovani per aver recitato in alcune saghe cinematografiche di grande successo, come la saga di X-men e Hunger Games, ma si è distinta anche in ruoli dram­matici: nel 2008 si è fatta notare grazie alla sua interpretazione in The burning plan – Il confine della solitudine che le farà otte­nere il Premio Marcello Mastro­ianni alla 65° Mostra del Cinema di Venezia, e nel 2013 diventa la seconda attrice più giovane ad aver vinto il premio Oscar con il film Il lato positivo – Silver li­nings playbook.

Il film è tratto dal romanzo del 2008 di Matthew Quick The silver linings playbook ed è stato portato quattro anni dopo sul grande schermo da David O. Russell. Il protagonista Pat (Bradley Cooper) è appena usci­to da un istituto psichiatrico, sof­fre del disturbo bipolare e la fine del suo matrimonio con Nikki l’ha portato a una profonda cri­si. Dopo essere tornato a vivere a casa dei genitori (Robert De Niro e Jacki Weaver) Pat cer­ca di riprendere in mano la sua vita e durante una cena a casa di amici incontra Tiffany (Jennifer Lawrence), una giovane vedova problematica che si offre di aiu­tarlo a riconquistare Nikki ma in cambio gli chiede di partecipare con lei a una gara di ballo.

Il cast è stellare e vanta grandi nomi come Bradley Cooper (che nel 2018 ha esordito alla regia dirigendo il premiato A star is born, remake di È nata una stella del 1937), Robert De Niro (che come la Lawrence e Cooper col­laborerà nuovamente con Rus­sell in American Hustle – L’ap­parenza inganna del 2013 e Joy del 2015), Jacki Weaver (Picnic ad Hanging Rock, Magic in the moonlight), e Julia Stiles (che ha recitato nella fortunata saga ci­nematografica Bourne con Matt Damon).

Oltre all’Oscar come miglior at­trice protagonista la Lawrence si è guadagnata numerosi altri premi grazie al personaggio di Tiffany ma sono notevoli le pro­ve attoriali dell’intero cast prin­cipale. Tra il film di Russell e il romanzo ci sono molte differen­ze, alcune di queste sulla malat­tia di Pat e sui risvolti che questa ha sui suoi familiari: nel libro la durata del ricovero di Pat nell’i­stituto psichiatrico dura molto di più di qualche mese e il rappor­to tra il protagonista e il padre è piuttosto complicato.

In questo modo i problemi psico­logici di Pat sembrano avere con­seguenze minori sulla sua vita e sui suoi sforzi di tornare alla normalità ma, nonostante queste modifiche, i pensieri ossessivi e le “stranezze” del protagonista vengono comunque portati con efficacia sul grande schermo. Anche se non è perfettamente fedele al romanzo di Matthew Quick, il film di Russell riesce a rappresentare con grande rea­lismo (ma anche con leggerezza e ironia) la malattia mentale e l’incontro fra due solitudini che grazie a questo avvicinamento riescono a curare l’una le ferite dell’altra.

 

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