Attualità News

Il tabù di chi non vuole più tornare alla “normalità”

Il presidente dell’Ordine regionale degli psicologi: «Non è facile uscire dalla propria comfort zone»

Vincenzo Gesualdo
Vincenzo Gesualdo

Se il ritorno alle at­tività quotidiane, con l’interruzione dello smart working o il ritorno sul luogo di lavoro, rappresenta una data attesa con entusiasmo da molti, per tanti altri rap-presenta un passaggio molto stressante a livello emotivo.

Sono numerose infatti le persone che hanno trovato la propria zona di comfort in casa o ad aver risco­perto il piacere di trascorrere le giornate al ritmo dilatato degli im­pegni frenetici di due mesi fa.

Darsi una nuova routine dedican­dosi alle proprie passioni, trovar­ne di nuove e coltivare hobby da sempre rimandati, vivere la propria casa senza la solita confusione, go­dere della preparazione di pranzi e cene senza fretta, iniziare ad amare i gesti quotidiani.

“Uscire da una condizione di pro­tezione, da una sensazione di sicu­rezza e positività che è sotto il no­stro diretto controllo e affrontare una realtà completamente diversa fuori e dentro casa può causare un notevole stress, oltre a spaventare moltissimo e frenare le normali attività di socializzazione” affer­ma il presidente dell’Ordine de­gli Psicologi della regione Puglia Vincenzo Gesualdo. Sono tante le persone che hanno quasi paura di uscire e riaffrontare la quotidiani­tà conosciuta prima del Covid, e la maggior parte non ne parla con nessuno per non infrangere il muro solido dell’agognato ritorno alla normalità.

Fino ad oggi ci siamo confrontati con le emozioni scaturite dall’iso­lamento ma a breve dovremo capi­re come gestire la convivenza con l’epidemia. Abbiamo fatto espe­rienza della noia, del vuoto e di si­tuazioni casalinghe alle quali non eravamo più abituati, ma abbiamo al tempo stesso sfiorato una sensa­zione di sicurezza.

Tra qualche giorno le sensazioni potrebbero essere diverse, oltre alla paura per la nostra incolumi­tà, potremmo ritrovarci a ri-vedere nell’altro una minaccia alla nostra incolumità.

“Se abbiamo imparato a gestire il nostro tempo e le nostre emozioni in quarantena, dobbiamo anche imparare a portare con noi queste conoscenze appena acquisite, e a chiedere aiuto qualora la quotidia­nità iniziasse a diventare insoppor­tabile” continua Gesualdo.

Mancando segnali evidenti di pe­ricolo, la difficoltà maggiore che incontreremo sarà quella di mante­nere uno stato di tensione emotivo alto durante le nostre giornate. Dal prestare attenzione all’incontro con l’altro, al ritorno alle abitudini lavo­rative, saremo immersi in un con­testo nuovo col quale dover fare i conti. Un contesto non solo sociale ma anche psico-somatico differen­te. In queste settimane in tanti han­no avuto modo di fare esperienza personale di stati d’ansia, disturbi del sonno, sospetti di personalità paranoide. Sono situazioni cliniche alle quali si va incontro durante i periodi di maggiore esposizione ad angoscia o squilibri emotivi.

“Sarà fondamentale sforzarsi nel centrare la nostra capacità di rico­noscere il malessere ed imparare a chiedere aiuto nei tempi opportu­ni, senza abbandonarsi al disagio. Il supporto psicologico potrà dare risposte adeguate” conclude Ge­sualdo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche